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Escape Room – di Adam Robitel (2019)

by • 2 Aprile 2019 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)45

Sei persone di diversa provenienza si vedono recapitare un misterioso pacchetto, che contiene un ancora più misterioso puzzle a forma di cubo. Una volta risolto, questo produce un biglietto d’ingresso per l’esclusivo complesso di escape room della Minos, stanze chiuse da cui si può uscire solo risolvendo un enigma. La Minos, mette inoltre in palio un premio di 10mila dollari per chi riuscirà a venirne a capo. C’è il maniaco delle escape room che parteciperebbe anche gratis, c’è la reduce delle guerre in medio Oriente segnata dalle cicatrici, il ragazzo che non capisce perché sia finito a partecipare, il genio della fisica timida al punto da sfiorare l’autismo, il camionista che teme di essere sostituito in futuro da IA dedicate alla guida e il broker egoista, narcisista e arrogante: chi tra loro sopravviverà a un gioco molto più mortale del previsto?

Escape Room, che negli Stati Uniti non ha sbancato il box office ma se l’è comunque cavata degnamente nel resto del mondo, è stato vittima della classica campagna pubblicitaria fuorviante. Recentemente accade sempre più spesso che le case di produzione lancino film thriller, anche di buona fattura, verso campagne promozionali volte a farli passare come spaventosi horror. Questo film rientra proprio tra questi film lanciati “male”.

Escape Room, che inizialmente doveva chiamarsi Maze ossia labirinto, diretto da Adam Robitel (regista degli horror The Taking e Insidious: L’ultima chiave. ndr.) è un thriller sulla scia di Saw, nel quale i protagonisti si trovano a dover superare una serie di rompicapi, enigmi e trappole letali, con la differenza che Escape Room non è per niente splatter ed è ovviamente rivolto ad un pubblico più giovane attirato dalla moda del momento: le Escape Room.

Dal lato tecnico il film risulta ben fatto. L’ottima fotografia è di Marc Spicer, già fotografo dell’horror Lights Out, mentre le musiche sono a cura di Bryan Tyler (Iron Man, Avengers: Age of Ultron). La sceneggiatura scritta a quattro mani da Bragi F. Schut (L’ultimo dei templari) e Maria Melnik (Black Sails, American Gods) è semplice ma lineare. Durante tutto il film l’interesse per l’intreccio è crescente e le stanze coinvolgono e incuriosiscono per tutto il tempo. Si gioca a scommettere chi sarà il prossimo a morire e come supereranno le prove i partecipanti, e anche se giusto un paio di trovate risultano poco credibili, nel complesso il film funziona molto bene.

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Daniele Bertani

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