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I Magazzini Criminali e NEW HOTEL PAPESCHI, a PaggeriArte – Sassuolo

by • 18 Dicembre 2013 • CharleyComments (0)2417

 

 

Max Papeschi - Sold Out - 2009In contemporanea con la 21esima edizione dell’OZU Film Festival, storico festival del cortometraggio di Sassuolo e dintorni,  I Magazzini Criminali si mettono l’abito da sera, ospitati da Paggeria Arte nella splendida cornice di Piazza della Rosa, e danno vita a New Hotel Papeschi, sorta di mostra-retrospettiva del giovane – non più giovane – Max Papeschi. Dice di se stesso, in terza persona, sul suo sito maxpapeschi.com:  «il suo lavoro Politically-Scorrect, mostra una società globalizzata e consumista rivelandone i suoi orrori in maniera ironicamente realistica».

Max Papeschi acquisisce una certa popolarità nel 2009 attraverso un’opera tratta della serie Max Papeschi - dalla serie A Life Less OrdinaryFrom Hiroshima with Love”: Adolf Hitler, di spalle, si specchia riconoscendosi come un Mickey Mouse nazista. Tutta la serie “From Hiroshima with Love” (visitabile anche sul sito) è senz’altro la più interessante, non solo per il bianco e nero che storicizza i cartoons, ma anche perché il risultato del fotomontaggio risulta molto più gradevole rispetto alle serie a colori (che invece mostrano bellamente la bassa qualità della lavorazione, a dimostrazione che non è interesse di Papeschi alcuna sorta di realismo, e di questo non vi è alcun dubbio).

Le idee però, tolto questo, latitano: l’inteMax Papeschi - dalla serie A Life Less Ordinaryra mostra alterna capi di stato, dittatori, ma anche bambini, animali più o meno buffi (con facce à la paperissima sprint), agli eroi dei più piccini, come i personaggi di Walt Disney, i Looney Tunes, o i Muppets, in un vortice di immagini sconclusionato che mostra un politically scorrect piuttosto stantio e superficiale. Stantio e superficiale perché parla di figure umane che la società riconosce come estreme, e in un certo qual modo facili perché facilmente amabili oppure detestabili: Hitler è considerato il male assolutoMax Papeschi - dalla serie A Life Less Ordinary, non meglio è considerato Stalin, così come può esserlo al giorno d’oggi una figura come Osama Bin Laden; estremi però sono anche i bambini e il mondo che li circonda, poiché nella loro tenerezza, nella loro totale mancanza di colpevolezza, sono giustamente percepiti come estranei alla malvagità del mondo (una delle ultime serie, Smile, Relax and Hate, è dedicata proprio ai più piccini: ma qui è chiaro che Papeschi sta scavando il fondo del barile delle idee). Non finisce qui: la guerra è una cosa brutta, i presidenti americani sono sempre dei cattivoni complottisti, gli ebrei sarà quel che sarà mi ci sono sempre in mezzo. InsoMax Papeschi - dalla serie Smile, Relax, and Hatemma, nella ideologia spicciola di Papeschi tutto fa brodo.

Nella ideologia spicciola di Papeschi tutto fa brodo, e questo è chiaro: ciò che invece non si capisce, in ogni opera, in ogni serie, è se l’obiettivo di Papeschi sia la banalizzazione del male, ad esempio riducendo Hitler e il nazismo ad una sorta di favola per bambini, oppure al contrario elevare un carattere buono (e un po’ noioso) come quello di Topolino, al rango di demone in terra. Non solo: cosa vuole esprimere l’artista raffigurando Donald Duck in guerra? Forse che il VietnMax Papeschi - dalla serie The Nightmare Before Nothingam era una commedia esilarante? O forse vuole insinuare che chi istiga alla violenza è Paperino? E con la foto del campo di concentramento di Auschwitz piena di Bugs Bunny? Vuole forse intendere che gli ebrei deportati erano conigli? E se no, che altro mai avrà voluto intendere?

Alcuni meriti però vanno dati: l’interessante trilogia di foto dedicata ai profumi; il bello di “Eau de Gaza”, o del profumo “N°5 Hitler – Berlin” sta proprio nell’idea di una foto pubblicitaria che, conformandosi a quei standard che rendono il prodotto appetibile, ci Max Papeschiraccontano però qualcos’altro, perché in fondo la pubblicità è propaganda. Davvero divertente poi, per motivi diversi, il teschio su sfondo blu a cui Papeschi aggiunge le orecchie di Topolino: unasorta di comico memento mori à la Damien Hirst, ma con la firma di Papeschi, simbolizzata dalle orecchie di disneyana memoria.

Al netto di questi due interessanti spunti, resta il fatto che la banalità con cui Papeschi racconta Roland MacDonald (che è praticamente identico al celebratissimo IT di Stephen King: per intenderci il libro è vecchio di 30 anni e il film di 20), Barack Obama, o il papa-bambino (prendo ad esempio queste tre figure perché la loro storia personale non ha nulla a che fare l’uno con l’altro) sembra invogliarci a dire che ci sia Francis Picabia - L'adoration du veau (Adoration to Veal)una qualche critica, che Papeschi voglia contestare qualcuno o qualcosa. Nella costruzione della foto però, non vi è davvero nulla che possa ardire a tanto, e ciò che sembra politically scorrect, si mostra per essere in realtà un politically non-sense. Per dare un sense a ciò che si è visto in mostra, si potrebbe quasi dire che Papeschi ce l’abbia con i ”poteri forti”, qualunque cosa queste due parole vogliano dire: ebbene, consiglio di visitare il Centre Pompidou ed ammirare “L’adoration du Veil”, di Francis Picabia: un buon esempio di critica ai totalitarismi (dipinta circa un secolo fa).

Così facendo, puntando il dito contro un po’ tutto e tutti, senza mai capire bene come e quanto, in modo così sgraziato e maccheronico, Papeschi non risulta affatto politically scorrect, tutt’altro: sembra a tutti gli effetti dare immaginari colpi al cerchio ed alla botte in modo da non voler veramente infrangere alcun tabu. Moooooolto democristiano.

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Pieralvise Garetti



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