Cookie Policy

LAND\SLIDE 13 \\ MICHELA FRONTINO \ GLOOSCAP

by • 22 Settembre 2016 • evidenza, LAND\SLIDE Spazi fotografici, newsComments (0)1145

Nel corso di quest’anno, il primo di LAND\SLIDE, ho scoperto uno scenario straordinariamente ricco di proposte: centinaia di fotografi che trovano nei luoghi, e nei luoghi del nostro paese, dei motivi di interesse e di lavoro, protagonisti – ognuno attraverso la propria visione e cultura – di un’immensa panoramica su ciò che abbiamo intorno, sugli spazi che riguardano, accompagnano e contengono le nostre attività, le nostre vite. Michela Frontino, cofondatrice di “Glooscap”, vive di fotografia: la pratica, la insegna, la promuove. Letteralmente, la cura. Perché dallo scenario straordinariamente ricco e spesso straordinariamente dispersivo di quest’epoca si possa risalire a un linguaggio, a una forma, a un valore.

 

Michela, vorrei cominciare da “Glooscap”, piattaforma di ricerca e di confronto sull’immagine e i linguaggi fotografici; un generatore di laboratori e progetti che puntano anche sui luoghi. Che tipo di luoghi esplorate, e in che modo?

“Glooscap” nasce dall’incontro di tre approcci differenti con cui è possibile osservare il paesaggio e, più in generale, la realtà che ci circonda. La filosofia, l’antropologia urbana e la fotografia (a loro volta campi di ricerca dei tre fondatori di “Glooscap”, Enrico Mastropierro, Angelo Romano e Michela Frontino) confluiscono nella lettura multidisciplinare del territorio che viviamo più da vicino, quello dell’Italia meridionale. In questa lettura il paesaggio assume connotazioni culturali e sociali; si riconosce negli spazi interstiziali e nei margini socio-culturali; si fa simbolo e testimonianza dell’agire umano, proprio lì dove sembra non esserci nulla di interessante.

 

1-enrico-mastropierro-da-sounds-after-imagesSulla sovrapposizione dei linguaggi trovo rappresentativo e stimolante “Sounds After Images”: il risultato di un laboratorio mirato – scrivete – al «paesaggio sonoro». A cosa si deve lo spunto del laboratorio? Immagine e suono collimano o sono comunque letture distinte?

“Sounds After Images” è stato un laboratorio in Ecologia del Suono, condotto dal musicista Francesco Giannico. L’intenzione è stata quella di raccontare il paesaggio sonoro dell’area del parco archeologico di Santa Geffa a Trani, tema già affrontato dal workshop di fotografia documentaria “Mirabilia”, diretto dal fotografo Michele Cera. L’idea di partenza di “Sounds After Images” è che il contesto ambientale si esprime anche con una sua vocalità, spesso spregevolmente definita ʽrumore’; così abbiamo praticato due possibili rappresentazioni dell’area interessata, attraverso una ricerca fotografica e un’altra elettroacustica. Non pensiamo che le due rappresentazioni abbiano collimato, anzi possiamo dire che l’aspetto più curioso e quindi più stimolante derivasse da una sostanziale divergenza tra immagine e suono, da una sorta di corto circuito e dalle ʽvie di fuga’ che esso ha messo in moto.

 

2-glooscap-album-di-famigliaUn altro progetto di “Glooscap” – “Album di famiglia” – cerca di restituire un ritratto comune, faccia per faccia, di chi intende raccontarsi e riconoscersi. Credi si raccolgano anche i luoghi, raccogliendo il patrimonio fotografico di chi in diverse forme li ha vissuti?

“Album di famiglia” è un progetto in corso che esplora alcune aree di confine tra concetti contrapposti: bene materiale e immateriale, privato e pubblico, memoria individuale e collettiva, copia e originale, visibilità e invisibilità. Mi piace considerarlo una sorta di ʽesperimento archivistico’ perché intende raccogliere e catalogare ciò che normalmente non viene (o perlomeno non ancora) considerato bene storico-artistico, in quanto perso nel marasma di una quotidiana sovrapproduzione di immagini. Si tratta della memoria vivente, non solo di ʽcome eravamo’ ma anche di come siamo oggi e come ci rappresentiamo, con quali modelli e strumenti. Al momento abbiamo raccolto e catalogato circa 1200 immagini private, provenienti per lo più da album di famiglia, appunto, che vorremmo pubblicare in un archivio on-line. Attraverso questo archivio ciascuno di noi potrebbe attingere a serie fotografiche distinte per soggetto, data o luogo. La voce ʽpaesaggio’ sarebbe, di certo, una possibilità di ricerca iconografica per soggetto.

 

3-michela-frontino-da-oro-rossoAttraverso la tua serie “Oro rosso” metti in luce due versanti della stessa situazione: da un lato – fuori campo – le umilianti condizioni di lavoro di parecchi stagionali di una zona della Puglia; dall’altro, la capacità di adeguarsi alle difficoltà e di costituire, per quanto precario, un proprio rifugio. A quali altre considerazioni ti ha portato quel progetto?

«If photographs could not be read as stories, they could be read as symbols». A questo concetto, che John Szarkowski esprime in The Photographer’s Eye, mi sono senz’altro ispirata nella realizzazione di “Oro Rosso”. Il progetto è nato per una pubblicazione sul Magazine Nothing to see here #1, a cura di Francesco Jodice. Il tema ʽGli altri’ mi ha portato a indagare alcuni luoghi che conoscevo sin da bambina. Tuttavia, nel contesto dei ghetti e di questo nuovo schiavismo che interessa la Valle della Daunia, non ho voluto ritrarre i volti e le disumane consuetudini dei lavoratori stagionali. Ho pensato che i giornali e i siti web fossero già pieni del racconto visivo di tanta sofferenza. Per questo credo che nel mio lavoro fotografico il dettaglio, prima, e il simbolo, poi, siano divenuti strumenti narrativi ben più eloquenti, perché ognuna di queste abitazioni nasconde e al contempo comunica molto di quei luoghi, di quelle vite e di quei paesaggi.

 

Ricordi una fotografia di paesaggio, con una spiccata connotazione territoriale, a cui per qualche ragione tu sia legata? Potresti descriverla?

Tricycle di William Eggleston è la fotografia che, alla tua domanda, mi è subito venuta in mente. Si tratta di un’immagine che non descrive apparentemente alcun paesaggio ma ne sottende l’esistenza e il cambiamento, nell’America degli anni Settanta, delle periferie e dei grandi centri commerciali. È una delle fotografie che segna il passo di un nuovo modo di intendere il paesaggio, e che già esprime un linguaggio e uno stile fotografico e documentario profondamente rinnovati.

 

Giovanni Fantasia

 

http://www.documentaryplatform.com/wp/portfolio/michela-frontinooro-rosso

http://www.glooscap.org

 

 

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy