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Le sorelle materassi photo Tommaso la pera

L’ELEGANTE VIOLENZA E LA VINTA INGENUITÀ. LE SORELLE MATERASSI AL TEATRO DE ANDRÉ DI CASALGRANDE.

by • 12 febbraio 2018 • evidenza, QuartaPareteComments (0)239

Una magnifica scenografia che si apre in un salotto spalancato su rami (e radici) intricati è teatro di uno spettacolo accurato, interpretato da attori attenti e perennemente presenti: al Teatro “Fabrizio De Andrè” di Casalgrande è andato in scena l’adattamento scenico de Le sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi, con l’adattamento di Ugo Chiti e la regia di Geppy Gleijeses.

Teresa, Carolina e Giselda: tre sorelle, di cui le prime due sono nubili e abilissime ricamatrici, completamente dipendenti dalla presenza capricciosa e sottilmente seduttiva di Remo, il giovane figlio di una quarta sorella morta ad Ancona.

Se Giselda, disillusa e realista, cerca di metterle perennemente in guardia, a dar man forte alla visione del tutto infondata delle generose zie è Niobe, fedele domestica in casa con loro da tempo immemore.

Quattro donne, quattro senilità interpretate in forma potente e ferma al contempo da Lucia Poli, Milena Vukotic, Marilù Prati e Sandra Garuglieri: la presenza scenica delle interpreti di Teresa e Carolina Materassi è energica nella sua immobilità, vivace nella perfetta fermezza e sintonia di coppia.

La stessa lingua di Aldo Palazzeschi – qui utilizzata in forma prosaica, dopo intense creazioni poetiche sperimentali– appare contemporanea, non di certo relegata al 1934 (anno di pubblicazione di tale romanzo): questo effetto naturale è dato anche dalla perfetta compensazione della coppia cardine, tutta al femminile, in cui la Poli e la Vukotic sanno modulare antiteticamente – ma con un perfetto effetto finale– toni vocali e intenzioni paraverbali.

L’estenuante routine lavorativa delle sorelle è rotta dalle incursioni di Remo, personaggio “pericoloso” perché latore di un grande rischio di scivolamento nel cliché, ma che Gabriele Anagni interpreta con un ottimo equilibrio fra apparente ingenuità e crudele lascivia.

Uno spettacolo dalle tinte grottesche, che ben sa mettere in luce lo straniamento del mondo inventato dal grande Palazzeschi, in cui chi sa essere realistico è tacciato di profonda malignità, mentre a vincere perennemente è colui che sa giocare fino in fondo, senza sottrarsi a efferate armi psicologiche.

Seppur apprezzando notevolmente l’impianto scenico e registico qui presentato, rimane un unico desiderio, solo parzialmente non avveratosi: il volere vedere il grottesco e il sensuale crescere, con tinte ancora più estreme, fino a realizzare una climax qui solo tenuamente accennata.

Uno spettacolo, comunque, dalle mille sfaccettature, che non scontenta assolutamente né chi arriva a teatro preparato né coloro che approfittano di un dramma scenico per scoprire un pilastro immortale della nostra letteratura: uno spettacolo di curvature.

Curvature di schiene sottomesse, curvature di fili intrecciati per ricamare, curvature relazionali, che non lasciano scampo.

Curvature metaforiche che non fanno respirare chi siede in platea. Curvature di toni, pensieri e colpi di scena. Curvature di vinti (quasi verghiani) e di vincitori dal primo momento.

La produzione Gitiesse Artisti Riuniti ci regala una parabola, una perfetta danza di elegante violenza e vinta ingenuità.

Una danza teatrale da non perdere, assolutamente.

Fosse anche per scoprirci vittime e carnefici, nel serrato gioco di ferocia e comicità che è la vita.

 

Clizia Riva

 

Gitiesse Artisti Riuniti presenta

SORELLE MATERASSI

LUCIA POLI, MILENA VUKOTIC e MARILÙ PRATI
e con Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri, Luca Mandarini, Roberta Lucca

Libero adattamento del romanzo di Aldo Palazzeschi di Ugo Chiti

Regia di GEPPY GLEIJESES
Scenografia Roberto Crea
Musiche Mario Incudine
Luci Luigi Ascione
Costumi Accademia del Costume diretta da Andrea Viotti

Fotografie: TOMMASO LE PERA

 

 

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