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L’uomo che uccise Don Chisciotte – di Terry Gilliam (2018)

by • 15 Ottobre 2018 • ConcretaMovie, newsComments (0)229

Toby (Adam Driver) è un regista di spot pubblicitari sulla cresta dell’onda, attualmente al lavoro su un set spagnolo per conto di una multinazionale russa. Una sera viene avvicinato da un gitano, venditore di DVD pirata, che gliene offre uno in regalo. Con enorme sorpresa, Toby scopre che si tratta di un suo lavoro giovanile: l’adattamento del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Quando ancora frequentava l’università, il regista era arrivato in Spagna con pochi amici e una telecamera; per il suo film aveva scritturato gli abitanti di un paesino di montagna non lontano dal set in cui oggi sta lavorando. Così, trascinato dai ricordi, Toby decide di partire alla riscoperta dei luoghi del suo Don Chisciotte e si imbatte in Javier, un anziano calzolaio (Jonathan Pryce) che era stato scelto per il ruolo del protagonista. Da anni però Javier vive nella convinzione delirante di essere davvero Don Chisciotte e, rincontrando Toby, lo scambia per il fedele scudiero Sancho Panza. Nel tentativo di far rinsavire il vecchio, Toby viene trascinato in una folle avventura che finirà col mettere in crisi ogni sua certezza [trailer].

Procedere “in direzione ostinata e contraria”, direbbe De Andrè: un’espressione che si addice tanto a Don Chisciotte/Javier, quanto allo stesso Gilliam. Ci è voluta infatti tutta la follia dell’ex Monty Python per portare a termine – contro ogni pronostico e logica di mercato – un progetto iniziato oltre 25 anni fa e più volte naufragato. In questo senso, il regista americano non è tanto diverso dall’hidalgo di Cervantes, che lotta contro i mulini a vento convinto che siano Giganti. Eppure, per dirla con le parole di Toby, l’artista deve essere al tempo stesso “ingenuo e folle” e il personaggio interpretato da Adam Driver può a tutti gli effetti essere considerato un alter ego dello stesso Gilliam. È proprio questo suo carattere meta-cinematografico il valore aggiunto de L’uomo che uccise Don Chisciotte: un film che chiede allo spettatore di mettere da parte la ragione e di lasciarsi trasportare negli splendidi paesaggi spagnoli esaltati dalla fotografia dell’italiano Nicola Pecorini. Impossibile non ammirare anche le scenografie, i costumi e le originali soluzioni stilistiche – l’alternarsi di flash-back e di sequenze oniriche, l’utilizzo parsimonioso degli effetti speciali – che da sempre contraddistinguono le opere di Gilliam. Non ultimo, va riconosciuta la grande prova non solo di Driver Price, entrambi perfetti per i rispettivi ruoli, ma anche di Joana Ribeiro che incarna un’Angelica forte e di una bellezza malinconica.

L’ultima fatica di Terry Gilliam non è un film lineare e immediatamente fruibile, né deve esserlo, trattandosi della celebrazione della “follia” di seguire ostinatamente i propri sogni, che si tratti di realizzare un film o di diventare un cavaliere errante.

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Mario Maldini

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