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Il capitale umano – Paolo Virzì (2014)

by • 17 Gennaio 2014 • ConcretaMovieComments (0)2957

 

 

locandina capitale umano

“Ho già afflitto tanto i miei lettori con centinaja di novelle; perché dovrei affliggerli ancora con la narrazione dei tristi casi di questi sei disgraziati?”

Così scriveva Pirandello nella prefazione a “Sei personaggi in cerca d’autore” e anche Virzì, dopo una filmografia incentrata su commedie allegre, decide di provarci con una pellicola drammatica, analizzando anche lui alcuni “tristi casi”. Ne esce un thriller che si districa tra i problemi di sette soggetti, di diverse età ed estrazioni sociali, all’inizio blandamente collegati ma che col tempo si troveranno, loro malgrado, aggrovigliati nella stessa inestricabile matassa.

Sette protagonisti, creati dal regista come fossero maschere della commedia dell’arte; sette personaggi volutamente caratterizzati all’estremo, caricature ispirate alla varietà di quella terra che è la Brianza, nella quale è ambientato il film. Una regione abbastanza vicina a Milano da essere influenzata dalla sua mondanità e propensione all’apparenza, ma abbastanza lontana da mantenere i tratti della provincia di montagna, dove si può ancora ritrovare qualcuno di quei valori persi nella città e dove questi soggetti surreali non perdono mai la loro credibilità. Ma veniamo ai personaggi, che sono il vero fulcro della narrazione: attorno ad essi si annoda una trama che li cambierà e li farà uscire decisamente diversi da come li abbiamo incontrati, come se inizialmente avessimo giudicato, come si suol dire, quei libri dalla copertina, senza sfogliare delle pagine che prepotentemente smentiranno le apparenze.

Il primo che ci viene presentato è Dino, titolare di una piccola agenzia immobiliare, credulone col desiderio di fare soldi facili; poi vediamo Giovanni, broker dell’alta finanza, privo di ogni scrupolo, algido e dedito unicamente al proprio lavoro. Subito dopo arriva Carla, moglie di Giovanni, mantenuta annoiata e insoddisfatta, caratterizzata da una stupidità che risulta, per volere di Virzì, fastidiosa ma mai in modo eccessivo, nonostante lo spettatore imparerà ad apprezzarla con lo scorrere della pellicola. L’ultima protagonista adulta è Roberta, compagna di Dino, psicologa estremamente acuta e sensibile, coi piedi ben piantati a terra. Dopo di loro conosciamo i tre ragazzi, prima di tutti Serena: figlia di Dino, bella ed intelligente studentessa del liceo, neo ex-fidanzata del figlio di Giovanni, Massimiliano, studente modello ma in realtà uno spaccone superficiale che continua a starle addosso. Infine troviamo Luca, misterioso e tenebroso ragazzo creativo, con la passione per il disegno, paziente di Roberta per una storia di droga.

giovanni carla il capitale umano

Se sono sette i protagonisti, ognuno profondamente caratterizzato, sembra non ci sia più spazio per altri soggetti; tutti loro hanno problemi diversi e vite incasinate, ma una sera di Dicembre accade qualcosa che stravolge completamente la situazione, in peggio. È la mattina dopo una festa al liceo e su un giornale locale compare in prima pagina un articolo che ci mostra un ciclista, al momento in pericolo di vita, investito la notte precedente su una stradina vicino a casa di Massimiliano. È proprio questo ciclista, del quale vediamo solo una foto di sfuggita, a renderci davvero partecipi delle emozioni dei protagonisti, ognuno nella sua prigione dalla quale non può evadere; la vita della maggior parte di loro cambierà per sempre, portandosi dietro anche lo spettatore, strattonato da una parte dalla compassione per i personaggi e dall’altra da una vicenda così difficile da decifrare da trovarsi totalmente abbandonato al film.

Come se non bastasse, l’incidente è solo il culmine di una serie di eventi che lo precedono: Dino, pur non avendo nessuna conoscenza finanziaria, compra una quota consistente di un fondo speculativo di Giovanni, andandosi ad indebitare e a mentire ai suoi amici e familiari; inoltre Carla decide di ristrutturare un vecchio teatro in rovina usando i soldi del marito e promettendo a tutta la comunità di riportarlo in attività. Come si può facilmente prevedere, considerando l’ingenuità di Dino e Carla, niente andrà come previsto. Infatti il cattivo risultato del fondo farà perdere al primo anche quello che non ha e impedirà alla seconda, stolta sognatrice, di portare a compimento il suo progetto, complice il totale disinteresse del marito per tutto ciò che non abbia un ritorno economico.

massimiliano serena il capitale umano

Dal punto di vista tecnico la narrazione è gestita magistralmente: il regista la suddivide in quattro capitoli, tre col nome di uno dei protagonisti e un capitolo conclusivo; inoltre per aumentare la tensione e la complicatezza che si addice a un thriller, non si limita ad ambientare il tutto in un solo, lineare periodo. Infatti il film salta avanti e indietro, con una certa frequenza, dalle vicende invernali, quelle appunto immediatamente precedenti e successive all’incidente, a quelle dell’estate appena trascorsa, utili a darci le premesse per poter capire il periodo appena descritto. Il luogo dove si ricongiungono, nello stesso momento, i primi tre capitoli è il tavolo alla festa del liceo al quale siedono le due famiglie. È proprio qui che ognuno dei tre personaggi che hanno dato il nome a un capitolo serve, col suo arrivo, un piatto di finta gioia, nascondendo un segreto inconfessabile ai commensali.

Il film si presenta certamente come candidato a diventare una delle migliori produzioni italiane di questo 2014, grazie non solo alla sua profondità e indubbia capacità di emozionare, ma anche per la presenza di un cast sempre all’altezza di ruoli non certo banali. Da notare la sorprendente bravura di Guglielmo Pinelli (Massimiliano) e soprattutto della bellissima Matilde Gioli (Serena), entrambi al loro esordio nel mondo del cinema. Inoltre mi sento di segnalare l’ottima prestazione di Valeria Bruni Tedeschi nella parte di Carla, della quale è riuscita ad esprimere appieno la già citata fastidiosa stoltezza e ha ben trasmesso la crescita del personaggio. Infatti, se la virzìdonna parte da una condizione di totale alienazione rispetto alla realtà (emblematica la sua domanda “Cos’è la polizia?”), giunta alla conclusione della pellicola sembra essere l’unica ad avere raggiunto una lucidità tale da poter comprendere l’intero cinismo della vicenda. Nelle ultime battute ci appare chiara questa crescita quando rivolge al marito una frase, assieme alla sopracitata, altrettanto centrale: “Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto”. Un rimprovero quasi ironico, conscia del fatto che non potrà cambiarlo come mai cambierà il modo di pensare di tutta quella categoria di persone focalizzate sull’egoismo e sulla fame di denaro che caratterizzano Giovanni.

Per concludere, immagino vi siate posti una domanda: e il titolo, “Il capitale umano”,  cosa c’entra con tutto questo? Esso rimane implicito in quasi tutto il film, ma ne è la chiave di lettura per capire il rapporto tra le persone e la ricchezza, relazione sempre presente sotto varie forme. Inoltre negli ultimi 30 secondi viene esplicitato nel modo più diretto possibile, dando all’intera storia, per chi si stesse rassicurando ripetendo tra sé e sé che è stata solo finzione cinematografica, una connotazione di vicenda totalmente plausibile. Perché il capitale umano è reale, tutti noi abbiamo un prezzo.

 

Edoardo Galluzzi

 

 

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