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Dallas Mavericks nella storia: primo titolo NBA

by • 14 Giugno 2011 • TimeOut NbaComments (2)1132

 

Ci sono momenti in cui il sogno che stai per realizzare, il traguardo che par sempre più vicino, svanisce inesorabilmente e si trasforma nell’epilogo che mai avresti immaginato; in quegli istanti, non ti resta altro che rimpiangere l’accaduto, tentar di capire quali possano essere state le ragioni che ti hanno portato alla sconfitta, a subire una rimonta che ha demolito quella che credevi la tua ultima possibilità di successo. Ci sono momenti in cui, mentre l’età comincia a non esser più rosea ed i risultati continuano a non premiarti , prosegui per la tua strada, mantenendo fisso lo sguardo verso l’obiettivo e cercando continuamente di migliorare, di non arrenderti. E poi c’ è un momento in cui, nonostante nessuno creda più in te, riesci a guadagnarti la possibilità di vendicare, o quanto meno poter dimenticare l’epilogo di qualche tempo precedente, e infine realizzi che quel traguardo è ormai alle tue spalle, così come i rimpianti, le paure, e che quel sogno non è più tale, ma è ora tra le tue mani. Questa non è una fiaba, un racconto inventato, ma è la storia recente di Dirk Nowitzki, Jason Terry, Jason Kidd e dei Dallas Mavericks, per la prima volta Campioni Nba.

 

Al termine di un’avvincente serie ad altissima intensità, la squadra texana si è aggiudicata il titolo vincendo la finale contro i più quotati Miami Heat: 4 a 2.  La squadra della Florida, avendo conseguito un maggior numero di vittorie in regular season si è potuta avvalere del fattore campo, che per le finals permette di giocar tra le propria mura gara 1, 2 ed eventualmente 6 e 7. Il primo episodio della serie ha visto prevalere Miami, in quella che probabilmente è stata la miglior prestazione delle Finals per la squadra guidata da coach Spoelstra e per Lebron James, autore di 24 punti e di un devastante tiro dall’arco (4 su 5 da tre).  Gara 2 è stata sicuramente la partita della svolta: sembrava che si stesse ripetendo il copione di gara 1, con Dallas in difficoltà su entrambi i lati del campo e Miami devastante nel recuperar palla e sfruttare al meglio le doti delle proprie stelle nella loro micidiale transizione e guidata da un mostruoso Dwyane Wade che, con una tripla in fade-away dall’angolo ha portato a 15 i punti di vantaggio degli Heat a 7 minuti dal termine della gara. I Mavs, che già nella vittoriosa serie contro Los Angeles Lakers si erano trovati più volte a dover inseguire nel punteggio, non hanno smesso di crederci, di lottare sino alla fine e grazie ai 3 veterani Nowitzki,Terry e Kidd sono riusciti a riagguantare Miami sul 90 pari (“one of the most incredible come back in Nba Finals history”, questa l’immediata reazione del commentatore di Espn Mike Breen), per poi assumere il comando della gara con una tripla del biondo da Wurzburg a 26 secondi dallo scadere. Nell’azione successiva, Jason Terry si è rivelato protagonista di una clamorosa svista difensiva lasciando solo dall’angolo l’ottimo tiratore Mario Chalmers, al quale di certo non manca personalità ed estrema fiducia nei propri mezzi, e permettendo così agli Heat di riagguantarli sul 93 pari, ma ancora una volta Dirk N. , approfittando della non eccelsa difesa di Chris Bosh ha riportato i suoi al comando con grandioso un lay-up mancino ed a nulla è valso il tentativo dalla distanza dell’Mvp delle finals 2006 (D-Wade): Dallas 1 Miami 1 .  A questo punto la serie si è spostata in quel di Dallas, dove dopo la strepitosa rimonta di gara 2, il pubblico era destinato a rivelarsi piuttosto caloroso, così come il prezzo dei biglietti all’American Airlines Center (da 350 fino a 9800 $ in prima fila… americani…). Al termine della gara, senza dubbio la più combattuta fino a questo momento, Miami è riuscita ad ottenere una fondamentale vittoria, grazie ad un canestro di Chris Bosh a 40 secondi dal termine, al quale non ne ha più fatto seguito alcuno da parte dei Mavs, che hanno fallito il canestro del pareggio con Nowitzki, autentico trascinatore dei suoi nel finale. Al termine della gara, dopo aver faticato per tutte e 3 le precedenti sfide ed aver sofferto la marcatura di Lebron James nei momenti chiave, Jason Terry ha dichiarato ” James? Sì bravo..vediamo se riesce a marcarmi per 7 partite!”.  Anche in gara 4, l’equilibrio e l’incredibile intensità non sono per nulla mancati, e la gara, ancora una volta si è decisa negli ultimi possessi, dove il tedesco (nonostante 38 linee di febbre), con un altra grandiosa giocata (questa volta su Haslem) ha permesso ai suoi di rimanere a contatto nella serie: 2 a 2.  Da segnalare l’eroica prestazione di Tyson Chandler, che dopo l’infortunio alla sua prima riserva Brendan Haywood, ha disputato una gara strepitosa, condita da 13 punti e 16 rimbalzi, di cui 7 offensivi ed una costante e micidiale presenza al ferro; così come (da segnalare) è la disastrosa prova di Lebron, che ha tirato decisamente male e non è riuscito a prendere in mano la propria squadra nei momenti decisivi della gara. Un contributo fondamentale è arrivato anche da Stevenson: egli ha portato una mentalità vincente, anche se a volte sopra le righe, ha svolto un ruolo fondamentale nell’innervosire i Big Three, in particolare James, utilizzando il Thrash Talking (tanto utilizzato da campioni come Rasheed Wallace e Kevin Garnett).

