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Il Giardino Dei Ciliegi

CHE COS’È LA CASA? IL GIARDINO DEI CILIEGI ALLE PASSIONI DI MODENA

by • 18 Ottobre 2018 • evidenza, news, QuartaPareteComments (0)267

IL GIARDINO DEI CILIEGI- TRENT’ANNI DI FELICITÀ IN COMODATO D’USO DI ERT ALLE PASSIONI DI MODENA

Il Giardino dei ciliegi di Anton Pavlovič Čechov è rappresentato continuamente: in tutto il mondo, in tutte le lingue, in tutte le salse. È un testo fondamentale del teatro occidentale, del dramma borghese, simbolo di evoluzione, modernità, progresso.

Ma agli attori recitanti nel Teatro della Passioni di Modena in questi giorni, ciò non basta: qui, “Il giardino dei ciliegi” diventa un simbolo, un emblema dell’usuale, del familiare che scivola via.

All’asta per debiti, all’interno di un freddo meccanismo di saldi e crediti che non lascia spazio all’umanità, il testo čecoviano è utilizzato come exemplum dello sgombero (o, meglio, della “deportazione”) coatto, in nome di un ubi maior che ha il sapore solo della carta da firmare.

La produzione ERT, ideata e scritta da Kepler – 452, vede gli attori Paola Aiello, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi in scena fin dall’inizio: sorridono al pubblico, con un clima già presago di quella meta teatralità che rappresenterà il vero fil rouge di questa pièce.

Con alle spalle scatoloni di ogni genere e dimensione, lampadari da salotto e abat-jour accese, seduti su un divano ricoperto da un telo bianco pre-trasloco, gli interpreti ci comunicano subito il contesto di riferimento: la precarietà della transizione coatta.

Subito si svela la colonna portante e fattuale dello spettacolo: lo sgombero, nel 2015, dell’immobile di Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi, che hanno vissuto trent’anni in una casa colonica concessa in comodato d’uso dal Comune di Bologna, in quanto fondatori di un’associazione che si occupa di animali. Una casa che ora serve a Bologna, al fine di completare la creazione di FICO, proprio quel mercato paradossalmente “contadino” appartenente al colosso Eataly.

“Il giardino dei ciliegi” dell’ERT è, dunque, prima di tutto, frutto di un incontro a tre: la borghesia di Čechov, gli interpreti di Kepler-452 e i due –umanissimi– coniugi Bianchi, anche loro in scena.

E allora, si gioca… al teatro: si assegnano le parti, si legge il copione, ci si cambia d’abito.

Ma, soprattutto, ci si dimentica di essere in un dramma: gradualmente, lo spettacolo abbandona l’Ottocento russo ed entra nella contemporaneità italiana di un nido caldo, dove la pasta è sempre cotta e abbondante, anche se non avevi avvertito del tuo arrivo. Dove, come sull’arca di un novello Noè, nessun animale (dalle volpi del deserto ai furetti) può mancare all’appello. Dove l’inclusione non si predica, ma si accarezza.

La “stanza dei bambini” del primo atto diventa condominio per sfrattati, il divano dal telo bianco si trasforma in seduta di consolazione per chi ha subito un’ingiusta diaspora: il pubblico rivive con gli attori infinite corse a perdifiato fra campi di girasoli, vendemmie rumorose e clandestine, interviste paradossali con pennuti più umani degli aziendalisti.

“Il giardino dei ciliegi” è passaggio per piangere e fare silenzio insieme, fra monologhi interattivi dall’esatta cesellatura, che nascondono una generosa tecnica di partenza.

Ci si perde, quasi, fra le scene. Ma non importa: si ha voglia, alla fine, di tornare laddove non si può essere cacciati.

Dove si può riposare tranquilli.

Senza badare se, in fondo, quelle ciliegie matureranno per tempo.

Perché il tempo – delle scuse, degli insulti, dei pianti– è, alla fine, già passato.

 

Clizia Riva

 

 

ideazione e drammaturgia Kepler – 452 (Aiello, Baraldi, Borghesi)

regia Nicola Borghesi

con Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi

regista assistente  Enrico Baraldi

assistente alla regia Michela Buscema

luci Vincent Longuemare

suoni Alberto “Bebo” Guidetti

scene e costumi Letizia Calori

video Chiara Caliò

produzione EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

Si ringraziano per l’ospitalità e la disponibilità ATER Circuito Multidisciplinare, Teatro Comunale Laura Betti e Teatro dell’Argine

foto di Luca Del Pia

 

 

 

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