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Il Korova supera la prova della maturità teatrale

by • 30 Novembre 2011 • QuartaPareteComments (0)1551

 

 

Per la prova della maturità teatrale, hanno scelto un testo non facile da mettere in scena, né tantomeno nazionalpopolare. I ragazzi del Korova, sotto l’esperta e sapiente guida del regista e attore Claudio Calafiore, domenica sera hanno presentato al Carani di Sassuolo una piece dissacrante e sempre attualissima, “L’Opera da tre soldi” scritta da Bertolt Brecht nel 1928.

Folto il pubblico, a testimonianza di una credibilità e di una professionalità crescente dimostrata negli anni da un gruppo di ragazzi affiatati e, senza dubbio, artisticamente dotati. Argomenti ostici e scabrosi, ambientazioni da bassifondi di una Londra dissoluta e spietata, grondante scurrilità e spregevolezze, cinismo e tradimenti, e popolata da gangster, mendicanti, trafficoni, meretrici, conniventi poliziotti corrotti, dimostrazione lampante di come l’adorazione del denaro renda tutti uguali, furfanti e tutori della legge. Un menù di non immediata digestione.

Solo la verve e la forza espressiva degli attori, per l’occasione anche cantanti (con alterni risultati, invero), ha saputo trasformare un aspro testo di critica sociale in quasi tre ore di piacevole spettacolo. Davvero straordinaria l’interpretazione del protagonista Federico Grande – Mackie Messer, fiero e sagace criminale patentato nonché impunito donnaiolo, che finirà ingloriosamente fritto su una sedia elettrica. Altrettanto luminosa la prova di Giulia Pigoni – Polly, sexy moglie solo all’apparenza succube e ingenua, capace al tempo stesso di risultare smorfiosa, tenace e seducente. Un’altra serata di gloria che le fa guadagnare in via definitiva il titolo di “Edwige Fenech di San Michele dei Mucchietti”. 😉

Nei panni dell’altra donna del boss la filiforme ed eclettica Elisa Grano – Lucy Brown, la più acclamata dal pubblico in platea alla fine, ma che – come già dimostrato in altre performance teatrali – avrebbe di certo avuto le potenzialità per dare ancora più incisività e forza al suo personaggio. Grano assolutamente convincente, invece, nel secondo suo ruolo, seppur più marginale, di prostituta in versione squittente “oca giuliva”. Leggermente sottotono, senza infamia e senza lode, è parso Mirco Bertolini – “La Tigre” Brown, capo della polizia di Londra e amico di vecchia data di Mackie Messer.

Momenti sfiziosi, il litigioso isterico faccia a faccia tra le rivali d’amore Pigoni e Grano, e la sempre brava ed esperta Roberta Barra – signora Celia Peachum, che prima dell’esecuzione dell’osteggiato genero, orchestra il cambio d’abito della figlia in scena, vestendola a lutto e istruendola sul da farsi in maniera sarcasticamente spassosa. Tra i ruoli minori, sempre all’altezza della situazione Marco Pifferi nei panni di Jack, fedele (ma un po’ tonto) braccio destro di Mackie. Apprezzata anche la rabbiosa prostituta Jenny, rosso crinita, interpretata da Federica Montecchi. Positivo l’esordio su un grande palcoscenico di Alberto Fidani, particolarmente efficace nel ruolo di guardia. Niente scherzi da “prima” neanche per la new entry Morena Soli, a proprio agio nei (discinti) panni di Betty.

Da segnalare poi l’ottima intuizione di far modificare agli stessi attori la scenografia (composta in maniera essenziale ed efficace da severe griglie di ferro e tessuti lussuriosi) sempre mantenendo le peculiarità proprie di ogni personaggio, pur nella fatica, nella frenesia e nella rigida funzionalità di palco.

Tra le pecche, come già capitato al Carani, l’audio non perfetto, in particolare nel primo atto. Anche qualche scena di gruppo (ad esempio il matrimonio tra Mackie e Polly) è risultata piuttosto confusa, soprattutto sul piano della sovrapposizione sonora, a discapito dell’immediata comprensione della trama e dei diversi personaggi. Anche la potenzialità ironica di situazioni e battute non è stata espressa o compresa appieno, tanto che raramente il pubblico è sembrato coinvolto dalla comicità di alcuni passaggi.

Di grande impatto, per concludere, la scena finale, con la presenza maestosa di una onirica, futuristica sedia elettrica. E nei ringraziamenti finali, grande show della Pigoni che monta a cavalcioni del marito morto – in un corto circuito sublime di sesso e morte – e la “resurrezione” liberatoria di Grande, che ha inondato il pubblico di energia, soddisfazione, emozione.

La prova di maturità è ampiamente superata.

 

Marco Fiori – ph. Dante Farricella

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