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MAX PEZZALI: “Hanno ucciso l’uomo ragno” vent’anni dopo (1992-2012).

by • 17 Agosto 2012 • ConcretaMusicComments (0)2302

 

 

 

Oggi mi va di spararle grosse. Su questo sito che qualche recensione fa ha decretato la mediocrità di Cesare Cremonini questa mia dichiarazione farà certamente storcere il naso, ma tant’è: come i ragazzi degli anni Sessanta e Settanta avevano i cantori della loro generazione in Guccini, De Gregori, Battisti, così il cantautore di riferimento della fine anni Ottanta e tutto il Novanta è senza alcun dubbio Max Pezzali. Il cantautore milanese ha  celebrato qualche mese fa il ventennale di “Hanno ucciso l’Uomo ragno”, risuonando le canzoni insieme con gli incisi di alcuni giovani rapper che non fanno mistero di aver avuto in questo disco la prima scossa. I risultati sono discordi, utili in “Non me la menare” (Entics), “Te la tiri” (Emis Killa), “Con un deca” (Club Dogo), meno in altre canzoni. Prima che la distorsione di naso diventi irreversibile, segnalo che a festeggiare i vent’anni di carriera di Max e degli 883 è stato anche il sito rockit, con la compilation “Con due deca”, in cui si cimentano con brani degli 883 nomi noti a chi ama la musica indie (Ex Otago, I Cani, Colapesce dicono qualcosa…?). E domani 18 agosto a Riccione si terrà il concerto 90.30.20 in occasione dei festeggiamenti dei 90 anni di vita del Comune, i 30 di Radio Deejay e proprio i 20 di “Hanno ucciso l’uomo ragno”, serata dove Max canterà da solo e poi in coppia con l’amico fraterno J-AX. Ma torniamo a noi. Max ci ha cantato per vent’anni la felice e spensierata stagione degli anni Ottanta, che non c’è irrimediabilmente più: le immense compagnie, le feste ogni sera, la sala giochi come una seconda casa, il grande Real, Happy Days e Ralph Malph. Nessuno ha rappresentato questa generazione come lui, né Liga, che pesca da un immaginario diverso e da suoni più americani, né Vasco, che è senza tempo (nel bene e nel male). Lui con pochi esempi e qualche parola ti traccia un mondo e ti mostra quanto siano cambiate le cose: oggi con un deca stai a casa, i tuoi amici coi chiari di luna che tirano non fanno la colletta per offrirti la birra pur di averti con loro, le sale giochi sono morte , uccise dalle consolle domestiche, le immense compagnie pure, i bar hanno dovuto montare i videopoker per raccattare un po’ di gente.

“Hanno ucciso l’Uomo Ragno” magari oggi non pare un disco rivoluzionario, ma quando uscì nel 1992 segnava per molti aspetti una via alternativa, mai battuta nella musica italiana: un po’ di rock e un po’ di rap, niente cuore e amore ma Te la tiri, Si Inkazza, Non me la menare. Ritmi e suoni inediti ma non inaccessibili. I ragazzi molto giovani di certo non potevano identificarsi con la disperazione dei Nirvana o i testi nonsense dei Rem. Negli 883 trovavano un pizzico di controllatissima trasgressione e molto divertimento. E chi negli anni Ottanta si era tanto divertito si faceva (e si fa ancora) scendere anche la lacrimuccia pensando al Fifty e al Peugeot e alla Jolly Blue e agli amici che c’erano e adesso hanno preso altre strade. Il tocco finale di Hanno ucciso l’Uomo Ragno 20th anniversary edition è l’inedito “Sempre Noi”, con J-Ax. Max stavolta comincia a parlarci degli anni Novanta in cui nacquero gli 883. Un nuovo magistrale ritratto neorealista con il Microtac da due ore di autonomia, la Golf con il volante Momo, il modem 56k, il walkman, il Game Boy e il wrestling vero di Antonio Inoki. Nel video torna anche Mauro Repetto, l’altro 883 dimenticato per 18 anni circa. E il finale, “non c’è niente da rinnegare, ciò che è stato è stato è tutto giusto così, però adesso bisogna andare, che di strada ce n’è ancora”, ci rassicura sul fatto che le storie continueranno e saranno, come sempre, le nostre. Grazie Max, buona strada.

 

 

 

 

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