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Curry inarrestabile, rivelazione Portland

by • 9 Novembre 2015 • TimeOut NbaComments (0)938

Secondo appuntamento con la nostra Top e Flop sul campionato di basket più importante del pianeta. Sono stati 7 giorni intensi ed appassionanti, non senza sorprese sia in positivo che in negativo. Molte squadre devono ancora trovare la giusta amalgama ed oliare i propri meccanismi, mentre altre sembrano aver già risolto questo genere di problematiche e lo stanno dimostrando sul campo.

Ma andiamo più nello specifico ed iniziamo ad analizzare i casi più importanti:

TOP

GOLDEN STATE WARRIORS

Ma avremmo potuto mettere direttamente il nome di Wardell Stephen Curry II senza destare scandalo. Il piccolo grande uomo nato ad Akron sta senza mezzi termini riscrivendo la storia statistica ed emotiva del gioco. Non staremo a snocciolare tutti gli impressionanti numeri che Steph sta inanellando in queste partite (paragonabili solo alle migliori stagioni di un certo Michael Jeffrey Jordan), mi limito ad un solo dato: la scorsa staagione Curry ha siglato il record assoluto di tiri da 3 segnati nella storia Nba, battendo quello precedente (che tra l’atro apparteneva sempre a lui) con uno stratosferico 286. Bene, in questa stagione è in ritmo per segnarne quasi 500. Per non parlare del fatto che si tratta dell’attuale capocannoniere della lega e leader indiscusso di una delle squadre più forti di sempre. Perchè come se non bastassero i numerri di Curry, i Warriors sono al momento una macchina perfetta che domina le partite con una facilità impressionante. Basti pensare che in questo inizio di stagione hanno già battuto con ampi margini i Pelicans (2 volte) i Grizzlies, i Rockets e i Clippers, ovvero le tre squadre incontrate nella scorsa postseason ed una delle principali avversarie di quest’anno. Imbattuti e con il miglior giocatore per distacco della lega, come inizio nom malissimo dai…

DETROIT PISTONS

Sorpresa estremamente positiva questo avvio di stagione dei Pistons, autentica rivelazione ad Est che dopo anni di vacche magrissime stanno iniziando a togliersi grosse soddisfazioni. Merito di coach Van Gundy le cui idee dopo un anno stanno iniziando finalmente a prendere forma, dell’abbandono di un gioco ultrafisico e statico grazie alle partenze di Josh Smith prima e Greg Monroe poi, ma soprattutto grazie ad Andre Drummond. Il centrone da Connecticut è letteralmente esploso, con prestazioni da vero gigante soprattutto a rimbalzo: 20 di media a partita, con un irreale picco di 29 contro Indiana, lo rendono nettamente il migiore in questa specialità fino ad ora. A Detroit i tifosi gongolano e sperano che Van Gundy riesca a replicare su di lui il lavoro fatto ad Orlando con un certo Dwight Howard portando così Drummond stabilmente nell’Olimpo dei centri Nba. Occorre però sttolineare che i Pistons non sono solo Drummond: Reggie Jackson e Caldwell-Pope stanno mostrando una continuità che troppo spesso era mancata l’anno scorso, mentre Marcus Morris sta dando quella pericolosità in attacco che era davvero necessaria (20 punti per lui nella sua personale vendetta contro Phoenix, rea di averlo scaricato e separato dal gemello Markieff).

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Alzi la mano chi due settimane fa si sarebbe aspettato Portland tra le primissime ad Est. Probabilmente nemmeno gli stessi Blazers, che invece stanno stupendo tutti con il loro gioco basato su corsa, atletismo e tiro da 3 (quarti per percentuale realizzativa dalla lunga distanza). Davvero incredibile questa partenza se pensiamo che 4 titolari della scorsa stagione se ne sono andati in estate, facendo sprofondare la squadra dell’Oregon negli ultimi posti in tutte le previsioni degli esperti. Ovviamente una grossa mano la sta dando il solito devastante Damian Lillard, autentica macchina da guerra nelle vittorie con Minnesota, Utah e soprattutto Memphis dove ha viaggiato ad oltre 30 punti di media. Ma la chiave di questo inizio stagionale è sicuramente da ricercare nel pazzesco rendimento di C.J. McCollum (37 punti contro i Pelicans) e Al-Farouq Aminu, entrambi ai loro massimi in carriera sotto tutti i punti di vista, grazie allo spazio concessogli da coach Terry Stotts. Portland sta riuscendo ad abbinare percentuali altissime al tiro ad una difesa solida ed organizzata, capace di tenere gli avversari sempre sotto quota 100 punti (tranne contro i Timberwolwes) nonostante l’alto numero di pssessi giocati. Sembra proprio che i Blazers non saranno la squadra materasso prospettata in estate.

