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Compagni d’appartamento – Sylvain Runberg e Christopher (2011)

by • 5 Ottobre 2015 • ConcretaBook, evidenza, newsComments (1)1153

 

 

compagni d'appartamento 1Chiunque abbia avuto l’opportunità di frequentare un’università da fuori sede non può che conservare numerosi ricordi di quel periodo e di quella condizione: da un lato ci si ritrova (per molti per la prima volta) con autonomia e libertà fino a pochi anni prima solamente immaginate, mentre dall’altro (probabilmente sempre per la prima volta) si iniziano a saggiare le delizie talvolta amare della convivenza.

Tutti questi aspetti, resi ancor più incisivi dalla nostalgia di chi quegli anni li ha vissuti o dal desiderio di chi li sta aspettando con trepidazione, sono stati teatro di innumerevoli libri, film, fumetti… Se vogliamo è un periodo della vita più facile da raccontare di altri, o forse più facile da raccontare efficacemente, perché lascia spazio sia all’introspezione che alla superficialità, sia al dramma che alla risata. Tuttavia al contempo è un periodo che narrativamente rischia di cadere sempre negli stessi cliché: le feste alcoliche, i primi amori e le prime delusioni, le prime importanti sfide lavorative…

compagni d'appartamento 2Compagni d’appartamento, fumetto del 2011 di Sylvain Runberg e Christopher, sposta l’attenzione giusto qualche anno dopo, in quel periodo di transizione tra la vita universitaria e quella lavorativa, ma purtroppo non manca di incappare sempre in quegli stessi cliché. Non che ci sia niente di male, in linea di principio, tuttavia anche se il lettore non può che riconoscersi in questo o quell’evento (che quasi sicuramente ha vissuto in prima persona) al contempo non si può negare un certo senso di fastidio. La descrizione di Runberg di quegli anni in cui succedono mille cose e si vivono mille (dis)avventure appare quantomeno parziale, raccontando per luoghi comuni e riuscendo raramente a cogliere l’anima del discorso.

compagni d'appartamento 3La storia parla di tre amici di vecchia data, Jean-Michelle, Toine e Julien, coinquilini dai tempi dell’università. Il quarto coinquilino, David, decide di andare a convivere con la ragazza lasciando i tre eroi scoperti e costretti a cercare un sostituto. Conosceranno così Max, studente incredibilmente svogliato, smodatamente festaiolo e tutto sommato parecchio meschino, la cui esuberanza entrerà di prepotenza nelle loro vite.

Già dalla caratterizzazione dei personaggi, che si riduce a poco più del topos dello studente incapace di autoregolarsi e del ragazzino che si crede cresciuto d’un colpo, si nota una certa superficialità di fondo. Superficialità che si trasmette poi nelle situazioni che i quattro ragazzi si trovano a dover affrontare. Per carità, non accade loro nulla che non sia più che credibile, ma personalmente dall’inizio del volume non sono riuscito a mettere a tacere quella vocina che mi ripeteva quanto tutto questo quadro fosse riduttivo, impreciso.

compagni d'appartamento 4Nella bandinella dove sono riportate le biografie degli autori si dà gran enfasi all’eclettismo di Sylvain Runberg. Ed in effetti le sue produzioni oscillano tra lo spaccato di vita, come in Compagni d’appartamento, la fantascienza di Orbiter e il fantasy di Hammerfall e Konungar (attualmente in corso di pubblicazione per Panini Comics). Ci si chiede come sia possibile saltare efficacemente tra stili e tematiche così differenti e, a giudicare da questa graphic novel, si potrebbe dire che farlo (e soprattutto farlo bene) è molto difficile.

compagni d'appartamento 5Anche sul lato estetico Compagni d’appartamento non brilla di luce propria. Per quanto i disegni di Christopher facciano il loro lavoro a dovere, proponendo tavole piene di immagini ed una regia che non stanca, in particolar modo nella rappresentazione dei personaggi non riescono a convincere del tutto. A partire dal character design, anche visivamente piuttosto superficiale, fino al tratto davvero tanto (forse troppo) carnoso, qualcosa non funziona.

Ottime invece sono la colorazione, con tinte piatte e colori d’impatto, e la costruzione della tavola che mostra una griglia mutevole e mai uguale a sé stessa, ben capace di accompagnare il ritmo della narrazione.

In conclusione, ammetto d’esser rimasto deluso da Compagni d’appartamento. Sono 158 pagine che danno l’impressione d’esser molto superficiali, ancorate a stereotipi e sentimenti facili che non mi sarei aspettato di trovare e ad un intreccio talvolta forzato, entrambe cose che minano l’incisività e la credibilità del volume. Ho deciso di recensirlo ugualmente perché anche letture poco convincenti possono capitare, e non è che ogni fumetto che mi passi per le mani sia un capolavoro.

Andrà meglio la prossima volta.

 

Matteo Gaspari

 

 

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