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Five Records Left, Greta Calzolari, Concretamusic

FIVE RECORD LEFT: SETTEMBRE 2015

by • 15 Settembre 2015 • FIVE RECORDS LEFTComments (0)1255

 

I cinque album del momento secondo Greta Calzolari, conduttrice del programma radiofonico “Bleach” in onda ogni venerdì pomeriggio su Radio Antenna 1 FM 101.3

 

1. Glen Hansard – Didn’t It Ramble (Anti Records, 2015)

1. glen hansard didn t it rambleInizia mestamente il nuovo disco di Glen Hansard, è Grace Beneath The Pine che come una preghiera accompagna l’ascoltatore verso quello che l’artista dice esser stato “il disco più difficoltoso da realizzare” finora. I toni sono quelli pacati della precedente produzione di Hansard, con avventure nella musica americana (Lowly Deserter) e nel blues (Wedding Ring) ed immersioni nelle radici irlandesi del cantautore (McCormack’s Wall). La voce calda si sofferma sulle parole, mentre tra la chitarra e il pianoforte si aggiungono fiati ed inaspettati sintetizzatori. Grandi collaborazioni arricchiscono poi questo secondo lavoro solista di Hansard, tra cui la partecipazione di Sam Beam (Iron and Wine), John Sheahan (The Dubliners) e Sam Amidon, oltre che la produzione di Thomas Bertlett (The National, Sufjan Stevens) e la collaborazione con David Odlum, ex collega nei Frames.

 

2. Destroyer – Poison Season (Merge Records, 2015)

2. destroyer poison seasonPoison Season non è facile da comprendere al primo ascolto. Dan Bejar, aka Destroyer, ha cambiato infatti direzione rispetto al precedente Kaputt, il disco che lo aveva fatto emergere dal sotterraneo mondo dell’indie rock. Ispirato dal Bowie di Hunky Dury e dal Dylan post-Time Out Of Mind, Dan Bejar si avventura tra Springsteen e Sinastra, dando vita a ballate più rock (Dream Lover, Times Square) per poi dedicarsi ad atmosfere da jazz club newyorkese (Archer On The Beach) e richiamare in un altro momento quelle sonorità spagnole legate ad Antonio Luque al quale aveva dedicato l’EP Five Spanish Songs (Forces From Above). Nonostante gli ormai vent’anni di attività tra carriera solista e altri progetti (The New Pornographers), anche con questo nuovo lavoro Destroyer continua a trasformarsi e a sorprendere.

 

3. Fidlar – Too (Mom + Pop, 2015)

3. fidlar too Avevano debuttato nel 2013 i californiani FIDLAR con un nome che era l’acronimo di “Fuck It Dog, Life’s A Risk” e un disco omonimo che parlava della noia della vita quotidiana, di decisioni abbastanza discutibili e di come la vita li avesse fregati. L’urgenza di scappare dai monotoni sobborghi di una grande metropoli come Los Angeles rimane anche in Too (West Coast) così come la confusione legata al proprio destino (Why Generation) e l’uso di stupefacenti (40oz On Repeat) che hanno portato il leader Zac Carper in clinica di riabilitazione negli anni precedenti. Abbandonata l’urgenza espressiva dell’esordio, i Fidlar musicalmente oscillano tra il punk rock californiana anni ’90 e gli WAVVES di Nathan Williams dando vita ad un disco da ascoltare spensierati durante una calda giornata di fine estate.

 

4. Beirut – No, No, No (4AD, 2015)

4. beirut no no no Sono finalmente tornati dopo un silenzio durato quattro anni i Beirut di Zach Condon, che dedica il nuovo lavoro della band al racconto della sua recente esperienza di depressione dovuta al divorzio dalla compagna Kristianna Smith e la perdita di fiducia nella propria creatività, ritrovata recentemente solo grazie ad un nuovo amore. Si recuperano le atmosfere balcaniche e itineranti dei lavori precedenti nel primo singolo No, No, No che rimane però un episodio a sé e lascia invece spazio a canzoni più pacate e riflessive, come la strumentale As Needed che fa da spartiacque nella mezz’ora di durata dell’album. Un disco adatto a riscaldarsi d’inverno, come quello durante il quale è stato registrato in sole due settimane, forse il più freddo che New York abbia mai conosciuto. Nove canzoni dunque capaci di placare l’attesa da parte dei fan del prossimo lavoro dei Beirut.

 

5. Low – Ones and Sixes (Sub Pop, 2015)

5. low and sixes Fedeli alla Sub Pop fin da metà anni 2000, anche questo nuovo disco degli americani Low è stato distribuito dalla storica etichetta di Seattle e prodotto invece da BJ Burton agli April Base Studios di Justin Vernon a Eau Claire in Wisconsin. Nulla è cambiato, neanche la partecipazione di Glenn Kotche (batterista dei Wilco) è riuscita a scalfire il minimalismo del trio di Duluth, e soprattutto le voci di Alan e Mimi che si intrecciano ancora una volta in una inconfondibile danza ormai diventata il segno distintivo della band. I tappeti di elettronica non disturbano le rispettose chitarre e il dolce pianoforte che accompagnano testi chiaramente autobiografici. Un’altra prova del perché i coniugi Sparhawk siano considerati da ormai due decadi una vera e propria istituzione americana.

 

Greta Calzolari

 

 

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