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Game of Thrones S06E04 – Book of the Stranger

by • 18 Maggio 2016 • ConcretaSeries, evidenza, newsComments (0)1024

Game of Thrones S06E04 – Book of the Stranger

Attenzione contiene Spoiler!

Game of Thrones 1Congiure, donne forti e fuoco, tanto fuoco: volendo tirare le somme, potremmo considerare queste tre come parole chiave di questo quarto episodio che, forse più di altri, ci riproietta appieno nello spirito originario di Game of Thrones e fa prendere ritmo alla stagione.

Innanzitutto, dopo la bellezza di sei stagioni, per Sansa-mai-na-gioia arriva finalmente un po’ di sollievo con il ricongiungimento a Jon Snow. Non solo: mentre questi continua a sfoggiare la sua nuova personalità di deluso dal mondo che ormai se ne frega di tutto e tutti, a Sansa tocca tirare fuori la grinta e convincerlo a non demordere e a riconquistare la loro casa. Un bel cambiamento che molti aspettavano da tempo e che potrebbe cambiare radicalmente il personaggio, probabilmente instillandole un po’ di sete di sangue. Sempre se glielo permetterà Baelish, che debutta in stagione e manipola il ridicolmente stupido Robin Arryn per sguinzagliare i Cavalieri della Valle (finalmente li vedremo in azione!) al “salvataggio” di Sansa e probabilmente alla conquista di Grande Inverno.

Nel castello che fu degli Stark spadroneggia ancora Ramsey, che fa una breve comparsata giusto per ricordarci che è un sadico assassino, ma soprattutto per togliere di mezzo Osha che si unisce alla lunga lista dei personaggi a cui dobbiamo dire addio. Così come rivediamo Theon per pochi minuti, il tempo di giurare fedeltà alla sorella Yara nella sua imminente lotta per il potere.GotS06E04_2

Se il Nord si prepara alla guerra, ad Approdo del Re viene forgiata un’inattesa alleanza fra i Lannister e i Tyrell per consumare la comune vendetta sull’Alto Passero e il Credo Militante; che ci si possa fidare di Cersei per un’intesa del genere è assai discutibile, ma stavolta potrebbe davvero essere indotta a riappacificarsi coi suoi rivali per farla pagare a chi l’ha privata della bella chioma dorata e costretta a passeggiare nuda per la capitale del Regno.

Ciò di cui invece personalmente non si sentiva proprio la necessità era il discorso piuttosto noiosetto dell’Alto Passero sul suo passato nel vano tentativo di conquistare la fiducia di Margaery, consentendole anche di incontrare Loras. Grazie per averci ricordato della loro esistenza.

Apprezzabile invece il ritorno sulla scena di Tyrion, che riconquista il suo carisma dopo il ruolo scialbo degli scorsi episodi. E lo fa sfoderando le sue doti di narratore diplomatico, che gli consentono di siglare un patto con gli schiavisti della Baia e di ottenere l’abolizione della schiavitù dopo sette anni in cambio di nuove attività “imprenditoriali” ugualmente lucrative. Un po’ il trionfo del riformismo aristo-pragmatico di Tyrion sui metodi giacobini di Daenerys. Con conseguente mal di pancia di Verme Grigio e Missandei.

Resta da vedere se il progetto di Tyrion si concretizzerà visto che la Madre dei Draghi sta per tornare a dettare legge. Daenerys infatti non ha la minima intenzione di unirsi al circolo delle vedove rassegnate dei khal caduti. Con l’aiuto (?) di Jorah e Daario, chiude i khal nella “sala del trono” di Vaes Dothrak e li arrostisce tutti, uscendone indenne – come si sa, il fuoco non danneggia la Non Bruciata – e ottenendo la fedeltà dei Dothraki, cioè dell’armata più feroce, agguerrita e vasta che ci sia (lo sguardo del friendzonato per eccellenza di Game of Thrones sul suo corpo nudo è impagabile). Non sappiamo se riuscirà nel suo intento di riprendere il controllo di Meereen e in futuro di Westeros, ma sicuramente domina il finale di questo episodio!

Degno di nota in questo episodio il ruolo di primo piano svolto dalle donne forti in ogni scenario. A parte ovviamente Daenerys, è Sansa a mostrare coraggio e a convincere Jon a organizzare la riconquista di Grande Inverno, così come è Margaery a spronare Loras a non cedere, mentre si profila un ruolo maggiormente centrale per Yara Greyjoy. Sempre a proposito di donne forti, siamo sicuri che la tresca Brienne-Tormund sia una buona idea?

 

Federico Picerni

 

 

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