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FIVE RECORDS LEFT: OTTOBRE 2015

by • 16 Ottobre 2015 • ConcretaMusic, evidenza, FIVE RECORDS LEFT, newsComments (0)1137

I cinque album del momento secondo Greta Calzolari, conduttrice del programma radiofonico “Bleach” in onda ogni venerdì pomeriggio su Radio Antenna 1 FM 101.3

 

1. John Grant – Grey Tickles, Black Pressure (Partisan Records, 2015)
1 john grant grey tickles
E’ abituato a scrivere con tempi dilatati, John Grant, abitudine che ha dovuto mettere da parte per realizzare invece il suo ultimo disco, scritto in Islanda, terra che ormai chiama casa, e registrato invece a Dallas, Texas, con l’aiuto del produttore John Congleton (St. Vincent, Franz Ferdinand). I versetti della Bibbia recitati in apertura e chiusura di Grey Tickles, Black Pressure svelano il tema che fa da sfondo all’intero disco, l’amore, affrontato con il cinismo che contraddistingue Grant insieme ad argomenti come la morte (Down Here), la pressione dovuta alla popolarità (Geraldine), e per la prima volta, quasi con serena accettazione, la sua condizione di sieropositivo (Grey Tickles, Black Pressure). Dal punto di vista musicale, questo terzo lavoro è la sintesi della sua carriera artistica, il perfetto equilibrio tra le ballate del primo disco che richiamavano l’esperienza nei Czars, e l’elettronica unita agli arrangiamenti orchestrali di Pale Green Ghosts. Sicuramente uno dei dischi dell’anno.

2. Kurt Vile – b’lieve i’m goin down… (Matador, 2015)
2 kurt vile believe im going
Era cominciata con The War On Drugs la carriera musicale di Kurt Vile, band ben presto abbandonata nel 2008 per avviare la sua carriera solista arrivata ormai al sesto capitolo. Come il disco precedente, anche b’lieve i’m going down… è stato registrato tra località diverse, Brooklyn, Los Angeles, Athens e il deserto della California, Joshua Tree, con l’obiettivo di rendere la musica più dinamica, come ha ammesso lo stesso artista. Le radici rimangono però nei più tradizionali folk e country americani, dai quali Kurt Vile riprende strumenti come il banjo (I’m an Outlaw) ed eredita la tecnica del fingerpicking. L’onestà rimane il tratto distintivo della sua scrittura, racconta infatti della vita da musicista (Life Like This), dell’amore per la moglie (Stand Inside) e ironicamente apre il disco con un’autoanalisi in Pretty Pimpin’. Anche stavolta Kurt Vile si fa portavoce della complessità umana, svelandola in modo semplice ma più maturo.
3. Julia Holter – Have You In My Wilderness (Domino Records, 2015)
3 julia holter have you seen
E’ bastato poco tempo a Julia Holter per emergere dalla scena della sua città natale, Los Angeles, sia grazie ai dischi precedenti sia alle collaborazioni intraprese negli anni, fino al suo ultimo lavoro che l’ha portata sotto i riflettori della stampa mondiale. A differenza degli album precedenti, manca un tema centrale. Have You In My Wilderness si articola infatti intorno a storie, flussi di coscienza di persone che si perdono e ritrovano in mezzo alla natura. Non mancano invece le influenze letterarie tra cui The Berlin Stories di Christopher Isherwood e il racconto Chaise Acquaintances di Colette. La produzione di Cole Marsden Greif-Neill dona chiarezza alla voce della Holter che si staglia tra arrangiamenti jazz (Vasquez), country (Everytime Blues), ambient (How Long) e orchestrali (Feel You) ma con venature pop che rendono Have You In My Wilderness il disco più accessibile dell’artista e una delle sorprese più belle di quest’anno.
4. Protomartyr – The Agent Intellect (Hardly Art, 2015)
4 protomartyr the agent intellect
I Protomartyr si formavano nel 2008 dall’urgenza del trentacinquenne Joe Casey di riversare le proprie frustrazioni nella musica. Da lì la decisione di assoldare un gruppetto di ragazzi più giovani, chiamati Butt Babies, che lo accompagnassero in una nuova avventura musicale. Come i precedenti dischi, anche The Agent Intellect trova radici nel post punk dei Joy Division, con episodi però legati al punk più moderno di band come i Parquet Courts. La religione è il tema centrale (The Devil in His Youth, I Forgive You) insieme all’omaggio ai genitori di Casey recentemente scomparsi (Why Does It Shake?, Ellen). La velocità nella scrittura di quest’ultimo lavoro, uscito ad un solo anno di distanza dal precedente, non ha però impattato sulla qualità. Anzi, la scrittura più matura e narrativa di The Agent Intellect ha riconfermato i Promartyr come una delle realtà più interessanti dell’attuale scena di Detroit.
5. The Dead Weather – Dodge And Burn (Third Man Records, 2015)
5 dead weather dodge and burn
Tra carriera solista, etichetta discografica e progetti da produrre, da due anni a questa parte Jack White ha trovato anche il tempo di rimettersi dietro ai piatti e riunire i Dead Weather, il supergruppo che vede Dean Fertita (Queens of The Stone Age) alla chitarra e tastiere, Jack Lawrence (Raconteurs) al basso ed Alison Mosshart (The Kills) alla voce. Sentire l’influenza di Jack White è inevitabile: Lose The Right si apre con un riff di organo da White solista, Open Up ha le chitarre lancinanti e l’atmosfera cupa dei Dead Weather, mentre Let Me Through ricorda i White Stripes. Nonostante questo, l’ombra di White non sovrasta il lavoro degli altri componenti che sembrano aver trovato l’alchimia perfetta tra rock e garage, fino a dar vita nell’inaspettata ballata Impossible Winner che chiude Dodge and Burn tra archi e pianoforte. Peccato solo che non ci sarà nessun tour di presentazione del disco.

 

Greta Calzolari

 

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