ATLANTA HAWKS

Squadra sempre poco glamour e non considerata quanto meriterebbe, con la netta vittoria sui Wizards gli Hawks zitti zitti hanno inanellato 7 successi consecutivi e si lanciano in vetta alla Eastern Conference. Il collettivo di coach Budenholzer sta proseguendo sul solco tracciato nella passata stagione, con la sola differenza che al netto della perdita di Carroll vanno registrati i netti miglioramenti di Schroeder e soprattutto Kent Bazemore: top scorer nelle due sfide con Charlotte (19 e 20 punti) e nell’ultima vittoria contro Washington con 25 punti. Che fosse una grande arma offensiva lo si sapeva, che migliorasse così tant anche negli altri aspetti del gioco in così poco tempo era un po’ meno noto. Anche il recupero di Sefolosha si sta rivelando fondamentale nel coprire la partenza di DeMarre Carroll, soprattutto nella metà campo difensiva. Non resta che attendere sfide un po’ più probanti per Atlanta contro le potenze della Western Conference, ma sicuramente l’inizio di stagione è molto incoraggiante per le ambizioni degli Hawks.

FLOP

NEW ORLEANS PELICANS

Nessun dubbio su quale sia la squadra partita peggio in assoluto: 0 vittorie e 7 sconfitte per i Pelicans non se le sarebbe aspettate nessuno. Innumerevoli le cose che non vanno per coach Alvin Gentry, il quale ha decisamente ritrovato confidenza con il concetto di sconfitta dopo l’annata trionfale da viceallenatore ai Warriors. Il problema più evidente è la difesa: 114 punti concessi in media agli avversari, mai meno di 103 e una netta difficltà nel portare i necessari adjustments contro i migliori attaccanti avversari (Steph Curry in particolare ne ha abusato con 93 punti in due partite contro di loro). La fase offensiva va leggermente meglio, ma aldilà di qualche giocatore infortunato o non al meglio dimostano di essere troppo Davis-dipendenti. Giusto, Anthony Davis. Lui merita un discorso a parte: il suo piano di conquista dell Nba ha subito un rallentamento per colpa di un inizio senza dubbio deludente, che ha toccato il punto più basso nella brutta prova contro Orlndo da 14 punti con il 25% dal campo. Tuttavia la partita devastante contro Atlanta da 43 punti, 10 rimbalzi, 3 stoppate e 4 rubate con il 60% dal campo, e questo tiro da 3 che sembra iniziare ad essere un fattore fanno ben sperare i tifosi della Louisiana per il futuro.

OKLAHOMA CITY THUNDER

Se nello scorso appuntamento con la nostra rubrica figuravano orgogliosamente nella sezione Top, vuol dire che non è stata una buona settimana per Durant e compagni. Alle 3 vittorie iniziali sono seguite altrettante sconfitte e ciò porta coach Billy Donovan ad affrontare la prima situazione difficile della sua carriera su una panchina Nba. La situazione non è ancora critica: Westbrook comanda la classifica degli assist con oltre 10 di media, Durant è secondo solo a Curry in quella dei punti e perdere ad Houston con un James Harden da 37 punti ci può stare. Quello che preoccupa maggiormente lo staff dei Thunder è la fase difensiva, che deve ancora essere portata a regime (avversari mai sotto i 103 punti, addirittura oltre i 110 di media contro le squadre dell’Ovest). In ogni caso il calendario sembra essere favorevole almeno sulla carta e sarà interessante vedere se riusciranno a ritornare sui livelli necessari per competere ai piani alti della Western Conference.

PHILADELPHIA 76ERS

Condividono con i Brooklyn Nets e i già citati Pelicans il poco invidiabile record del 100% alla voce sconfitte e confermano ulteriormente la loro candidatura al titolo di peggiore squadra della Nba. Il progetto di Hinkie per questa storica franchigia continua ad essere lastricato di innumerevoli amarezze e qualche rara gioia, tra quest’ultime sicuramente la più importante è Jahlil Okafor: il rookie da Duke viaggia a quasi 20 punti di media con oltre il 50% dal campo e sembra integrarsi meglio del previsto con Nerlens Noel. Queste sconfitte non sono arrivate quasi mai con margini esageratamente grandi, ma è anche vero che il calendario non era dei più proibitivi mentre adesso è in arrivo un tour de force tremendo con Bulls, Raptors, Thunder e Spurs nella stessa settimana. In conclusione, l’immediato futuro non è esattamente dei più rosei per la squadra della Pennsylvania.

Alessandro Sciaboni

Crediti Immagini: Facebook

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