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Emilio Rentocchini, Marco Bini e Stefano Serri a Fiorano per la Giornata Mondiale della Poesia

by • 17 Marzo 2016 • ConcretaBookComments (0)835

Emilio Rentocchini In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Fiorano Modenese organizza al Bla un doppio appuntamento.

Venerdì 18 marzo 2016, alle ore 21, il poeta Emilio Rentocchini presenta la sua più recente raccolta, Lingua Madre, uscita nel 2015 per la Incontri Editrice, dialogando con il poeta Renato Borghi mentre Alberto Spagni interviene con intermezzi musicali.

Sabato 19 marzo, alle ore 17, sempre al Bla, con ‘Poeti d’azzardo’ i poeti Marco Bini e Stefano Serri presentano le loro più recenti raccolte, rispettivamente ‘Il cane di Tokio’, edito da Giulio Perrone e ‘Diario di un risorto’, edito da Kolibris. Estraendo a sorte domande imprevedibili, scritte da uno all’insaputa dell’altro, i due autori si incontrano in biblioteca e si affidano al caso per guidare, senza troppe certezze, nel cuore della loro opera.

“La poesia rappresenta una delle più alte espressioni dell’uomo – spiega l’assessore alle politiche culturali Morena Silingardi – Una delle più antiche, ma nel contempo di estrema attualità. Abbiamo bisogno della poesia e della sua capacità di racconto con un linguaggio universale, senza limiti di spazio e di tempo. Il nostro territorio esprime talenti di valore assoluto che vogliamo valorizzare e fare conoscere perché possano essere di stimolo a leggere poesia e a scrivere poesia”.

Emilio Rentocchini è uno dei più importanti poeti italiani contemporanei, il più grande nel sapersi esprimere, con uguali risultati,  nella lingua del dialetto e dell’italiano. ‘Lingua madre’ raccoglie le poesie di Otèvi (1994), Segrè (1998), Ottave (2001), Poediànt (2004), Giorni in prova (2005), Stanze di confine (2014). Si tratta di 256 ottave che Emilio Rentocchini ha composto nell’arco di più di vent’anni, utilizzando il dialetto di Sassuolo e una gabbia metrica che rimanda al Boiardo e all’Ariosto, straordinari poeti della sua terra.

Marco Bini, poeta e traduttore, così descrive la sua raccolta: “La storia del cane che tra gli anni Venti e gli anni Trenta a Tokyo si recava ogni giorno alla stazione per attendere invano il suo padrone – morto improvvisamente mentre si trovava al lavoro – è molto nota, ma non di meno ha spesso stuzzicato la mia fantasia. Nell’immaginario popolare essa spesso trova la sua collocazione nel repertorio del kitsch sentimentale, richiamando alla mente virtù come la fedeltà e l’amore incondizionato. Tuttavia a me ha sempre ispirato altre riflessioni. Ed è da questa vicenda che sono partito per ideare Il cane di Tokyo, la mia seconda raccolta di poesie. In realtà la vicenda si consuma in una sola delle sezioni del volumetto, posta al centro dello stesso, dalla quale si irradiano altre sezioni che le sono germinate attorno”.

Stefano Serri è poeta e traduttore; ciò che contraddistingue la sua poetica – è scritto nel risvolto della sua più recente raccolta – e la rende, qui, come e ancor più che nelle opere precedenti, luminosa e cristallina è la musicalità insita nel verso, piegato, anzi, assimilato a un ritmo armonioso e costante, privo di cedimenti, lavorato con pazienza. Assistiamo qui anche a una rinascita della lingua, a una felicità di scrittura, nell’impossessarsi della materia, per ricreare, dicendola, la propria intera esistenza, mettendola in luce, o meglio, dandola alla luce. Per il risorto il buio è alle spalle. Tutto, anche i ricordi, anche il dolore, avvengono nel presente, al cospetto di una nuova consapevolezza che li ammanta di senso. La scoperta e riscoperta di sé sono osservate con l’occhio limpido e avido del bambino, tenuto per mano dall’adulto divenuto consapevole della propria fragilità e debolezza. Le persone care vengono abbracciate con delicatezza, descritte con cura attenta alla loro più intima natura. Anche gli assenti vengono celebrati nella propria essenza, ripercorrendo i loro luoghi, toccando e accarezzando gli oggetti che ne evocano la presenza, esorcizzando il dolore, senza mai cancellarlo. Perché per Serri la memoria è materia altrettanto preziosa, da versare nel calco del ricordo, da osservare alla luce perché perduri”.

 

 

 

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