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Match – Grégory Panaccione (Renoir 2015)

by • 14 Maggio 2016 • ConcretaBookComments (0)1396

match 2Una critica che ho spesso sentito muovere al fumetto da parte di alcuni detrattori del medium è che sia in qualche modo intrinsecamente inferiore alla letteratura classica (quella dei romanzi, per capirci) per via della presenza dei disegni.

Sono convinto che le radici di questa posizione (almeno in parte) stiano nella convinzione che il disegno permetta in un certo senso di aggirare le difficoltà descrittive dalla parola “pura”, quasi come se scegliere di raccontare una scena per immagini invece che sublimarla in lettere e frasi rappresenti “la strada facile”.

match 3Credo che non ci sia modo migliore per smentire tale malinteso che leggere un fumetto che deliberatamente evita la parola e che racconta quanto ha da raccontare esclusivamente attraverso i disegni (un po’ come i lungometraggi animati di Sylvain Chomet fanno per il cinema).
Una simile lettura rende immediatamente evidente la perizia e le capacità necessarie a rendere ogni scena credibile e comprensibile al lettore che (al pari di quanto accade nei migliori romanzi) deve aver la possibilità di seguire e capire le vicende narrate che devono giungerli con il giusto ritmo e con il proprio significato. Se la lettura scorre senza intoppi non è certo perché il linguaggio-fumetto è più immediato/banale/superficiale del linguaggio-testo, ma perché l’autore è abilmente riuscito a piegare le potenzialità e le asperità del medium (estremizzato nell’assenza dei testi) ai propri scopi.

match 4Match, volume di Grégory Panaccione edito in Italia da Renoir nel 2015, è l’esempio perfetto di quanto descritto sopra. Quasi trecento pagine senza un baloon riempito di testi a spiegare cosa succede. Niente “Nel frattempo a Topolinia…” né “Non potrai mai sventare il mio piano malvagio del quale sto per spiegarti ogni dettaglio”.
Match racconta l’improbabile incontro di tennis tra un giocatore professionista, uno di quei pochi fortunati per i quali la racchetta è la normale prosecuzione del braccio, ed il nostro protagonista: un omaccione grande e goffo, accompagnato da bracchetto e pesce rosso, evidentemente fuori posto.

Pagina dopo pagina, punto dopo punto (e inconveniente dopo inconveniente) l’autore racconta senza tagli e con una certa dose d’ironia l’accesa e sbilanciatissima partita tra i due. Il volume scorre leggero davanti agli occhi del lettore riuscendo ad emozionare per la battuta decisiva così come a strappare qualche risata genuina lungo la strada. Sulla trama non aggiungerei altro. Francamente non ho apprezzato in maniera particolare il piglio smaccatamente umoristico della narrazione (che non è, soprattutto in questo momento, nelle mie corde) ma non mancano momenti più “seri”, in particolar modo durante il finale così poco prevedibile (e che, forse, nasconde un insegnamento importante?).match 10

Ma nonostante le questioni di gusto personale, Mach mi è piaciuto parecchio. Tecnicamente il volume è ineccepibile. L’autore si dimostra capacissimo nel gestire il ritmo tenendo il lettore sulle corde nei momenti più concitati ma, al contempo, concedendogli di tirare il fiato quando l’azione si ferma divagando in siparietti quasi sempre riusciti.
match 6Grégory Panaccione dà inoltre prova di una grande capacità comunicativa ed il suo tratto leggero rende i personaggi espressivi e le scene dinamiche. Sembrerà di veder la pallina volare per davvero e ci si troverà ad innervosirsi assieme al protagonista per l’ennesimo punto mancato o a gioire con lui quando la palla (finalmente) finisce in campo. Così come non si potrà evitare d’empatizzare con lo sfidante, infastidito (ma forse anche a tratti un po’ divertito) dall’inadeguatezza del proprio avversario.

In conclusione, Match è un volume che mi sento di consigliare un po’ a tutti. La leggerezza di fondo del racconto, che non ha la pretesa d’esser il mattone che spiega per vie traverse il senso della vita, lo rendono appetibile anche come lettura di svago. E dall’altra parte la realizzazione tecnica, con la scelta (per nulla pretestuosa) di evitare il testo scritto, la bellezza espressiva del tratto e la precisione della composizione non possono lascare indifferenti. È un volume che sono certo saprà divertire, trascinare e incuriosire anche chi non mastica abitualmente baloon in Comic Sans.

Matteo Gaspari

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