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1984 ph guido mencari

“IO ODIO LA PUREZZA”. 1984 DI ORWELL AL TEATRO DELLE PASSIONI

by • 22 Aprile 2018 • evidenza, QuartaPareteComments (0)477

Sarà ancora in scena fino al 22 aprile, al Teatro delle Passioni di Modena, l’ultima produzione ERT: 1984, tratta dal celeberrimo romanzo di George Orwell e diretta da Matthew Lenton, che ne ha curato anche l’adattamento, insieme a Martina Folena.

Non è mai semplice pensare e ideare una trasposizione teatrale per un romanzo e, qui, alla difficoltà traduttologica, sarebbe da aggiungere anche la complessità comunicativa dei concetti orwelliani.

E, invece, questo “1984” non ci delude per niente.

Costruito su una magnifica scena (ideata da Guia Buzzi) dai quadri luminosi e bui, fra loro intersicatisi, lo spazio teatrale sa diventare multiforme, sa rappresentare plurime e antitetiche realtà: ambienti differenti, ma sempre accarezzati dal duello cromatico di luce e oscurità, su cui si giocano tutti i livelli del contenuto messo in atto.

La storia è nota: siamo in un futuro prossimo (Orwell scriverà il romanzo nel 1948, all’indomani della II Guerra Mondiale), in una Londra accorpata all’”Oceania”, maxi continente che vede la fusione delle Americhe, Regno Unito e Irlanda, Australia, Nuova Zelanda e Africa meridionale.

Su tutti, governa un “unico partito”, il cui leader (“Il Grande Fratello”) esercita un’infinita sorveglianza, attraverso una ramificazione perfetta e spietata e il suo occhio, onnipresente su ogni monitor.

Tutto il controllo è esercitato attraverso un’apparente retorica salvifica: c’è il Ministero dell’Amore, che si occupa della sicurezza interna attraverso la sua polizia politica ( “psicopolizia”) e della conversione di chiunque abbia comportamenti devianti rispetto al credo del regime; il Ministero della Pace, che in realtà si occupa della guerra, e il Ministero della Verità, relativo alla propaganda di partito, secondo un revisionismo storico che porta a modificare libri, notizie e giornali del passato per sostenere le posizioni attuali del governo.  Proprio qui lavora Winston Smith, con il compito di “vaporizzare”, ossia di alterare o cancellare le identità di coloro che sono reputati pericolosi per il Partito stesso. Nonostante le apparenze, l’uomo è del tutto ostile al lavaggio mentale imposto e decide di scrivere un diario, in cui conservare la propria verità. Tale atto e, soprattutto, l’incontro con la ribelle Julia cambieranno (o forse no?) le sorti della sua esistenza.

L’adattamento di Matthew Lenton riesce perfettamente a fare emergere i temi caldi del romanzo: più di tutti gli altri, la necessità, per l’uomo, di avere una memoria. Una memoria che sappia salvare il passato e, dunque, la libertà critica.  In un mondo in cui “nulla è più illegale perché non ci sono più leggi”, l’imposizione unilaterale ideologica si basa sull’assenza totale della ricerca individuale, sull’assolutismo della “purezza” che vieta il sesso se non per la riproduzione, sulle esecuzioni capitali trasmesse in onda al posto dello sport, sulla comunicazione in “neolingua”, finalizzata a impoverire i suoi vocaboli, eliminare i contrari e i sinonimi, impoverire e asservire, dunque, il ragionamento umano.

Il pubblico di 1984 è seguito in ogni passaggio: la struttura narrativa è semplificata ma non ridotta, gli attori  Luca Carboni, Eleonora Giovanardi, Nicole Guerzoni, Stefano Moretti, Aurora Peres, Mario Pirrello, Andrea Volpetti costituiscono un gruppo perfettamente coeso, ineccepibile dal punto di vista tecnico.

Non siamo lasciati soli: una lode particolare va a Nicole Guerzoni, narratrice interna e onnisciente, posta fuori dal gioco scenico dei monitor e delle stanze misteriose, la cui recitazione ci accompagna perennemente, ma sempre con la giusta discrezione e mai con eccessiva enfasi.

Entriamo, attraverso le sue parole e le scene popolate dagli altri interpreti, nei Ministeri, nella rete della psicopolizia, nel mercato nero che sa rifornire i ribelli di beni ormai dimenticati, quali il cioccolato, il tè, il caffè, i limoni.

Entriamo nella terribile stanza 101, abitata ogni volta dall’oggetto del terrore del malcapitato di turno. Entriamo nella mente di uno stato che non esiste, che non sa parlare, che non sa accorgersi di nulla. Entriamo nei vicoli dei poveri, i “prolet”, che non sanno cambiare e che non sanno ricordare. Entriamo nelle dinamiche delle dittature, chiedendoci se davvero il dolore possa piegare il pensiero.

E usciamo, da questo spettacolo, scossi, per le troppe e inquietanti analogie con ciò che ci circonda, con ciò che siamo già diventati.

E con un unico, morale imperativo: “dobbiamo restare umani”.

Clizia Riva

 

1984

di George Orwell

adattamento e traduzione Matthew Lenton e Martina Folena

regia Matthew Lenton

scene Guia Buzzi

luci Orlando Bolognesi

composizione musicale e disegno sonoro Mark Melville

costumi Gianluca Sbicca

video Riccardo Frati

con Luca Carboni, Eleonora Giovanardi, Nicole Guerzoni, Stefano Moretti, Aurora Peres, Mario Pirrello, Andrea Volpetti

si ringraziano gli allievi della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro – laboratorio permanente per l’attore, corso Allievo attore, approvato dalla Regione Emilia-Romagna e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, per le preziose giornate di studio e le stimolanti discussioni sul testo
direttore tecnico Robert John Resteghini
direttore di scena Gianluca Bolla
capo elettricista e tecnico video Orlando Bolognesi
fonico Pietro Tirella/Alberto Tranchida
attrezzista e sarta realizzatrice Elena Giampaoli
amministratrice di compagnia Yumi Suzuki
scene costruite nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Riccardo Betti, Marco Palermo, Sergio Puzzo
impianti led Roberto Riccò
grafica AMS LAB 
si ringrazia per la preziosa collaborazione Peter Kelly
produzione EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

foto di Guido Mencari

immagine per concessione ERT

 

 

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