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Estate 1993 – di Carla Simón (2018)

by • 30 luglio 2018 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)268

D’estate, in campagna, i giorni sembrano tutti uguali. Ma non l’estate del 1993, non per Frida. Già orfana di padre, all’età di sei anni, quell’estate, Frida perde anche la madre. Dicono per polmonite. Lo zio e sua moglie, che hanno già una bambina, la prendono con loro, ma cambiare casa, cambiare genitori, ritrovarsi con una sorella e con una tragedia del genere scritta in fronte non è una cosa semplice. Occorreranno tutti i giorni di quell’estate e tutti gli errori possibili per accettare quel che è stato e abbracciare quello che sarà.

Estate 1993 non è la prima pellicola in lingua spagnola – sarebbe meglio dire che sia recitato in catalano, come si può notare anche solo superficialmente dal titolo originale (Estiu in luogo di Verano), complessivamente inteso spagnolo, poiché rappresentante della nazione iberica all’ultima edizione dei Premi Oscar, naturalmente si parla di film stranieri – a misura di bambino. Quanto agli esempi, se ne contano di illustri:
l’attrice Ana Torrent è universalmente, sistematicamente associata a due, pochissimo visti, almeno in Italia, capolavori di lingua e produzione spagnola, Lo Spirito dell’Alveare (Victor Erice, 1973), lirico e dolente, opera sul mondo dell’infanzia che ha come tema conduttore la rivisitazione del mito di Frankenstein sullo sfondo della guerra civile spagnola, dove una bimba assiste al film di Whale con Boris Karloff, e rimane colpita dall’amicizia del mostro con la bambina del lago, per identificare poi un fuoriuscito repubblicano rifugiato in un casolare con la Creatura, andandogli incontro e aiutandolo, un film magico, come sospeso in un misterioso incanto; Cría cuervos . . . (Carlos Saura, 1976), il cui titolo prende le origini dal detto Alleva corvi e ti beccheranno gli occhi, nel quale l’infanzia viene rielaborata alla luce di lutti e complessi di colpa: a cavallo della morte di Franco, Saura gira una delle più profonde e brillanti riflessioni sui fantasmi della dittatura attraverso l’immaginario dell’indimenticabile bambina Ana; senza dimenticare l’imprescindibile El Sur (Victor Erice, 1983), adattamento della novella omonima di Adelaida García Morales, storia dell’enigmatico rapporto tra un padre e una figlia, sullo sfondo della Spagna degli anni Quaranta, un’esperienza di rara perfezione, gli incanti della memoria e degli inaccessibili e inesorabili misteri del passato fotografati splendidamente da José Luis Alcaine; i più recenti La Spina del Diavolo Il Labirinto del Fauno (Guillermo Del Toro, 2001-2006), rivisitazioni cruente ed emozionanti insieme del periodo più buio della storia della Spagna, attraverso gli occhi di Carlos e Ofelia.

Autobiografico, dedicato alla madre Neus, Estate 1993 è un film sul tempo di una stagione che può diventare un momento cristallizzato nella memoria come l’attimo che segna il passaggio, la trasformazione, il cambiamento per sempre della vita di una persona, una bambina reale, che colpisce per proteggersi, fatto di piccoli gesti e momenti di quotidianità, semplice e vitale, delicato e difficile da realizzare, a immaginarlo. L’estate è simbolo di morte e rinascita, il tempo in cui ogni cosa scorre lentamente, come nell’estate arida de La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001), il momento migliore per migliore, il peggiore per sopravvivere, dove non ci saranno miracoli ad attendere le famiglie di Mecha e Gregorio e Tali e Rafael, ma se l’estate di Martel è un avvicinarsi progressivo alla fine, il raro verificarsi del previsto quella di Simón è un passaggio d’intrichi emotivi verso una nuova vita, l’equilibrio prepotente che si stabilirà sbilanciandosi per il suo posto nel mondo.

 

 

Luigi Ligato

 

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