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LA BILANCIA CHE PENDE. ALCESTI AL TEATRO DUE DI PARMA

by • 29 Dicembre 2016 • QuartaPareteComments (0)942

alcesti-2Può Euripide parlare ancora a noi, nel 2016? Elisabetta Pozzi, i drammaturghi, i musicisti e gli attori del Corso di Alta Formazione Casa degli Artisti del Teatro Due hanno colto una sfida: lavorare – come esito di un preciso laboratorio drammaturgico– su “Alcesti”, il testo euripideo più enigmatico di sempre, continuamente in bilico fra l’ironia della commedia, il baratro del tragico e il lieto fine della favola. Tutto parte e nasce da Admeto, re di Fere, graziato dalla morte per intercessione del dio Apollo se troverà qualcuno pronto a soccombere al posto suo: Alcesti, giovane moglie e regina, è disposta a sacrificarsi, a differenza degli anziani genitori del monarca e degli amici più cari. La donna, trascinata agli Inferi, sarà, però, salvata dal semidio Ercole, che riuscirà a riportarla in vita, a ricondurla dall’amato marito.

La Pozzi e i suoi giovani attori e autori sono, tuttavia, partiti da un testo e da un mito classico per generare una creazione nuova, potente, profondamente toccante: tutto nasce intorno all’idea di “coro”, di una alcesti-3comunità sul palco che può attivare e creare dinamiche inedite e scene commoventi. Vediamo tutti gli interpreti, insieme, scalzi, sul palco: non ci sono entrate e uscite, bensì agevoli cambi di ruolo che appaiono fluidi, quasi esiti di un gioco deciso in quel medesimo momento. Ciò che, infatti, colpisce maggiormente è il senso di una precisa e attenta estemporaneità: tutto cambia con grande naturalezza, senza alcun trauma e con ridottissima necessità di elementi esterni, che forzerebbero di gran lunga la rappresentazione. Lo spettatore si sente, dunque, morbidamente accolto in casa di una Alcesti che sa sdoppiarsi e raccontarsi attraverso due interpreti, esattamente come duplice è la stessa figura dell’addolorato Admeto, mentre dagli affezionati amici della coppia sanno nascere magnifiche moire siciliane, l’anziano Ferete (padre del re) e lo spassosissimo Eracle. Una modalità recitativa mai ampollosa, frutto di un impagabile lavoro finalizzato alla naturale potenza della parola (né prettamente banale, né eccessivamente enfatica): i giovani interpreti sono eccellentemente bravi ed eccellentemente credibili, anche quando si pone davanti a loro l’immensa sfida della messinscena della morte, subìta dalla alcesti-4duplice Alcesti (una vestita di bianco, l’altra di nero, quasi fossero due metà del nostro stesso essere) e poi latrice di un magnifico monologo sulla necessità e l’equilibrio della vita e del decesso, che tanto da vicino sembra richiamare la Natura leopardiana che dialoga con l’Islandese (“Porto l’equilibrio. Non c’è male nell’equilibrio”). “Alcesti”, in questo gioco e sfida di giovani professionisti, è, infatti, prima di tutto uno scontro: una lotta fra la legge della famiglia e quella dell’amore che non conosce utilitarismo, una disperata contesa fra la pietà che vuole risposte e la “divina Indifferenza” del ciclo biologico, che guarda solo alla bilancia dei vivi e dei morti e che non fornisce affermazioni, ma solo addizioni e sottrazioni. “Nessuno in vita è disposto a capire”, ci dice la giovane Morte che ci parla con un contemporaneo cappuccio nero in testa: Alcesti è la prima a cercare di sfuggire al suo destino, è la prima che soffre, è la prima che si sacrifica avendolo scelto. Questo ci piace: la carnalità di un’opera che ci è stata offerta generosamente, che ci arriva chiara, diretta…fresca. E allora lunga vita alla regina. E a questo splendido gruppo di interpreti e autori che – si auspica- ci saprà ancora guidare attraverso testi che sapranno diventare vita e morte, amore e carne, parola e verità.

 

Clizia Riva

 

OLTRE LA SOGLIA – STUDIO SULLE ALCESTI POSSIBILI

da Alcesti di Euripide

drammaturgia Francesco Bianchi, Carlo Galiero, Dino Lopardo, Michele Mazzone

con Davide Gagliardini, Silvia Lamboglia, Dino Lopardo, Davide Mancini, Eleonora Pace, Gian Marco Pellecchia, Giulia Pizzimenti, Alessio Praticò, Arianna Primavera, Elisabetta Scarano, Carlo Sella, Francesca Tripaldi, Marianna Valentino

musiche Salvatore Iaia

a cura di Elisabetta Pozzi, Daniele D’Angelo

immagini: Teatro Due Parma

 

 

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