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“IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES”. PAOLO ROSSI ALL’ARENA SHAKESPEARE DEL TEATRO DUE

by • 10 luglio 2018 • evidenza, QuartaPareteComments (0)223

paolo rossi 1 Cos’è, oggi, il “teatro popolare”?

Non è il bieco teatro dei comici facili che sanno far ridere attraverso le ovvietà. Non è – a maggior ragione– il borghese e astratto postmoderno, così tanto sdoganato.

Il “teatro popolare” è, prima di tutto, un teatro direttamente e finalmente comunicativo. Un teatro di satira attuale, che sappia riprendere gli universali storici e farli risorgere.

Farli respirare.

Questa è l’operazione ravvisabile nel nuovo spettacolo di Paolo Rossi, andato in scena lunedì 9 luglio all’Arena Shakespeare della Fondazione Teatro Due.

Un contesto di riferimento: Versailles come meta da raggiungere (ma non per forza), un divano settecentesco su cui addormentarsi, attori che emergono come spettri onirici e uno straordinario trio musicale  da cui affiorano monologhi e accompagnamenti indispensabili.

Rossi è proprio il “re anarchico”, che mette in scena il suo sogno: scrutinare attori, alla ricerca della compagnia perfetta con cui giungere alla “corte dei mediocri” reali.

E, per fare ciò, il grande protagonista invisibile non poteva essere altri che Molière: colui che recitava i vizi di coloro che rappresentavano il suo pubblico.

In chiave ironica, con una seria leggerezza perennemente rivitalizzante, Paolo Rossi, la straordinaria Lucia Vasini, Renato Avallone, Marianna Folli, Marta Pistocchi, Marco Ripoldi, Roberto Romagnoli e Chiara Tomei mettono in scena un teatro “all’improvviso”, in cui l’arte cesellatoria c’è ma non si vede troppo.paolo rossi teatro due 2

Si riflette sul rapporto fra intellettuale e potere, su mass media e il vuoto della politica odierna e il tutto è agito con verità: “là fuori recitano meglio di noi attori”, dunque l’arte deve essere vissuta e bevuta con spontaneità, con chiarezza.

C’è spazio, dunque, per nonne che risorgono nel sogno e rivedono la Seconda Guerra Mondiale in una chiave antistorica, per ricatti morali ricavati dal “Dom Juan” moileriano, per trapezisti che accettano il vuoto, per la stessa Morte, scritturata dal capocomico per eccezione e, per l’occasione, divenuta ciociara.

In nome di una speranza, si marcia in direzione Versailles: poveri (come tutti gli artisti bravi e onesti), ma ricchi di musica, di incorruttibili valori di sangue, di canzoni che sono interpretate genuinamente.

E, alla fine, ad aspettarli c’è la stessa compagna morte, ci sono preghiere confuse, c’è il palco, sui cui, per primo, cadde Molière.

E restano la compagnia, la loro visione nuova da esplorare, la satira reale–quella che sa colpire ma che non è venduta.

Rimangono la musica rebetika greca e le “banlieus” in cui può nascere il nuovo.

L’inaspettato. L’atteso.

E l’assolutamente fuorilegge.

Clizia Riva

 

IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES
DA MOLIÈRE A GEORGE BEST. QUARTA STAGIONE COMPLETA

scritto e diretto da Paolo Rossi

con Paolo Rossi, Lucia Vasini

e Renato Avallone, Marianna Folli, Marta Pistocchi, Marco Ripoldi, Roberto Romagnoli,
Chiara Tomei

Fotografie: Fondazione Teatro Due

 

 

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