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FIVE RECORDS LEFT: DICEMBRE 2015

by • 25 Dicembre 2015 • ConcretaMusic, FIVE RECORDS LEFTComments (0)1068

I cinque album del momento secondo Greta Calzolari, conduttrice del programma radiofonico “Bleach” in onda ogni mercoledì mattina su Radio Antenna 1 FM 101.3

1. Various Artists – Parallelogram (Three Lobed Recordings, 2015)
1. parallelogram kurt vile steve gunnPer festeggiare i 15 anni di attività la Three Lobed, etichetta indipendente del Nord Carolina fondata e diretta dal solo Cory Rayborn, ha pubblicato Parallelogram, un box in edizione limitata formato da cinque vinili pensati per trovare l’alchimia perfetta tra coppie di artisti. Tra queste si ritrova la collaborazione folk tra Hiss Golden Messenger e Michael Chapman; l’ecletticità del progetto del chitarrista Ben Chasny, Six Organs of Admittance, e l’indie rock di William Tyler (Lambchop); Kurt Vile e Steve Gunn a lungo compagni di palco ma per la prima volta insieme in uno studio di registrazione; una decostruzione di Ono Soul da parte dei Caught On Tape (Thurston Moore e John Moloney) seguita da incendiarie improvvisazioni del trio Bishop/Orcutt/Corsano; e infine Bardo Pont, uno dei primi sostenitori dell’etichetta, e gli Yo La Tengo. Un progetto ambizioso che dimostra l’importanza delle etichette indipendenti nel tenere in vita musica che non guarda di certo al profitto.

2. Alan Vega, Alex Chilton, Ben Vaughn – Cubist Blues [reissue] (Light In The Attic Records, 2015)
2. cubist bluesCubist Blues è nato tra i fumi di una serata passata tra le mura dei Dessau Studios di New York nel dicembre del 1994 quando Alex Chilton (Big Star), Alan Vega (Suicide) e Ben Vaughn decisero di ritrovarsi per suonare insieme. Da due notti di jam session nasce Cubist Blues, un disco imperfetto e sperimentale, che amalgama il jazz al blues al rockabilly, andando oltre il passato sonoro dei tre protagonisti. Realizzato per la prima volta nel 1996 dalla 2.13.61 di Henry Rollins (Black Flag), fu poco compreso dalla critica e il pubblico finì presto per dimenticarsene. Proprio per questo, la Light In The Attic, etichetta indipendente di Seattle famosa per le sue ripubblicazioni, ha deciso di riportare alla luce Cubist Blues e cristallizzare nuovamente un momento la cui unicità è stata compresa solo in seguito anche dagli stessi autori.

3. Cage The Elephant – Tell Me I’m Pretty (RCA Records, 2015)
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Dopo un lungo tour che li ha portati sui palchi mondiali insieme a Foo Fighters, Muse, Queens Of The Stone Age e, a due anni di distanza dal loro più grande successo Melaphobia che fruttò loro anche la nomination ai Grammy Awards, sono tornati i Cage The Elephant con il quarto lavoro in studio, Tell Me I’m Pretty. Abbandonato Jay Joyce, la band ha deciso di affidarsi a Dan Auerbach (Black Keys) per la produzione del disco e l’assolo del primo singolo estratto Mess Around. Si spazia dal garage al blues, dal rock alla psichedelia, mentre Matt Schulz declama poesie su temi non sempre facili, storie di cronaca nera, violenza domestica e depressione. Un disco che se fosse uscito prima sarebbe probabilmente entrato in qualche classifica di fine anno.

4. Smash – Happy Disease EP (Barberia, 2015)
4. smash happy disease
Non sembra di essere a Sassuolo ma oltreoceano ascoltando l’EP di esordio del nuovo progetto di Stefano Mappa, Smash, accompagnato dal vivo da Mirko Zanni e Luca Fiandri. Pubblicato dalla Barberia, etichetta discografica modenese, è stato stampato in edizione limitata sotto forma di cassetta, un formato che sta tornando ad avere grande successo tra le produzioni indipendenti. In Happy Disease l’alternative rock americano di Built To Spill, Guided By Voices e Dinosaur Jr. si fonde a sonorità dilatate che ricordano Kurt Vile e intermezzi fuzz che richiamano l’attuale scena californiana, Ty Segall in primis. Una buona occasione per rispolverare il vecchio mangianastri durante le nebbiose e malinconiche domeniche invernali.

5. Cass McCombs – A Folk Set Apart (Domino, 2015)
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Dopo aver pubblicato sette dischi, Cass McCombs ha deciso di uscire con una raccolta di rarità, b-side e demo che mostrano l’evoluzione artistica di undici anni di carriera, dal 2003 al 2014. Rigorosamente in ordine cronologico, il disco parte mostrando il lato meno conosciuto dell’artista, quello ruvido e punk (A.Y.D.) per poi entrare in un ambiente più famigliare, di ballate sarcastiche e ironiche, talvolta malinconiche (Minimum Wage). Sono state inserite le collaborazioni con Mike Gordon dei Phish (Texas) e Chris Cohen dei Deerhoof (An Other/Poetry’s Dead) e brani che avevano precedentemente trovato posto solo in split con altri artisti come i Meat Puppets (Evangeline) o Michael Hurley (Three Men Sitting). Un’occasione per scoprire nuove sfaccettature di Cass McCombs per chi lo avesse scoperto solo in tempi recenti o un punto di partenza per chi fosse al primo ascolto.

 

Greta Calzolari

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