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Cosa sta succedendo con la Francia?

by • 9 Febbraio 2019 • ConcretaWorld, Editoriali, evidenza, newsComments (0)86

 

Dopo il susseguirsi di notizie, vi starete giustamente chiedendo cosa stia succedendo con la Francia. E forse non è l’unica domanda, quindi ecco un po’ di risposte messe assieme per leggere meglio quello che accade in questi giorni.

Il fatto storico che ha segnato questa settimana è stato il ritiro dell’ambasciatore francese in Italia su “ordine” dell’Eliseo, quindi del presidente Macron. A questo punto il primo chiarimento: cosa vuol dire ritirare l’ambasciatore?

Intervistato da praticamente tutti i quotidiani, Antonio Villafranca dell’ISPI ha detto che il ritiro dell’ambasciatore è “il passo immediatamente precedente la rottura delle relazioni diplomatiche” e quindi una misura estrema e grave. Oggi, nell’epoca della comunicazione via social, il ritiro di un ambasciatore può sembrare solo una cosa formale, ma la diplomazia è fatta sopratutto di formalità. E questo forse non tutte le parti dell’attuale governo lo capiscono.

Ritirare l’ambasciatore, in epoca poco più antica, significa chiudere le linee di dialogo tramite intermediari, lasciando aperto solo il canale diretto fra capi di stato. Significa richiamare quella che in teoria dovrebbe essere l’ultima persona connazionale a lasciare il paese, visto il suo ruolo di dialogo e di tutela dei risiedenti all’estero. Una misura formale, ma significativa.

In molti hanno citato come l’ultima volta che avvenne questo fatto, l’Italia aveva recapitato a Parigi la dichiarazione di guerra ed era il 1940. Ora, è evidente che il paragone è inappropriato, dal momento che non stiamo certo schierando le divisioni sulle Alpi! Per avere un termine migliore e più moderno, considerate che l’Italia ha richiamato i propri ambasciatori per i casi di Giulio Regeni e per quello dei due marò in India, cioè quando c’era di mezzo un omicidio di connazionale o l’incolumità diretta di nostre forze armate. Non si richiama l’ambasciatore per nulla.

E allora cosa è successo?

Apriamo il librone degli incidenti diplomatici che hanno segnato in questi anni il rapporto con i nostri cugini. Tutto parte dai pessimi rapporti che ci sono sempre stati fra Macron e la Lega di Salvini, alleata politica ed economica di Le Pen e del Front National. Per anni si sono susseguiti battibecchi aventi tema l’immigrazione e gli intricati rapporti economici fra aziende francesi ed italiane. Sul secondo punto torneremo alla fine, restiamo sul primo. Da anni Macron critica l’approccio di Salvini all’emergenza sbarchi, ricevendo risposte a tono sulla mancata solidarietà francese. Grossi casi ci furono a Bardonecchia e sul confine, fra controlli e respingimenti delle forze francesi.

C’è stata anche occasione di battibecchi per caso Battisti, dal momento che il terrorista era stato protetto per anni in Francia. Ma fintanto che Salvini restava un politico come gli altri, le sue parole restavano giustamente tali. Ora, da vicepremier e Ministro degli Interni, la Francia ha pesato maggiormente le sue dichiarazioni.

La miccia, tuttavia, l’ha probabilmente innescata il Cinque Stelle, con due ammirabili mosse diplomatiche per cui è in realtà maggiormente responsabile Alessandro Di Battista, ma che hanno avuto effetto perchè sostenute dall’altro vicepremier, Luigi Di Maio.

Il primo incidente è stato lo scontro sul “franco CFA“.

Alessandro Di Battista, tornato dal suo mistico viaggio in Sud America, ha deciso di riprendersi un ruolo politico e per questo è tornato sul piccolo schermo. Domenica 20 gennaio, a Che Tempo Che Fa, Di Battista ha tirato fuori la ormai famosa storia del Franco CFA: in breve, il Franco CFA è una seconda moneta che molti paesi africani ex-colonie francesi mantengono e che, secondo il guru pentastellato, la Francia userebbe per controllare e opprimere i paesi africani. E che peraltro provocherebbe la migrazione verso l’Europa, visto che porta povertà! Questa storia è un’immensa panzana, e potete leggere qualche informazione qui o qui per approfondire la questione su cui non ci dilunghiamo.

Ma Di Maio ha poi rilanciato la vicenda e la Francia ha deciso di convocare l’ambasciatore italiano a Parigi a colloquio. Tradotto, la Francia ci aveva ammonito in modo evidente, certe dichiarazioni e sopratutto allusioni avevano passato il segno dal momento che provenivano da un partito di governo.

Ma incurante di questo, ecco il casus belli scoppiare questa settimana.

Nonostante la situazione economica e internazionale non certo rosea, il vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha ritenuto opportuno impiegare il suo tempo per andare in Francia (accompagnato dal fedele Di Battista) ad incontrare il “leader” dei gilet gialli che da mesi ormai sono protagonisti di grandi proteste contro Macron e hanno messo a ferro e fuoco la capitale transalpina. Al di là del fatto che molti esponenti del movimento dei “gilet” hanno detto che Chalenchon (l’uomo incontrato dal duo 5 Stelle) non è per nulla il leader del movimento, e che quindi il nostro vicepremier se ne è andato a caso in Francia ad incontrare un privato cittadino, questa cosa alla Francia non è piaciuta.

E giustamente! Già dopo l’appoggio di Di Maio al movimento di protesta, Macron si era risentito, ora immaginate quello che è successo ma trasposto: un giorno della settimana il vice di Macron prende un treno, arriva in Italia e, senza nemmeno considerare i padroni di casa come Mattarella, Conte o il duo Salvini-Di Maio, tiene un incontro con un movimento di estrema sinistra che da mesi parla di creare un colpo di stato. E mette tutto in rete per vantarsene.

Nessun italiano la prenderebbe bene, credo.

Da qui poi il ritiro dell’ambasciatore Masset e la conseguente risposta ancora più inadeguata da parte di Roma. Accortisi del gigantesco inciampo e di averla “fatta grossa“, i leader politici che da anni fanno la voce grossa, hanno minimizzato l’accaduto. Il premier Conte ha detto che nulla cambia negli storici rapporti fra i due paesi ma poi di fatto, nonostante sia il Capo del Governo, non ha avviato nessun dialogo. Di Maio è incappato in un’altra gaffe, definendo la democrazia francese “millenaria“. Salvini, finora rimasto fuori dai riflettori, ha annunciato di voler “convocare” il Ministro degli Interni francese per risolvere la situazione.

Il Ministro Castaner ha però risposto che non si fa convocare da nessuno. Non certo un’apertura al dialogo.

Arriviamo quindi all’ultima domanda: e quindi adesso?

Adesso è difficile, perchè la Francia è pesantemente offesa e la risposta del governo italiano è stata pessima. Ma ancora, non facciamo voli pindarici, non stiamo parlando di una crisi internazionale. I due paesi sono membri fondatori dell’UE (e non è la prima volta che incidenti così accadono fra membri) e sono grandi partner economici. Nessuno vuole un’escalation, nè tanto meno una guerra. Semplicemente ora la Francia ce la farà pagare.

E nel vero senso della parola, cioè economicamente! In un momento di flessione economica comune, Parigi vorrà contrattare la “pace” in cambio di concessioni politiche e danarose, consapevole di essere in una posizione di vantaggio diplomatico che difficilmente ricapiterà e con un presidente in calo di consensi che ha un disperato bisogno di ricompattare la nazione. Macron se si siederà ad un tavolo, si rialzerà solo con qualcosa di concreto in mano, a suo vantaggio.

Al di là di come la si pensi e di cosa si sostenga, è difficile non vedere come il governo abbia fatto un bello sbaglio di cui pagheremo le conseguenze, un regalo ad un paese confinante da sempre in rapporto di cooperazione e concorrenza, con cui più che la confusione servirebbe la chiarezza. Questa crisi è semplicemente politica, molto più simile ai bisticci fra imperi di inizio Novecento che al pre-guerra a cui noiosamente bisogna sempre strizzare l’occhio se si parla di Lega o 5 Stelle.

Questa crisi si risolverà, ma il prezzo, al di là di grandi sconvolgimenti, lo pagheremo tutto noi e sarà interessante vedere come reagirà la comunicazione dei partiti sovranisti, ammesso che vogliano mettere da parte l’orgoglio e chiedere scusa. Che non è scontato.

 

 

Andrea Stanzani

 

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