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Leviathan – di Andrey Zvyagintsev (2014)

by • 19 Maggio 2015 • ConcretaMovieComments (0)1085

 

 

Leviathan-il-dramma-russo-di-Andrey-Zvyagintsev-nei-cinema-italiani-dal-7-maggio-2015-1Quando la vita ti sputa in faccia, prosegui senza voltarti e prima o poi sarai ricompensato. Se fosse realmente così saremmo tutti buoni come il pane ma evidentemente la realtà è un’altra. Altra come quella raccontata da Andrey Zvyagintsev ambientata nella Russia più glaciale, dove il regista spoglia i personaggi di ogni cosa lasciandoli nudi in una terra dura e fredda almeno quanto il nome che porta.

Kolya meccanico improvvisato quanto la propria autorimessa, vive in una piccola cittadina isolata nel nord della Russia presso il Mare di Barents. Li vive nella casa costruita da suo nonno, assieme al figlio Roma e alla seconda moglie Lylia. La sua vita sta per essere sconvolta dal sindaco che vuole appropriarsi della sua terra per costruire un altro edificio così decide di rivolgersi al vecchio amico di armi Dmitriy, ora avvocato, per tentare di contrastare la tirannia del primo cittadino (trailer).

Niente è come dovrebbe essere nella vita di Kolya, un figlio nel pieno della pubertà che odia la nuova moglie del padre, una moglie insoddisfatta che sogna una vita a Mosca e un sindaco tiranno che cerca di portargli via la casa. La situazione è critica e più il tempo passa più tutto diventa chiaro, senza troppi colpi di scena o effetti speciali o particolari elementi narrativi ai quali Hollywood ci ha abituati. Zvyagintsev si dimostra estremamente abile nel far entrare lo spettatore nell’atmosfera di un luogo senza calore, un luogo dove la giustizia è relativa e tiranni di dimensioni epiche

rovinano la vita ai comuni cittadini quasi quanto il timore di Dio. Timore motivato dall’essere puniti dalla volontà divina, di non fare ciò che Dio non vorrebbe che facessero, come se il Leviatano del titolo fosse sempre presente.

Il Leviatano, sotto ogni forma, da quello di Hobbes alla creatura biblica passando perfino tra i resti di una balena e i relitti dei pescherecci, cerca di abbattere senza sosta il protagonista che, colpo dopo colpo tenta disperatamente di ribellarsi, andando chiedere aiuto proprio al mostro di Hobbes. Lo Stato, incarnato dal sindaco della città, non è solo un mostro assetato di potere ma la rappresentazione di una Russia passata i cui demoni faticano a scomparire, una Russia fatta di tradizioni ecclesiastiche e festeggiamenti rigorosamente a base di Vodka. Il bere quindi non è solo rappresentazione di un mondo freddo e stantio ma diventa una sorta di soluzione ai problemi in quanto unico rallegramento ad una vita che non darà mai grosse soddisfazioni.

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Zvyagintsev sfrutta la tecnica per raccontare in modo semplice e lineare una vicenda non poco conosciuta, utilizzando sapientemente la macchina da presa attraverso solenni carrellate indirizzate ai soggetti e sfruttando movimenti lenti e precisi come per ribadire l’arrivo dell’inevitabile. L’assenza di una colonna sonora ribadisce ulteriormente il clima al quale il regista aspira, in quanto senza lasciarsi andare con musiche che non trasmettono nulla preferisce un apparente silenzio che vale più di mille parole. Infatti il silenzio è utilizzato con maestria e grazia da Zvyagintsev che grazie ad esso riesce a trasmettere il vuoto, le sensazioni e le impressioni dei soggetti senza doverli necessariamente inquadrare.

Il film diventa quindi una composizione di silenzi e lente carrellate che potenziano una trama riadattata accompagnando spettatore e protagonista nelle peripezie di quest’ultimo, osservandolo e compatendolo senza mai dargli speranza a parte le parole di un prete, unico degno rappresentante di un sistema ecclesiastico tanto buono e caritatevole quanto mostruoso.

 

 

Leonardo Pasqua

 

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