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Dave Liebman – The Puzzle (2015)

by • 5 Ottobre 2015 • ConcretaMusic, evidenza, Kind of Jazz, newsComments (0)1148

coverjazzL’album che presentiamo questo mese è l’ultima fatica di Dave Liebman, ottimo sassofonista e flautista che ormai da più di una trentina di anni sforna ottimi lavori, caratterizzati anche da una buona evoluzione a livello stilistico. La sua band in questa occasione è costituita da Tony Marino al basso, Alex Ritz alla batteria, Bobby Avey al piano e Matt Vashlishan al sax alto; tutti musicisti abbastanza giovani ma di ormai conclamata esperienza. Il filo conduttore di questo album è la pressoché totale assenza di temi e strutture prestabilite nei brani, che nascono da stralci armonici e ritmici e da alcune idee di base, per poi svilupparsi con l’improvvisazione, di base molto moderna e free. Da qui anche il titolo dell’album, The Puzzle, che indica questa intenzione di mettere insieme diversi pezzi e tasselli diversi tra di loro, piuttosto che volere partire da una struttura più solida e definita.
Il brano omonimo, The Puzzle, inizia con una sequenza di accordi dissonanti e sincopati, su cui non si sviluppa una vera e propria linea melodica da parte dei fiati, quanto una serie di brevi scambi molto legati alla scandire armonico del pezzo. Dopo questa breve introduzione abbiamo l’assolo di sax soprano, che si appoggia sulla base ritmica iniziale; il seguente assolo di piano ha invece un mood tutto diverso, molto più pacato ed etereo, sempre rimanendo però su armonie dissonanti ed instabili. Col proseguo anche questo assolo si carica, e si ricollega alla ripetizione del “tema” iniziale.
jazz1Danse de la fureur è la riproposizione dell’omonimo movimento di un quartetto di Olivier Messiaen, compositore di metà novecento. Il tema è eseguito, come nell’originale, da tutti gli strumenti all’unisono, mentre il resto del pezzo è sostanzialmente free-jazz, arricchito da qualche effetto sonoro elettronico. Good Bait è uno dei pochi standard di questo album, composto originariamente da Tadd Dameron. Il tema iniziale, stavolta ben definito, è uno swing molto semplice; gli assoli non si discostano troppo dallo stile, anche se si concedono qualche deriva più moderna ogni tanto, per restare in tema con gli altri brani. Hat Trick parte con un tema molto be-bop all’unisono dei fiati, sui cui si incastrano alcune frasi del piano con un contrasto molto ardito ma anche molto ben riuscito. Anche l’assolo (molto bello ed equilibrato) si mantiene sullo stesso ritmo, alternando momenti più vicini al free-jazz con fasi più standard, sia dal punto di vista armonico che ritmico.
Questo disco rappresenta una sorta di via di mezzo; strizza continuamente l’occhio al free-jazz e all’improvvisazione quasi totale, ma non vi si abbandona mai sul serio. Resta sempre una base, che sia armonica, ritmica o melodica che fa da filo conduttore e che riporta il tutto a più miti consigli (o più be-bop, che dir si voglia). Quando si fanno questi incroci il rischio solitamente è quello di non riuscire a bilanciare adeguatamente le varie anime in contrasto fra di loro.  Rischio brillantemente evitato in questo album, che pur non essendo di facile ascolto, regala agli amanti del genere una decina di ottime tracce da gustare.

Tracklist
1. Hat Trick
2. For J.A.
3. Vendetta
4. Good Bait
5. Sailing
6. The Puzzle
7. Off Flow
8. Continues to Ignore
9. Off and Off
10. The Thing that Wouldn’t Leave
11. Danse de la Fureur

 

Alberto Spagni

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