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Evolve – Imagine Dragons (2017)

by • 17 Settembre 2017 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)761

Gli Imagine Dragons hanno fatto il loro ingresso nel mercato discografico con un biglietto da visita che è stato per loro una benedizione e una maledizione: Radioactive. Gioiellino di rock elettronico, con un misurato tocco di indietronica, il singolo in questione ha sbancato un successo eclatante presso pubblico e critica, facendo entrare il gruppo statunitense sotto i riflettori del panorama musicale mondiale. Ma si sa, “Grandi luci proiettano grandi ombre”, e all’uscita del loro primo album, è apparsa evidente la distanza qualitativa tra Radioactive e le rimanenti diciannove tracce di Night Visions. Non che il disco in questione fosse scadente: tra i brani ce n’erano vari degni di nota, tra i quali la bellissima indie rock Amsterdam, o la ben confezionata pop rock Demons. Ma di fronte a Radioactive, non c’era pezzo che reggesse il confronto. Privati della loro aureola, gli Imagine Dragons hanno cominciato a convivere con l’idea di essere un gruppo con un potenziale espresso solo in parte.

Il secondo album piuttosto che risolvere le incertezze createsi sull’identità della band, finisce con l’ampliarle: pur con canzoni di qualità altalenante, Night Visions metteva in luce la natura rock dell’opera degli Imagine Dragons, coniugata in varie forme dello stesso genere. Smoke + Mirrors si presenta invece molto più eterogeneo del suo predecessore: si passa dal synth-pop di Shots a un abuso smodato dell’elettronica in Friction, per poi arrivare all’orchestrale Dream. L’impressione è che gli Imagine Dragons oltre a mancare di costanza in termini di prestazioni, non abbiano più neanche controllo sulla direzione del loro percorso artistico.

E purtroppo, non bisogna aspettarsi di risolvere queste problematiche con il terzo album della band americana: Evolve. Se da un lato tale disco segna il definitivo approdo degli Imagine Dragons al rock elettronico, coniugato in più punti a influenze dal sound dance, dall’altro ci si ritrova di fronte a un altro prodotto che manca di costanza qualitativa. Non tutto è da buttare; sonorità potenti, capaci di coinvolgere l’ascoltatore, interpretazioni vocali graffianti e decise, testi dal significato semplice, ma trasmessi in modo fresco e piacevole: i punti di forze della band vengono valorizzati e riconfermati, ma lo stesso vale per i negativi. Ascoltando alcune tracce, si ha la ripetitiva impressione che gli Imagine Dragons potrebbero produrre brani non necessariamente destinati ad essere relegati al gruppo dei “tormentoni da stadio”( I Bet My Life, tanto per citarne uno).

L’inizio è ironicamente eccellente: I Don’t Know Why convince fin dal primo ascolto senza lasciare dubbi: un crescendo di melodie elettroniche frenetiche, interpretazione scoppiettante, costruzione attenta e impeccabile. Anche Whatever It Takes comincia bene, ma si perde in un ritornello debole. Believer è il classico brano da Imagine Dragons costruito per far impazzire le folle ai concerti: in quel contesto rende molto bene, ma altrimenti il brano si apprezza con minore interesse( interessante comunque il ritornello, che passa da un urlo potente e sostenuto di Reynolds, a un canto lungo e strascicato, col suono distorto della chitarra elettrica che accompagna). Walking The Wire è più pop delle precedenti, e riconferma le capacità della band in questo genere musicale: piacevole, orecchiabile, senza pecche. Non ai livelli della prima traccia, ma comunque una canzone più che buona.

E poi i capitomboli. Si passa dall’attacco imbarazzante del ritornello di Rise Up, alla del tutto anonima e riempitiva I’ll Make It Up to You, per poi osservare un nuovo tentativo mal riuscito di canto gospel di Yesterday. Le tracce successive sono più apprezzabili, ma lasciano soddisfatti solo a metà. Ad esempio, l’idea su cui è costruita l’elettronica Dancing In The Dark è apprezzabile, ma fallisce nello spiccare il volo per la mancante padronanza di un genere così puro e minimale da parte degli Imagine. Interessante è Thunder, in cui la band è riuscita comunicare la loro forza comunicativa e musicale con la sottigliezza dell’indietronica.

Insomma, se questi ragazzi ci siano o ci facciano, Evolve non ce lo da a sapere. E’ più chiara la direzione seguita musicale intrapresa dagli Imagine Dragons, e ancora una volta abbiamo una conferma delle loro capacità come compositori e musicisti, ma l’evoluzione è ancora ben lontana dall’essere completa.

Voto: 6+

 

Alberto Ruggi

 

 

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