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Krazy Kahlo – Marco Corona (001 Edizioni 2016)

by • 18 Dicembre 2016 • ConcretaBookComments (0)1269

 bestiario-padanoMarco Corona è una delle grandi voci del fumetto italiano contemporaneo, una grande voce troppo spesso (ingiustamente) dimenticata e relegata agli angoli più remoti delle librerie di pochi intimi. Non voglio, in questa sede, imbastire un discorso sulla retrospettiva, sull’importanza di mantenere una memoria culturale che vada oltre i pochi sensazionali giorni che seguono l’uscita di un nuovo libro: per quanto sarebbe un discorso interessante, e a suo modo necessario, non è la sede.

Krazy Kahlo, l’ultimo libro di Corona, è stato pubblicato in questi giorni da 001 edizioni ed è un ottimo esempio dell’eclettica produzione, perlopiù sconosciuta, dell’autore. Da un lato si può quindi considerare quest’ultima versione della biografia della pittrice messicana come una chiave di lettura dell’intero lavoro di Corona, dall’altro è utile spendere due parole sulla sua produzione precedente per interpretare questo libro.

bestiario-padano-2Corona è un autore mutevolissimo, nello stile e nell’approccio alla narrazione, e ogni sua opera sembra provenire da un mondo a sé stante, separato dagli altri. Si passa infatti da Bestiario Padano (Coconino Press, 2003), una rappresentazione della degradata provincia italiana, molto vicino ad un’estetica underground, agli acquerelli intimi ed onirici di Riflessi (Coconino Press, 2006-2007), ai vivaci colori del febbricitante diario emozionale di La seconda volta che ho visto Roma (Rizzoli Lizard, 2013), passando per lo scorcio diaristico di In mezzo, l’Atlantico (Coconino Press, 2005), per le illustrazioni di Pinocchio (Rizzoli Lizard, 2015), per la crepuscolare depressione di L’ombra di Walt (Coconino Press, 2008). Tutte opere molto diverse, sia visivamente che narrativamente. E abbiamo coperto solo parte della sua produzione che comprende anche racconti brevi di vario genere e formato, illustrazioni per guide turistiche, scenografie teatrali…

krazy-kahlo-2Corona sembra trovare immancabilmente stretti i vincoli imposti dai generi narrativi (siano il diario o il graphic journalism) e li rifugge con regolarità e decisione, anche se non con insofferenza: tutti i suoi libri sono in parte classifica bili in questo o quel genere, questo o quello stilema narrativo, ma mai del tutto. Allo stesso tempo, e per sua stessa ammissione, è permeabile ad influenze stilistiche diversissime che lo costringono a rifiutare la costrizione della gabbia che alcuni chiamerebbero (con una certa dose d’arroganza) coerenza stilistica. Il risultato di questa commistione è un insieme di lavori eterogenei, dotati di grandissima personalità, scaturiti da necessità narrative incontrollabili.

In questo calderone costantemente rimestato si inserisce perfettamente Krazy Kahlo, sorta di biografia della famosa pittrice messicana. Il nucleo primo di questo libro venne pubblicato inizialmente nel 1998 da Stampa Alternativa (e poi ristampato da Black Velvet nel 2006) con il titolo Frida Kahlo – una biografia surreale. In quelle prime tavole in bicromia, ancora vicine graficamente all’estetica di certo fumetto underground, soprattutto statunitense, l’autore non racconta la vita di Frida, ma una versione verosimile della stessa. Il dettaglio storiografico serve “soltanto” da spunto per una rielaborazione personale, tesa alla ricostruzione più che altro emotiva della vita della pittrice.

biografia-surreale-vecchia-versione-3In questo senso va inteso il sottotitolo “surreale” che, a pensarci bene, è quanto di più lontano normalmente si associ alla biografia in senso classico. Ancora una volta l’autore esce dagli schemi precostituiti e dalle “regole” di genere. Perché l’intenzione non è ricostruire il dato oggettivo, ma quello emotivo: il rapporto con il dolore, sia fisico che relazionale, e come questo sia stato la forza dell’arte.lombra-di-walt

Diciotto anni dopo Corona ritorna sul tema e compone un’altra serie di tavole dedicate a Frida. Se l’approccio è ancora una volta lontano dalla netta ricostruzione storiografica, visivamente le due parti sono irriconoscibili. Il tratto fluido e pulito, per quanto aggressivo, è abbandonato in favore di un tratteggio violentissimo. Anche la gabbia è (quasi) del tutto dimenticata e le 40 tavole che compongono questo secondo nucleo sono una sequenza durissima di splash page al limite dell’espressionismo.

la-seconda-volta-che-ho-visto-romaKrazy Kahlo è quindi un ottimo esempio del modo di operare e della tensione produttiva di Corona: è al contempo il suo primo e ultimo libro e, in esso, è perfettamente evidente la varietà stilistica, l’ossessione per la storia (sulla quale ritorna dopo quasi due decenni), la refrattarietà ai limiti di genere (in questo caso biografico). Al contempo per comprenderne appieno le tensioni personali e le discontinuità stilistiche, senza scambiarle per fenomeni casuali, è opportuno guardare all’intera produzione dell’autore, che ha fatto della mutevolezza e delle necessità del racconto una sorta di bandiera.

Matteo Gaspari

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