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La ballata di Buster Scruggs – di Ethan e Joel Coen (2018)

by • 20 Novembre 2018 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)211

“Come, non pubblicherete questa storia?”

 “No, senatore. Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.”

L’uomo che uccise Liberty Valance, John Ford (1962)

Il cinema western non morirà mai. Non esiste infatti un genere che meglio di questo abbia sintetizzato, esposto e soprattutto narrato le origini storiche e morali degli Stati Uniti, spesso contraddittorie e sanguinose. Tale genere ha così contribuito in maniera determinante a creare ed esportare in tutto il mondo un’immagine inizialmente mitica e favolosa di questo paese, per poi mutare ed evolvere nel tempo adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali.

Caratteristica del mito è infatti quella di farsi facilmente metafora del presente; fornendo topoi narrativi universali all’interno dei quali innestare un racconto capace d’indagare tematiche più vicine alla sensibilità e alle esigenze di un pubblico contemporaneo o, quantomeno, a quelle dell’autore dell’opera.

In questo senso La ballata di Buster Scruggs non potrebbe essere più esplicito: il West secondo i fratelli Coen.

Se già nel 2010 con il remake de Il Grinta i due cineasti di Minneapolis avevano infatti realizzato uno splendido e sentito omaggio al western classico; nel 2018, grazie alla collaborazione con la piattaforma digitale Netflix, i tempi sono maturi perché i due registi facciano letteralmente irruzione nel saloon con tanto di pistole alla mano e ghigno stampato in faccia, decisi a fare carne da macello di chiunque si dovesse mettere sul loro cammino.

La struttura antologica dell’opera permette dunque ai due autori di variare toni e punti di vista; passando da un primo episodio decisamente più leggero in cui la violenza e la morte sono trattate quasi come un gioco, fino all’onirico ed enigmatico racconto notturno finale.Pistoleri infallibili e spietati, ostinati cercatori d’oro, cowboy romantici e disillusi, teatranti e nomadi impresari, sono solo alcune delle figure che popolano i sei brevi racconti di frontiera che compongono questa ballata. Un canovaccio classico dunque, a cui Joel e Ethan Coen applicano il loro approccio assolutamente originale e postmoderno, divertendosi a scomporre e rimodellare tutto in funzione di una poetica secondo cui il mondo è un caos in cui regnano stupidità violenza e cupidigia. Un luogo dove il Caso è l’unico dio possibile: feroce e spietato, ma non privo di umorismo.

Tale costruzione potrebbe costituire un piccolo ostacolo per la fruizione, facendo perdere all’opera qualcosa in termini fluidità e compattezza. Ognuno dei cortometraggi cela però in sé, oltre a diversi rimandi alla cinematografia più recente degli stessi Coen e svariati omaggi al genere di riferimento, una diversa prospettiva tramite cui osservare il caos e il mistero che circondano e sovrastano le esistenze dei personaggi e di riflesso noi spettatori; accecati, come siamo, dalla “natura spaventosamente provvisoria di ogni cosa.”

Dopo il sottovalutato Hostiles di Scott Cooper, La Ballata di Buster Scruggs testimonia come, anche nel 2018, il genere western sia più vivo che mai. Un’opera raffinata, cinica e affascinante che conferma lo straordinario e inossidabile talento dei fratelli Coen. Due autori che, giunti ormai al loro ventesimo lungometraggio, sembrano non avere alcuna voglia di smettere di ridere, sanguinare e riflettere. E noi con loro.

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Voto: 7.5

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Giulio Morselli

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