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Five Records Left: Maggio 2016

by • 12 Giugno 2016 • ConcretaMusic, FIVE RECORDS LEFTComments (0)1101

Five Records Left è la classifica dei cinque dischi del momento secondo Greta Calzolari, conduttrice del programma radiofonico Bleach in onda ogni mercoledì sera su Radio Antenna 1

RADIOHEAD – A Moon Shaped Pool (XL, 2016)
Radiohead, Concretamente Sassuolo, Concretamusic, Greta Calzolari, Five Records LeftI Radiohead sono grandi geni del marketing ed anche questa volta sono tornati facendo in modo che per giorni i media parlassero solo di loro e del nuovo disco, A Moon Shaped Pool. Lasciata da parte l’elettronica di The King Of Limbs, sono tornate le chitarre, acustiche ed elettriche, i richiami agli anni ’90 di OK Computer, e sonorità ancora inesplorate da Thom Yorke e soci: folk, bossanova, jazz. Non è l’album sperimentale che tutti si aspettavano, ma è un ritorno elegante, intriso della tristezza di Thom Yorke per la fine della storia ventennale con la compagna Rachel Owen. Che si tratti di un nuovo capitolo o di un addio, come qualcuno ha supposto data la chiusura con la già nota True Love Waits, A Moon Shaped Pool non può che confermare la grandezza dei Radiohead come band.

 ANOHNI – Hopelessness (Secretly Canadian, 2016)
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Abbandonato il progetto Antony And The Johnsons, Antony Hegarty si presenta ora con lo spirit name Anohni. La voce non è cambiata ed è ancora in grado di suscitare emozioni forti, di trasmettere rabbia, ma con delicatezza. Hopelessness affronta infatti temi importanti. Si parla della guerra in Afghanistan (Drone Bomb Be) e di questioni ambientali come il surriscaldamento globale (4 Degrees). Anohni invita a riflettere e indirettamente incolpa anche se stessa per il proprio egoismo (Watch Me). La collaborazione con Hudson Mohawke e Oneothrix Point Never (aka Daniel Lopatin) ha introdotto sonorità più elettroniche rispetto ai dischi precedenti dell’artista, riuscendo a dare ancora più risalto al messaggio che Anhoni ci tiene a lasciare all’ascoltatore. Uno dei dischi dell’anno.
CAR SEAT HEADREST – Teens Of Denial (Matador, 2016)
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23 anni e tredici dischi già registrati: Will Toledo ha tutte le carte in regola per ripercorrere le tracce di grandi come Robert Pollard, e questo Teens Of Denial ne è la prova. Dal punto di vista musicale è una lettere d’amore per tutto quello che è stato l’indie rock americano anni ’90 (Pavement, Pixies, Weezer), ma a rendere speciale il debutto ufficiale di Car Seat Headrest sono le parole. Il passaggio da adolescenza a giovane età adulta del protagonista Joe viene raccontato con sarcasmo, cantato come se fosse una conversazione tra i due. Autosconfitta, depressione e alcolismo sono riflessi in storie che potrebbero definirsi comuni, quasi banali, ma Will Toledo ha la capacità di trovare insegnamenti nell’ovvio. E’ ancora presto per fare previsioni sulla carriera di Car Seat Headrest ma le premesse sono delle migliori.
YAK – Alas Salvation (Octopus Electrical, 2016)
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A Londra i riflettori sono puntati su di loro già da un tempo, la Fat Possum e la Third Man Records di Jack White avevano già intravisto qualcosa negli scorsi anni, dando l’opportunità agli Yak di pubblicare tre singoli prima ancora di un vero proprio disco. Animati dallo spirito do-it-yourself, il trio londinese ha poi deciso di autoprodurre Alas Salvation per l’etichetta indipendente Octopus Electric mantenendo al proprio fianco il produttore Steve Mackey, unico capace di trasportare l’energia e la forza dei live della band su supporto fisico. Punk, garage, fuzz, psych e puro rock ‘n’ roll sono infatti alla base di questo debutto che si preannuncia essere uno dei più interessati dell’anno.
OSCAR – Cut And Paste (Wichita, 2016)
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Emerso sulla scena della capitale britannica nel 2014, Oscar Shelling, meglio conosciuto solamente come Oscar, ha finalmente deciso di incidere il suo disco d’esordio recuperando vecchi brani e scrivendone di nuovi, sempre mantenendo la sua attitudine lo-fi e quel mix di stili che da sempre caratterizza le sue opere. Ogni canzone di Cut And Paste è infatti un mondo a sé, si va dai richiami nostalgici al brit pop (Sometimes) a chitarre più distorte (Breaking My Phone), da ballate che ricordano gli Smiths (Daffodil Days) a duetti come quello con Marika Hackman (Only Friend). Si tratta semplicemente di canzoni d’amore, intrise di pop e riff contagiosi, ma che sono perfette come colonna sonora estiva

 

Greta Calzolari

 

 

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