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LA SPIAGGIA DELLA MEMORIA. LITTORAL AL TEATRO DUE DI PARMA

by • 12 novembre 2017 • QuartaPareteComments (1)184

Littoral 1 ph Francesco BianchiLa spiaggia: inizio e fine, approdo e partenza di ogni corso di vita.

La nuova produzione della Fondazione Teatro Due parte da uno studio accurato, da un lavoro di lima e di cuore, per arrivare di fronte al mare: Littoral, del contemporaneo Wajdi Mouawad, attuale direttore (franco-libanese, di formazione canadese) del Théâtre National “La Colline” di Parigi, ha debuttato in prima assoluta nazionale, con la regia di Vincenzo Picone e la traduzione testuale dell’attrice Giulia Pizzimenti.

Il protagonista è Wilfrid (Gian Marco Pellecchia), improvvisamente orfano di un padre (Massimiliano Sbarsi) che non conosce, ma che deciderà di accompagnare verso una degna sepoltura. Una sepoltura che sarà solo meta di un viaggio fisico e di coscienza, verso il guadagno di una memoria che diventa vocazione: una memoria, prima trasparente e involontario limbo, poi assoluto mezzo di palingenesi.

La memoria (“foresta di foglie secche”) come una delle grandi protagoniste di quest’opera imperdibile: Wilfrid si scopre figlio di un padre che non c’è più, ma che saprà vivere nella morte, passando dal contingente personale all’eterno universale.

A rendere possibile tale salvifica metamorfosi, ci sono Davide Gagliardini, Silvia Lamboglia, Luca Littoral ph Francesco BianchiNucera e Giulia Pizzimenti, compagni di un viaggio che è addio e inizio, in una terra in cui non c’è più spazio per seppellire, ma ancora ricordi da salvare e domande da porre.

Littoral parte dalla mente di Wilfrid (che “inizia a esistere” da quando ricorda) e diventa terra di tutti: Littoral sono mondi, dentro al gioco del mondo.

Littoral è paternità: quella anelata, rimpianta, capitata e negata. Quella paternità che non è solo genetica, ma che è anche scelta… e presenza. Quella paternità che è anche necessità di perdono.

Littoral è corporeità: il corpo del padre –in cerca di una sepoltura– che marcisce lentamente, i corpi di giovani ragazzi che si ergono su praticabili “post-bellici”, a cantare a squarciagola ciò che cercano.

Littoral 3 photo Francesco BianchiLittoral è eroismo: la caparbietà del sogno di Wilfrid, il leggendario coraggioso e amoroso “cavaliere” (Emanuele Vezzoli) che accompagna i suoi pensieri, i suoi sogni e le sue scelte, promettendo fedeltà assoluta (“nonostante la tragedia dei nostri cuori”)e desiderando solo il riposo nel mare. Un eroismo che diventa necessario perché comune, perché pubblico.

Littoral è tutto ciò che si è accantonato: i ricordi sospesi nella mente, le parole desiderate ma non dette, le lettere del padre (destinate a Wilfrid) sempre scritte e mai spedite, i nomi degli abitanti dei villaggi, che rischiano di essere dimenticati per l’eternità.

Littoral è un archetipo: Wilfrid è il figlio-Amleto che dialoga col fantasma del genitore ed è un paradossale Edipo che ha ucciso inconsciamente la madre. È un’Antigone che non si dispera e un Enea che si carica Anchise sulle spalle. È un Odisseo che cerca storie e volti e che si ferma solo davanti al nuovo orizzonte esteso del mare.

Littoral è imperdibile: per la perfetta tecnica ritmica e intenzionale, per la generosità di ogni singolo attore e scena, per la bellezza di un teatro che racconta eredità e che sa anche metterla in scena, in un incontro fra interpreti di differenti generazioni.

Un’ ensemble di corpi, voci e ruoli perfettamente armonizzati da una regia che lascia spazio al singolo, ma che ha una direzione ben intuibile: l’ironia del padre- Sbarsi, lo sguardo deciso di Wilfrid-Pellecchia, la tenera deteminazione (paterna) di Vezzoli, le ferite delle storie di Davide Gagliardini, Silvia Lamboglia, Luca Nucera e Giulia Pizzimenti non ci potranno lasciare indifferenti.

Uno spettacolo potente, chiaro e completo al contempo. Uno spettacolo che porta al pubblico il peso della missione della parola e della rappresentazione di ciò che siamo: raccontare la nostra storia per una memoria collettiva che sia azione, rigenerazione. Pace.

Uno spettacolo in cui entrare, in cui vivere, commuoversi, respirare. Uno spettacolo latore di un unico avvertimento: non si esce uguali a come si è entrati. Perché, su quella spiaggia, arriveremo anche noi. Sudati, svuotati, decisi. E– finalmente– liberi.

 

Clizia Riva

 

LITTORAL

di Wajdi Mouawad
traduzione di Giulia Pizzimenti

con Davide Gagliardini, Silvia Lamboglia, Luca Nucera, Gian Marco Pellecchia, Giulia Pizzimenti, Massimililano Sbarsi, Emanuele Vezzoli

scene Mario Fonnini

luci Luca Bronzo

assistente alla regia Mattia De Luca

regia Vincenzo Picone
produzione Fondazione Teatro Due

Immagine di locandina di Elena Guidolin

FOTOGRAFIE: FRANCESCO BIANCHI

 

 

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