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In Inverno Le Mie Mani Sapevano di Mandarino – Sergio Gerasi (Bao Publishing 2014)

by • 26 Febbraio 2015 • ConcretaBookComments (1)1460

in inverno le mie mani sapevano di mandarino 3Nani è affetto da una particolare condizione medica: ha una cerniera sulla testa che gli permette, se tenuta chiusa, di isolare la propria mente inibendo la formazione dei ricordi. Ed è proprio questa la sua scelta, quella di precludersi una memoria, sia a breve che a lungo termine. Almeno fino a quando la situazione non si fa insopportabile. Tenere chiusa la cerniera non gli fa bene: poco alla volta il suo campo visivo si riempie di piccoli mostriciattoli colorati che lo costringono, di tanto in tanto, ad svuotare la sua mente lasciando andare tutti i frammenti di ricordo accumulati fin lì. E questo è un processo difficile e doloroso, ma necessario pur di continuare a vivere nell’oblio.
L’unica persona della sua vita di cui conservi il ricordo è la nonna, affetta da Alzheimer, che lentamente ma inesorabilmente sta perdendo il contatto con la realtà. Nani decide dunque di intraprendere un viaggio, vero ed onirico al contempo, verso l’isola di Onalim dove ha sede una società che vende memorie nuove di zecca così da poter donare alla nonna quella facoltà di ricordare (e quindi in un certo modo di vivere) che lui stesso si è precluso.
In inverno le mie mani sapevano di mandarino è un racconto del 2014 di Sergio Gerasi, pubblicato da Bao Publishing nella collana “Le città viste dall’alto”. È un racconto in cui il piano reale e quello onirico si mischiano sullo sfondo di una Milano grigia e opprimente, un racconto dominato da una malinconia struggente. Nello scorrere dei capitoli assisteremo a scorci sul passato di Nani, frammenti di memoria cancellati, ed infine capiremo il trauma che lo ha portato a prendere una decisione così drastica: vivere senza ricordi.

in inverno le mie mani sapevano di mandarino 2

I ricordi per il protagonista sono un peso, un fardello ingombrante, e soprattutto sono fonte di un dolore e di un rammarico da cui cercare a tutti i costi di fuggire. E tuttavia rimangono importanti, sia durante il suo viaggio che poi nell’epifania che porta al finale, al punto da volerne regalare di nuovi alla nonna, l’unica persona davvero importante della sua vita. Quella di Nani in questo senso non è una banale fuga dalla realtà, una semplice negazione del proprio passato, ma una rinuncia sofferta e consapevole.

 

in inverno le mie mani sapevano di mandarino 1Tutto il volume è illustrato in una scala di grigi che amplifica il senso di oppressione e malinconia che ne pervade le pagine. Pochissimi dettagli sono dipinti, per contrasto, a colori. I mostriciattoli che infestano la vista di Nani quando è troppo tempo che non svuota la sua mente, per esempio, appaiono vivaci e variopinti; ma rappresentano, per usare le parole dell’autore, “i ricordi scomodi, i pensieri brutti che nascondiamo negli angoli bui”. Hanno quindi una valenza negativa e sono per il protagonista il prezzo da pagare per il modo in cui vive. Ma al contempo lo spingono (o almeno vorrebbero/dovrebbero spingerlo) a riconsiderare la sua posizione ed in questo senso hanno anche, forse, una valenza positiva. Terapeutica.
Sergio Gerasi riesce, in questo racconto amaro e bellissimo, a costruire una favola sospesa tra un passato perlopiù mancante, fatto di frammenti tra ricordi per lo più cancellati, ed un presente che non lascia traccia di sé. L’autore dipinge un mondo in cui il piano onirico e quello reale si fondono in maniera tecnicamente ineccepibile, con una narrazione che non manca mai il suo ritmo nel continuo saltare da un piano all’altro. Una manciata di in inverno le mie mani sapevano di mandarino 4comprimari, una miriade di dettagli solo accennati e una serie di citazioni da Gondry a Pratt passando (ovviamente) per Nolan definiscono e ribadiscono la tristezza della storia e delle sue tematiche.
Una malinconia di fondo da cui non si può scappare e che passa anche e soprattutto attraverso il grigio imperante di una Milano vista con gli occhi di chi ha scelto di vivere nel grigiume. Lo stile quasi caricaturale con cui sono rappresentati i vari personaggi ne amplifica l’espressività rendendoli incredibilmente vicini e, nel loro essere talvolta grotteschi, vivi.Così vicini da suscitare alla lettura un’empatia, ma anche una riflessione, inesorabile. Dal sogno d’apertura passando per i flashback e per il viaggio verso Onalim fino ad un finale che è una mazzata di rara potenza e ancor più rara bellezza, In inverno le mie mani sapevano di mandarino è un racconto che non lascia scampo. Un racconto dall’onestà disarmante che non punta mai sul sentimento facile ma che, al contempo, non ha paura di lasciarsi trasportare dall’emozione. E di trascinare il lettore con sé.

 

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Matteo Gaspari
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