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DAVID BOWIE – HEROES (1977, RCA)

by • 13 Maggio 2013 • Il disco dei ricordiComments (0)3551

 

 

 

Vitto Ferrari

Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni… Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale. Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!

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HEROES COPERTINASul finire degli anni 70, Bowie abbandona improvvisamente Los Angeles per trasferirsi a Berlino, trovando così la via di fuga dal vortice della droga e dalla dipendenza dell’alcool, maturando una nuova crescita umana e professionale.
In Germania vive un ulteriore e prolifico periodo artistico, Bowie è affascinato dalla decadente bellezza della città tedesca, studia e dipinge, sperimenta nuovi progetti musicali e si avvale della prestigiosa collaborazione di Brian Eno.

“Heroes” esce nel 1977, fu registrato negli Hansa Studios di Berlino e fa parte della cosiddetta “trilogia berlinese” assieme al precedente “Low” e al successivo “Lodger”.
E’ qualcosa che re-inventa il futuro, scavalcando l’estetica punk,  in quella concezione di cambiamento che da sempre contraddistingue l’artista inglese.

L’apertura di “Heroes” è affidata a “Beauty and the Beast”, serrata linea di piano, sapienti effetti al sintetizzatore, muscolare riff di chitarre, anticipano di parecchi anni quello che sarà l’elettronica del punk-funk.
Sorprendente e dalla produzione ariosa di Tony Visconti “Joe the Lion”, forse un po’ sottovalutata nella sconfinata creazione di Bowie, si presenta con una decisadavid bowie joe the lion, spettacolare chitarra teutonica di Fripp, crescendo attraverso una irresistibile progressione di piano, sovrastata dalla voce tagliente di Bowie.

La sala di incisione distava proprio pochi metri dal muro, nella zona ovest della città. Dalla finestra degli studi era visibile una torretta militare sorvegliata dalle guardie. Questo austero scenario era il punto di incontro per un ragazzo e una ragazza che ogni giorno si ritrovavano proprio là sotto: due amanti divisi da questo ostacolo di cemento, visti come  “eroi” di quel tempo, perché nonostante le difficili situazioni in cui si trovavano, riescono a trovare lo stesso un momento di gioia. E questo semplice “atto eroico”  ispirò l’immaginario del Duca Bianco, per uno dei suoi brani più famosi: “Heroes”.
Singolo dal tono epico, rafforzato nelle chitarre di Robert Fripp dei King Crimson, elaborato in modo approfondito da Bowie ed Eno, all’epoca fu lanciato da un video convincente che ritraeva Bowie in controluce ed in varIL DUCA BIANCOie angolazioni. Raggiunse la top ten inglese, ma non quella americana, anche se il tempo gli conferirà il meritato tributo che si conviene ad un capolavoro di questo calibro.
Una canzone emozionante e suggestiva, che unisce critica e pubblico per un consenso unanime.

“Sons of the Silent Age” è l’unica traccia registrata prima delle sessioni di studio e qui Bowie crea una canzone perfetta di rock raffinato, tanto che lo stesso autore aveva pensato a questo pezzo per dare il titolo all’album.
Ritmo deciso ed avanzamento energico per la clamorosa “Blackout”, davvero prezioso l’apporto di Fripp alla chitarra, che tra l’altro registra la sua intera parte musicale per il disco in un solo giorno…

La svolta innovativa di “Heroes” riprende e rafforza il suono del predecessore “Low”, che vedeva la prima collaborazione Eno-Bowie, con una deriva verso ambientazioni kraut rock, tributi verso l’elettronica di Neu! e Kraftwerk, testimoniata da brani strumentali come “Sense of Doubt” .
Decisa ed oscura l’elaborazione elettronica che conferisce un’imponente apertura verso la sperimentazione, davvero pesante e gravosa la sensazione durante l’ascolto dei rintocchi di piano tra synth e suoni ambient che sfociano poi in “Moss GardenDavid Bowie”. Oltre 5 minuti  nei quali ci si immerge in ambientazioni orientali e rumori di fondo naturalistici (si passa dai cinguettii al latrato di un cane).

La parte strumentale iniziata con “V-2 Schneider” incalzante e dai ritmi quasi dance, termina con con la malinconica “Neukoln” (riferita ad una zona di Berlino abitata da turchi) dove si dà spazio all’improvvisazione di un lungo assolo di sax.

Si ritorna al cantato per la chiusura dell’album con “The secret life of Arabia”, a firma Bowie/Eno/Alomar, anello di congiunzione con “Lodger” che chiuderà il trittico berlinese.

Il Bowie alieno sceso sulla terra era ormai scomparso, qui lo ritroviamo nel pieno del suo personale rinascimento a produrre un lavoro di grande stile, magnetismo ed eleganza, per quella che verrà definita la musica del futuro:  una forma artistica che ridisegnerà le linee di movimenti musicali dei prossimi anni, mentre “Heroes” rimarrà per sempre un punto fermo nella storia del rock.

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DAVID BOWIE
“HEROES” – 1977

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Vittorio Ferrari

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