L’attesa per il quinto episodio della serie (la quale ha fatto registrare record di ascolti per le emittenti televisive americane), che probabilmente sarebbe stato decisivo ai fini della vittoria finale, era incredibile, si cercava di capire quali potessero essere gli aggiustamenti dei due coach in vista della gara: il problema Bibby( mai convincente, sia per le sue deboli doti difensive che per gli enormi problemi al tiro sin dall’inizio dei playoff), le difficoltà di Bosh, parso piuttosto spaesato nei momenti chiave, come avrebbe reagito Lebron alla disastrosa prova in gara 4; dall’altra parte ci si chiedeva se Terry sarebbe stato di parola, se l’assenza di Haywood sarebbe stata decisiva, soprattutto nel caso in cui ci sarebbero stati problemi di falli per i lunghi dei Mavs (con i soli Cardinal e Mahinmi come riserve) e, soprattutto, quali sarebbero state le condizioni di Dirk. Coach Carlisle (di Dallas) ha subito apportato la prima novità, inserendo J.J Barea nel quintetto titolare come playmaker e con Kidd da guardia, mossa che si rivelerà fondamentale, proprio per l’imprevedibilità dell’uomo da Portorico, che già nelle precedenti serie contro Lakers e Thunder si era rivelato assolutamente immarcabile, soprattutto a causa delle sue qualità nell’attaccare il ferro con estrema facilità. La gara è iniziata in salita per gli Heat, che hanno dovuto perdere per diversi minuti Wade, dopo un duro contatto con Cardinal, che gli ha procurato un forte dolore all’anca. Nel terzo e quarto periodo è andato in scena lo show al tiro dei Mavs, che hanno tirato divinamente da 3 (13 su 19) e, guidati da un ispiratissimo Terry(tanto a parole, quanto a fatti), autore di due triple di rara importanza( quella del 100 pari e quella che ha messo il sigillo sulla gara) e di un fantastico scarico per la tripla del + 5 di Kidd a poco più di un minuto al termine : Dallas 3 Miami 2.  Ancora una volta James, per altro autore di una buona prova (tripla doppia da 17pti-10as-10reb) fino agli ultimi minuti di gara, non è stato in grado di mantenere i suoi a contatto insistendo con il tiro dalla distanza(che non l’aveva assistito per tutta la gara), anzichè attaccare il ferro o far in modo di ricevere in post, dove risulta difficilmente contrastabile. Al termine della gara, Wade si è dimostrato piuttosto fiducioso dichiarando” hanno fatto un ottimo lavoro rispettando il fattore campo, ma ora tocca a noi”. La serie si è così riportata in quel di South Beach, con i Mavs ad una vittoria dal loro primo titolo. Gara 6 è subito iniziata nel segno di Lebron James, più che mai deciso nel voler dimostrare tutto ciò che non gli era riuscito finora, autore di 11 punti nel primo quarto, ma dall’ingresso in campo del Jet (Jason Terry), la partita è cambiata drasticamente: il fuoriclasse di Seattle ha messo a referto ben 17 punti nel solo primo tempo, contribuendo alla clamorosa perdita di concentrazione, identità di Miami, che è comunque riuscita a rimanere a contatto nel punteggio, grazie ad un “riscoperto” Eddie House (praticamente mai impiegato nei playoff), e delle enormi difficoltà al tiro di Nowitzki, che faticava terribilmente ad entrare in ritmo. Nella ripresa, ci ha pensato nuovamente Jose Juan Barea, con una serie di sublimi giocate, a riportare Miami nel baratro, coadiuvato dal solito Terry , dal ritrovato tiro del Tedesco (quando più contava) e dagli impronosticabili Cardinal e Mahinmi.

Inevitabilmente si parlerà del fallimento di Lebron James, ma disconoscere il valore di James sarebbe disonesto. Se Miami è arrivata a contendersi l’anello molto dipende dalla continuità e dalla qualità di LeBron autentico mattatore (26 punti, 8 rimbalzi, 6.6 assist di media nelle cinque gare contro i Bulls) della finale di conference con Chicago. Troppo frettolosamente, già dal suo arrivo della lega, Lebron era stato indicato come il prescelto, colui che non avrebbe fatto rimpiangere MJ. Questo ha inciso sulla sua mentalità in tutte le finals a cui James ha preso parte. Tutto sommato un Re senza anello, non è ancora un vero Re”. L’obiettivo estivo degli Heat, come confessa sinceramente coach Erik Spoelstra, è fallito ma l’annata è tutt’altro che da buttare. L’assemblaggio di tre stelle del calibro di Wade, James e Bosh non era scontato e Miami ha trovato un equilibrio virtuoso grazie a una precisa identità difensiva. Il prossimo gradino da scalare sarà una migliore organizzazione in attacco, dove si sono viste poche alternative al gioco in transizione e alle soluzioni individuali.

Come ha commentato Magic Johnson dopo la partita: “A team is better than individuals”; i Mavericks si sono dimostrati una vera squadra, soprattutto nei momenti più difficili, mentre Miami è parsa mentalmente inferiore e per l’intera serie ha faticato enormemente a costruire buoni tiri in fase offensiva, dove spesso le azioni solitarie di James e Wade fermavano l’attacco rendendolomolto prevedibile e solitamente poco efficace. E’ stata la vittoria di un fenomeno dai capelli biondi, Dirk Nowitzki, un talento immenso, umile e concreto,un leader silenzioso ma efficace; inevitabilmente nominato MVP delle Finals, anche perchè gran parte del merito dell’arrivo dei Mavs in finale è proprio suo. I ringraziamenti principali del tedesco sono stati indirizzati a Jason Kidd “un vero guerriero che a 38 anni riesce ancora a francobollare i giocatori più atletici della Nba”.  E’ stata quindi anche la vittoria delle scelte di Carlisle che, grazie a questo successo, entra nel ristretto gruppo dei privilegiati che hanno avuto la fortuna e l’onore di vincere il titolo Nba prima da giocatori e poi da allenatori, ma più di ogni altra cosa è stata la Vittoria di un gruppo, una squadra pensata (dall’eccentrico proprietario Mark Cuban) avendo in mente soprattutto la chimica del team, più che le stelle che dovrebbero comporlo, ed è così che i Dallas Mavericks hanno messo le loro impronte nella Storia.

 

Marco Frigieri

 

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Ghinna ha detto:

mitico frigge!!!!!!!
(commento così non rompi più)
piero sei un idiota

piero ha detto:

bello, bravo! bello e bravo!
FINALMENTE anche questa stagione è finita…
così la smetti di nerdare

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