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Kenny G – Brazilian Nights (2015)

by • 21 Aprile 2015 • Kind of JazzComments (0)1760

 

coverNel 2015 Kenny G ha rilasciato il suo ultimo album, Brazilian Nights, dopo tre anni di attesa dall’ultimo suo lavoro, un’eternità per un artista che ci aveva abituato a sfornare album a raffica ogni anno. Facciamo un piccolo passo indietro. Kenny G è un sassofonista americano, noto autore e musicista prevalentemente di smooth jazz, ossia quel genere di jazz particolarmente “liscio” e facile all’ascolto, senza particolari complicazioni e virtuosismi ma molto orecchiabile. Detto così potrebbe sembrare il cugino bravo di Allevi (non è un complimento), mentre invece stiamo parlando di un musicista vero, che ha venduto 75 milioni di dischi nella sua carriera. Il nostro Kenny G, pur essendo un ottimo strumentista ed un bravissimo improvvisatore, ha sempre puntato su un genere meno ostico del jazz tradizionale, meno di nicchia; molti puristi potrebbero storcere il naso (a volte lo faccio anche io), ma bisogna riconoscere che ogni suo album è stato un lavoro di qualità, sia dal punto di vista sonoro che tecnico.

In questo lavoro Kenny G si dedica completamente alla bossa nova, la musica brasiliana per eccellenza (insieme alla samba), e lo fa prendendo prevalentemente una serie di standard ben noti e adattandoli al suo genere, non senza qualche forzatura.jazz2

Partiamo da uno standard che più non standard non si può, Corcovado, dell’immortale Jobim. Partiamo bene con l’intro di piano, ma l’attacco della batteria mi ha fatto cadere le braccia e un altro paio di parti del corpo a terra; una delle batterie più elettroniche mai sentite, roba da base di karaoke. Per farsi perdonare Kenny G regala un assolo davvero notevole, ma non sono sicuro possa bastare.

Con Bossa Real andiamo meglio, almeno stavolta si è degnato di chiamare un batterista in carne e ossa; il pezzo è carino, niente che mi cambierà la vita ma si ascolta volentieri.

Con Bu Bossa finalmente troviamo un pezzo degno di questo nome, con un pizzico di samba a vivacizzare il tutto. Il tema è accattivante, e il brano è sostanzialmente un’unica tirata di sax, molto carica e coinvolgente.

jazz3Finiti i complimenti, passiamo a Girl from Ipanema, brano strafamoso che ognuno di noi ha sentito mille volte (per intenderci, è la musica di sottofondo in ascensore nel finale dei Blues Brothers). Bene, penso io, qua si va sul sicuro. Non l’avessi mai detto. L’inizio è di una batteria e di una base peggiori di quelle della mia tastierina delle scuole medie. Citando Aldo, Giovanni e Giacomo “Con trentamila lire il mio falegname la faceva meglio”. Nel resto del pezzo Kenny G suona benissimo, ci mancherebbe, ma no, stavolta non posso perdonare. Quando è troppo è troppo.

April Rain invece non è per niente male, sulla falsa riga di Bu Bossa è un brano movimentato, abbastanza sostenuto, gran assolo di sax, bene bravo bis.

Mi risulta abbastanza difficile valutare un album così, e forse l’unico modo per farlo è specificare di cosa stiamo parlando; volete un bell’album jazz, da ascoltare e sviscerare nota per nota, assaporando le peripezie tecniche e le sonorità ricercate e cupe? Fate finta di non aver mai letto questa recensione.

Volete un disco di puro sottofondo, per rilassare l’atmosfera e per chiacchierare davanti a un bicchiere di vino? Ho il disco che fa per voi, volendo specificare che non dico questo per snobbare semplicisticamente il disco, ma solo per dargli la sua giusta collocazione (non meno nobile di altre).

Alberto Spagni

 

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