Cookie Policy

Il capitale teatrale. “In ogni caso nessun rimorso” dei Borgobonó

by • 30 Ottobre 2016 • QuartaPareteComments (0)2200

locandina-spettacoliImmaginate un teatro civile che sparga idee, ma senza volantinaggio; un teatro “impegnato” che non lasci corrucciati, ma appassionati e stupiti; immaginate un teatro che affronti la Storia attraverso sbronze e memorie, scioperi e sparatorie; immaginate infine uno spettacolo che tocchi nel vivo il cuore dei diritti civili senza impugnare codici e statuti, ma offrendo storie e volti di uomini e di donne come noi. In un teatro di questo tipo entra lo spettatore di “In ogni caso nessun rimorso” creato, prodotto e interpretato dalla compagnia Borgobonó, andato in scena il 22 ottobre nella tensostruttura di Finale Emilia. Lo spettacolo, ispirato all’omonimo romanzo di Pino Cacucci, è inserito all’interno della rassegna TiPì, stagione di Teatro Partecipato, ideata da Bassa Manovalanza, il gruppo teatrale che, grazie al sostegno di Regione Emilia-Romagna, Ater, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e di quattro Comuni (Finale Emilia, Medolla, Mirandola e San Felice) garantisce l’esistenza della rassegna e l’ingresso libero a tutti gli eventi, oltre che laboratori teatrali gratuiti per ogni fascia di età.

Il romanzo di Cacucci, con dovizia di dettagli e una visione d’insieme sempre lucida, tesse la complessa ragnatela dei destini di un gruppo di anarchici tra Otto e Novecento, intenti a rivendicare ognuno un proprio diritto (al lavoro, all’amore, alla vita): una ragnatela fragile, travolta ben presto dal peso delle singole scelte individuali  e delle rivoluzioni collettive. L’ambizione dello spettacolo è di non arretrare di fronte alla complessità del romanzo, senza rinunciare al complesso intreccio, all’ampio numero di personaggi e all’ambientazione storica; grazie a una macchina scenica ingegnosamente povera e scarna, l’opera narrativa rivive in una traduzione libera ma coerente che rispetta da un lato l’affabulazione narrativa, dall’altro la restituzione di ogni minimo particolare (dai rumori dei campi in lontananza ai primi piani sui personaggi, dai calci dell’agonia al caracollare di una macchina che s’inceppa). L’operazione risulta possibile grazie a una sapienza drammaturgica collettiva che rende i tre attori (Mauro Pasqualini, anche regista / occhio esterno, Elisa Proietti, Andrea Sorrentino) gli strumenti di un’azione scenica totale, dove il personaggio s’integra alla scenografia, l’attore si confonde con le assi del palco, la prima persona cede il posto al narratore. Il tutto amplificato e variato dalle suggestioni di Adele Pardi, compositrice, voce e violoncello: una cantante-orchestra che dal margine del palco sostiene e suggerisce il dettato degli attori e il movimento scenico, curato da Annalisa Cima.

Le oltre due ore di spettacolo scorrono, come le pagine di un libro, con fluidità e  naturalezza, grazie alla fatica e al sudore di attori-atleti impegnati in continui cambi di ruolo: ora intellettuali, ora operai, giornalisti o banditi, padri di famiglia o prostitute, animali o servi di scena. L’incessante metamorfosi degli interpreti diventa il binario su cui far viaggiare insieme le storie particolari con la Storia, senza sacrificare gli odori irrepetibili di quelle né l’inarrestabile consequenzialità di questa, evitando di schiantarsi contro lo scoglio del dramma in costume o d’incagliarsi nella rischiosa palude del documento ideologico. In questo modo, la vita appassionata e contraddittoria di un anarchico dell’Ottocento diventa monito civile allo spettatore del 2016, senza nessuna operazione di indottrinamento, lasciandoci consapevoli di essere noi a dover scegliere, ognuno a suo modo, tra le molte forme di libertà che ci vengono offerte.

Questa facilità e felicità di risultato creano nello spettatore una sensazione di unicità (il destino che ho toccato stasera nessun altro potrà mai più raccontarmelo) insieme alla consapevolezza che molte altre storie possano essere raccontate attraverso la macchina scenica ingegnosamente povera di un teatro come quello proposto dai Borgobonó: una macchina mossa dal lavoro umano e che restituisce a ogni pagina scritta quello che manca alla carta e all’inchiostro, attraverso il corpo e la voce, gli inalienabili mezzi di creazione del capitale umano teatrale.

 

Stefano Serri

 

https://stagionetipi.wordpress.com

www.borgobono.com

 

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy