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Culture – Migos

by • 8 settembre 2017 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)294

migos - culture 1“Chi è Migos?” la prima volta che mi è capitato di vedere questo nome tra gli artisti mi sono incuriosito. Ma è bastato poco per rendermi conto che in realtà la mia domanda era sbagliata o posta male. Infatti dovrebbe essere: “Chi sono i Migos?”, perché si tratta in realtà di un trio: Quavo, Takeoff e Offset. Si tratta di un gruppo emergente nel mondo della hip-hop/rap music, sempre più orientata ormai verso il Trap. I Migos, tra di loro legati da parentela, sono stati dei precursori di questo nuovo genere e in molti affermano che siano proprio loro gli inventori della ormai celeberrima “Dab dance”. In Italia il primo a portare questo ballo fu Paul Pogba, che durante le esultanze si divertiva negli inusuali balletti spesso accompagnato dall’allora compagno di merende Paulo Dybala.

Subito poco notato, il fenomeno è poi esploso in modo virale, coinvolgendo sportivi e VIP in ogni campo. Quello che più rileva non è tanto la bellezza o meno di questi gesti, ma il vero e proprio stile (musicale e non) che è stato promosso dal trio di Atlanta. Sono infatti moltissimi i nuovi rapper che hanno cambiato o stanno cambiando il loro genere musicale, anche influenzati dal suddetto tormentone. Direttamente o indirettamente “Look at my Dab” è stato un pezzo azzeccatissimo, non tanto per la canzone in sé, ma per ciò che ha significato per la corrente del Trap in generale.

Ma veniamo ora all’album, Culture, uno dei primi firmato dai Migos, secondo solo a “Young Rich Nation” del 2015, dove già si intravedevano importanti segnali di novità, sebbene il successo e l’apprezzamento del pubblico erano ancora embrionali. L’uscita di “Culture” viene preceduta da diversi singoli, sicuramente il più fenomenale è “Bad and Boujee”, che appare a fine 2016. Questo pezzo segna una svolta per Quavo e compagni e fa capire quanto sarà interessante il nuovo disco.

Il video è apparentemente molto semplice nella sua realizzazione, ma l’attenzione va posta sui particolari. Prima di tutto il contrasto tra le location, povere, spoglie, vintage, trascurate e il lusso dei vestiti e degli accessori: si potrebbe riassumere il tutto nell’immagine della bottiglia placcata in oro bevuta all’interno di un fast food trasandato. Questo fatto mette in mostra uno dei concetti chiave dello stile-Migos: la voglia di apparire, non importa come, ma di essere al centro dell’attenzione per fare qualcosa di ironicamente divertente. Il giudizio complessivo può variare molto, dal disprezzo fino alla condivisione, ma non è questo ciò che conta. La cosa importante è fare audience, sponsorizzare, farsi vedere, e in questo i Migos ci sono pienamente riusciti, sfiorando il mezzo miliardo di visualizzazioni su Youtube. Che piaccia o meno, che sia presa più o meno sul serio, questa è la tendenza, la moda che condiziona e che attira i giovani. Comunque sia, dal punto di vista musicale si può benissimo tralasciare il contenuto del testo, ma va fatta una menzione d’onore ai produttori, che hanno creato un ritmo pazzesco su cui gli artisti sono riusciti a incidere molto bene con le loro voci e i fenomenali “ad-libs”, assolutamente un marchio di fabbrica.

“T-shirt”, “Big On Big”, “Get Right Witcha”, “Slippery”, “What The Price” e “Call Casting” sono gli altri pezzi che rendono l’album un masterpiece del genere, assolutamente consigliati. Fantastiche anche le collaborazioni: da Lil Uzy Vert, passando per 2Chainz, Gucci Mane fino ad arrivare a Travis Scott. In particolare va sottolineata la intro (“Culture”), dove DJ Khaled certifica che l’album seguente spaccherà davvero. Da parte mia aggiungo che la varietà è un valore aggiunto della raccolta e che in futuro sentiremo di nuovo parlare di loro.

In conclusione vorrei condividere una personale nomination all’artista dell’anno per Quavo, che soprattutto quest’estate l’ho trovato più del prezzemolo in un numero non ben identificato di collaborazioni. Per citarne alcune, ha prodotto featuring di livello con DJ Khaled (“I’m the one”), Travis Scott (“Pick up the phone”), Post Malone (“Congratulations”), Machine Gun Kelly (“Trap Paris”), Drake (“Portland”), Major Lazer (“Know no better”), Liam Payne (“Strip that down”) e tanti altri. Nell’elenco ho tralasciato i dati sugli ascolti e sui premi vinti, come ad esempio i dischi d’oro, ma vi assicuro che sono tanti.

 

Fabio Mussini

 

 

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