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LAMPEDUSA AL TEATRO HERBERIA DI RUBIERA

by • 18 Aprile 2018 • evidenza, QuartaPareteComments (0)264

fotografia Lampedusa 1Lampadine che si accendono e si spengono.

Un faro giallo, rappresentativo di quella luce da scrutare come speranza, da ricercare come meta.

Lampedusa, spettacolo andato in scena sabato 14 aprile al Teatro Herberia di Rubiera, racconta, prima di tutto, della ricerca di una speranza.

La speranza in vite intorno a noi, prima ancora di quelle che da noi sono tenute lontane: Stefano, pescatore siciliano che recupera corpi dei profughi annegati in mare e Denise, donna immigrata di seconda generazione –marocchino italiana – che riscuote crediti inevasi per una società di prestiti.

Due monologhi intrecciati, che, apparentemente corrono paralleli, senza incrociarsi mai. Ma così non è: in vite distanti e in Italie diverse, entrambi i protagonisti ci raccontano storie che parlano di povertà, da cui – più o meno direttamente– derivano i propri guadagni.

Un’esistenza che sembra già decisa, ben determinata dall’utilitarismo e dalla spietatezza individuale. Eppure, il “diverso”, inaspettatamente, entra. E ha sempre un nome straniero, una vita difficile oltre ogni immaginazione. Ma ha, anche, occhi nuovi per guardare il mondo, per mostrarlo a quelli che credevano di sapere già tutto. E ha in sé un amore smisurato per gli altri… e un’empatia trascinante, oltre ogni logica.

Lampedusa, dunque, non è uno spettacolo di pietismo, ma di novità: al tòpos del “buon selvaggio” si sostituisce l’incontro inaspettato con “l’altro”. Poco importa, poi, se viene da mare, dal continente o se vola in cielo: questo spettacolo parla di schiaffi di vita, addolciti da carezze non più aspettate.

Donatella Finocchiaro (a cui, tuttavia, si potrebbe togliere l’accento lombardo senza eliminare nulla di significativo alla performance) e Fabio Troiano rivestono parti assolutamente non facili (altissimo è il rischio cliché), ma risultano del tutto credibili, precisi e potenti nella loro narrazione, nei loro cambiamenti intenzionali, nell’immaginario che ci portano.

Lampedusa, dunque, è uno spettacolo sincero, che rende ciò che promette. E che sa accompagnare. Soprattutto attraverso il Mediterraneo dei nostri– insensati– pregiudizi.

 

Clizia Riva

 

“LAMPEDUSA”

di Anders Lustgarten
traduzione di Elena Battista
con Donatella Finocchiaro e Fabio Troiano
scene e costumi Alvisi+Kirimoto
luci Stefano Valentini
musiche originali Aleph Viola
regia di Gianpiero Borgia
produzione BAM teatro/ Teatro Eliseo/Mittelfest 2017
in collaborazione con La Corte Ospitale

Foto di scena Luca Manfrini/courtesy of Marcello Norberth

 

 

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