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IFIGENIA LIBERATA foto-®MasiarPasquali

IFIGENIA, LIBERATA AL TEATRO DUE DI PARMA

by • 16 aprile 2018 • evidenza, QuartaPareteComments (0)558

Uno spettacolo come indagine ontologica. Un testo classico euripideo come spunto per vaste, profonde riflessioni, che non hanno tempo, né – tantomeno– scadenza.

Da dove nasce la nostra idea di “sacrificio”?  L’atto violento è davvero avvertito come fatto criminoso o, sotto alla nostra sociale ipocrisia, si nasconde un “sollievo” inevitabile?

Ifigenia– la figlia e vittima più citata e coinvolta da sempre– qui è un punto di partenza, un punto di arrivo per un viaggio ben più complesso di una narrazione, ben più ricco di una messinscena classica.

Ispirandosi a Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, all’Antico e Nuovo Testamento, ma anche ai saggi di Friedrich Nietzsche e René Girard, Camelo Rifici e i suoi ineccepibili attori ci mettono davanti a un’evoluzione di pensiero, attraverso l’analisi drammaturgica dell’atto estremo del sacrificio nel mito senza tempo degli Atridi.

Si parte da Caino e Abele e si arriva a noi, in un gioco metateatrale da leggere a più livelli, del tutto sovrapposti fra di loro: siamo in una sala, durante le prove di un testo ancora da completare. Il fine è dichiarato: indagare sull’origine della violenza e sul valore che noi le attribuiamo. In una sorta di gioco condiviso con il pubblico, con Tindaro Granata nei panni del regista e Mariangela Granelli in quelli della drammaturga, si isolano, si studiano, si analizzano – con capacità filologica e chirurgica– i passaggi che portano al sacrificio della figlia di Agamennone: è l’eroe greco a essere colpevole di omicidio o siamo noi (la folla, il popolo, la gente) a scegliere, ancora una volta, di liberare Barabba e di condannare l’innocente? Possiamo mettere a morte anche chi non si è peccato di nulla o abbiamo bisogno di un pretesto per sentirci, poi, sollevati?

In questa lezione-spettacolo, tutto è curato nei minimi dettagli: l’intenzione e l’intensità attoriale (in un gioco di fuori-dentro scena che non lascia respirare chi guarda), la cura comunicativa dei costumi e delle scene stesse (anche arricchite da inserti video e da riprese live), gli accostamenti fra classico e contemporaneo, che creano, tra gli altri, un magnifico Calcante che interroga il destino attraverso un hula hoop.

Caterina Carpio, Giovanni Crippa, Zeno Gabaglio, Vincenzo Giordano, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Francesca Porrini, Edoardo Ribatto, Giorgia Senesi, Anahì Traversi: un corpo unico che recita il recitare e l’interrogarsi, creando una sinergia perfetta, che non lascia scampo. Che, forse, non dà speranza.

Ifigenia, liberata è uno spettacolo da cui si esce con la fronte corrugata e con, probabilmente, un immenso bisogno di conferme: un’indagine filosofica drammatizzata che necessita di tempo e riflessione, soprattutto dopo la sua visione.

Uno spettacolo che sa e deve scuotere.

In attesa di un dio che salvi anche noi, forse sostituendo, con una cerva, la nostra imprescindibile crudeltà naturale.

 

Clizia Riva

 

IFIGENIA, LIBERATA

ispirato ai testi di Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, Friedrich Nietzsche, René Girard, Giuseppe Fornari

progetto e drammaturgia Angela Demattè e Carmelo Rifici


con (in ordine alfabetico) Caterina Carpio, Giovanni Crippa, Zeno Gabaglio, Vincenzo Giordano, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Francesca Porrini, Edoardo Ribatto, Giorgia Senesi, Anahì Traversi



scene Margherita Palli

costumi Margherita Baldoni

scene realizzate dal Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

costumi realizzati dalla Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

maschere Roberto Mestroni

musiche Zeno Gabaglio

disegno luci Jean-Luc Chanonat

progetto visivo Dimitrios Statiris

regista assistente Agostino Riola

assistenti alla regia Emiliano Masala e Francesco Leschiera

assistente scenografa Francesca Greco

assistente costumista e sarta di scena Giulia-Claudia Gambi

in video Maximilian Montorfano, Jacopo Montorfano e Agnese Chiodi


regia Carmelo Rifici

produzione LuganoInScena
  in coproduzione conLAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Azimut
in  collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi, Theater Chur
 con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura

Fotografie: Masiar Pasquali

 

immagini per concessione Teatro Due

 

 

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