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Emerson Lake & Palmer – Pictures at an Exhibition (1971)

by • 24 Dicembre 2014 • ConcretaMusic, Kind of JazzComments (0)2004

jazz coverQuesta è l’ultima recensione del 2014 e ho deciso di chiudere l’anno col botto. Non si tratta di Jazz classico, affatto, ma le analogie sono tante. Stavolta ci buttiamo su quella che è stata una delle correnti artistiche più importanti della musica non-colta, e sicuramente la mia preferita: il rock progressive. Per fare questo ci affidiamo a dei mostri sacri del genere, nonché tra i suoi fondatori: ELP, o Emerson Lake & Palmer, che dir si voglia. Che dire di loro? Tre meravigliosi virtuosi dei loro strumenti; Keith Emerson con il suo Hammond e i suoi muri di sintetizzatori, Greg Lake con il basso, la chitarra e la voce e Carl Palmer alla batteria. Perchè, io che parlo solitamente di Jazz, ho deciso di parlare di questi tre inglesi che negli anni ’70 hanno cambiato la storia del rock? Perchè il progressive non è altro che una enorme commistione di generi, con il rock che accoglie e fa suoi concetti e a volte melodie prese soprattutto dalla classica e dal jazz.
ELPQuesto album (che io ho ascoltato fino a consumare il cd, in senso letterale) è registrato dal vivo e propone uno dei più grandi capolavori della musica occidentale riletto in chiave rock: Pictures at an Exhibition (tradotto in Quadri di un’Esposizione). Questa maestosa suite pianistica composta da Modest Mussorgskij e magnificamente orchestrata da Maurice Ravel qualche anno dopo narra una passeggiata. Una passeggiata di un osservatore/ascoltatore dentro una mostra pittorica, dove ogni quadro rappresenta uno scenario diverso, e ogni brano mette in musica l’atmosfera che il quadro propone. Questi brani sono intervallati ad alcuni intermezzi, detti promenade, che rappresentano il cammino dell’osservatore da un quadro all’altro. Queste promenade espongono sempre lo stesso tema (quello iniziale), ma ogni volta variato e riarrangiato. La grandezza di ELP è quella di riuscire a trasportare la bellezza e la complessità ritmiche e armoniche di questi brani (non indifferenti) dall’orchestra ad un organico decisamente sottodimensionato, e a riproporli riletti secondo la loro chiave di lettura; questa operazione è così ben riuscita che occasionalmente vengono inframezzati pezzi originali del trio, e si fa fatica a capire che non sono parte della suite originale.
L’opera parte con il maestoso tema della promenade, che Emerson esegue in maniera molto fedele rispetto all’originale; si continua con il primo quadro, Gnomus. Il quadro rappresenta una foresta buia e tetra, dove un piccolo gnomo malvagio si muove con piccoli passi veloci, quasi schizofrenici, e stavolta sono anche il basso elettrico e la batteria a rappresentarlo, alternando brevi passi veloci e nervosi a lunghe note, dissonanti e dolorose. Quando entrano insieme il basso elettrico distorto e un suono di sintetizzatore al limite dell’allucinato facciamo un balzo in avanti di almeno dieci anni; cos’è il genio…
Dopo un’altra breve passeggiata (stavolta anche cantata dalla bella voce di Lake) ci avventuriamo nel primo brano “estraneo”, The Sage, una bella ballad a base solo di chitarra. Rientriamo poi tra i nostri quadri con The Old Castle, una lirica lenta e malinonica, dalla quale però (ma solo in questo caso) gli ELP si sono discostati parecchio. Andando avanti troviamo un altro brano spurio Blues Variation; il nome è decisamente indicativo, e si tratta di uno splendido blues a base di synth e hammond, diventato un grande classico della musica rock strumentale.
ELPUn’altra passeggiata (l’ultima) ci porta all’apice del disco, che si sviluppa in un forte crescendo; The Hut of Baba Yaga è un pezzo progressive, senza se e senza ma, non fosse altro che ELP non hanno cambiato quasi per niente l’originale, scritto alla fine dell’800. Quando si dice che non ci si inventa niente non si sbaglia poi di tanto… Tornando a noi, questo brano, che si articola in diverse variazioni, è un assoluto capolavoro. Carico all’inverosimile, dalle armonie dissonanti, dai ritmi intricati, fino a sfociare nel grande finale The Great Gate of Kiev. Pezzone trionfalistico, degno finale di cotanta meraviglia, viene parzialmente “imbastardito” con l’aggiunta della voce e di un testo, ma questo nulla toglie alla bellezza dell’opera.
Come “bonus tracks” esterne ai Quadri di un Esposizione abbiamo prima un’altra rivisitazione classica di un altro celeberrimo brano, la Suite dello Shiaccianoci di Tchaikovsky. La seconda bonus track calza a pennello con la nostra rubrica invece: è un bel remake di Blue Rondo Alla Turke, grande classico del celebre pianista jazz Dave Brubeck. Poi gli ELP ci buttano in mezzo pezzi di Bach qua e là, in una maniera incredibile, insensata ma perfetta, in cui quasi non riesco a trovare un senso; purtroppo solo per analizzare questo medley finale ci vorrebbe una recensione a parte.
Quello di cui vi ho parlato non è un disco, è STORIA. Storia della musica occidentale, storia del rock, storia degli strumenti elettronici, semplicemente storia. L’ideale per apprezzare un capolavoro del genere è ascoltarsi prima la suite originale di Mussorgskij per orchestra (sarà una mezz’ora ben spesa fidatevi), e poi ascoltare il remake di ELP; apprezzerete quest’ultimo ancora di più , oltre ad esservi fatti un bella cultura con una delle massime vette della musica moderna.

TRACKLIST

  1. Promenade
  2. The Gnome
  3. Promenade
  4. The Sage
  5. The Old Castle
  6. Blues Variation
  7. Promenade
  8. The Hut Of Baba Yaga
  9. The Curse Of Baba Yaga
  10. The Hut Of Baba Yaga
  11. The Great Gates Of Kiev
  12. NutrockerRondo (Live At Lyceum 1970)

Alberto Spagni

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