Cookie Policy

Il Verdetto – di Richard Eyre (2017)

by • 18 Ottobre 2018 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)214

Giudice dell’Alta Corte britannica, Fiona Maye è specializzata in diritto di famiglia. Diligente e persuasa di fare sempre la cosa giusta, in tribunale come nella vita, deve decidere del destino di Adam Henry, un diciassettenne testimone di Geova che rifiuta la trasfusione. Affetto da leucemia, Adam ha deciso in accordo con i genitori e la sua religione di osservare la volontà di Dio ma Fiona non ci sta. Indecisa tra il rispetto delle sue convinzioni religiose e l’obbligo di accettare il trattamento medico che potrebbe salvargli la vita, decide di incontrarlo in ospedale. Il loro incontro capovolgerà il corso delle cose e condurrà Fiona dove nemmeno lei si aspettava. Tratto dal romanzo di Ian McEwan La Ballata di Adam Henry (Einaudi), qui anche sceneggiatore.

Il divino distacco e la diabolica perspicacia, incarnati dal giudice Maye, nel corso di una carriera dedicata alla composizione di dissidi sanguinosi spesso giocati nella carne di chi un tempo si è amato, indugiano alquanto languidamente persi in vaghe fantasticherie al pianoforte, quando il marito prende commiato, senza pretender nulla da una coscienza già calcata dagli albori della vecchiaia. Muta dalla vergogna a chiedergli il nome dell’amante, pronuncia il termine cliché, la stessa vita che si dondola nella culla oceanica della nascita e della morte, nel flusso e riflusso, una corrente che scorre per il mondo e danza in ritmici metri, per sempre.

Prendendo ad esempio Adriano, che scrisse Memorie al caro Marco, sfogandosi dapprima nell’esposizione dei progressi del suo male, cogliendo poi l’occasione per narrargli la vita passata scevra di preconcetti e del decoro tipico della volgare società romana, l’occhio del medico non vede in Adam che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. Il suo fedele compagno, il corpo, non è che un subdolo mostro che ne divorerà il padrone, nel guscio della convinzione che non possa esistervi rimedio ad alleviarne la dipartita.

Il più evidente difetto dell’adattamento risiede nella disinvoltura attraverso la quale sono sistematicamente trascurate le vicende concernenti il fronte dell’amore, poiché la figura del consorte si rivela una macchietta involontariamente comica e infantile, e il conflitto sui principi religiosi e la loro malleabilità innanzi al presente, in quanto alla mercé di una storia che va accumulandosi per poi risolversi frettolosamente nell’ultima mezz’ora di una pellicola dalla china quasi per natura sdrucciolevole. Citando il poeta Tagore, fatta la commissione, se ne ritornerà lasciando un’ombra sul mio mattino. Semplicistico, superficiale, è un film cliché.

 

Nota

Il titolo inglese si riferisce al Children Act, una legge del 1989 con cui il Parlamento inglese definì le funzioni attribuite agli enti locali, ai tribunali, ai genitori e alle agenzie del Regno Unito, al fine di garantire e promuovere il benessere del minore.

.

.

Luigi Ligato

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy