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Merry NBA! Finalmente riaprono i battenti della lega cestistica più spettacolare del globo!

by • 23 Dicembre 2011 • TimeOut NbaComments (0)930

 

Amici di TimeOut NBA ed appassionati del grande basket di oltreoceano, il momento della tanto attesa prima palla a due della stagione 2011-2012 si sta avvicinando! (video1) (video2)
Dopo mesi e mesi di “lockout”, tra una dichiarazione di riappacificazione e una di guerra, tra l’ottimismo di taluni e il pessimismo di altri, è arrivato quello che alcuni definiscono lo “sblockout”. Finalmente proprietari e giocatori hanno raggiunto l’accordo, seppur in maniera alquanto misteriosa (dal momento che i dettagli del “nuovo contratto” risultano per lo più irreperibili, ndr).

Quel che è certo è che dopo quasi 6 mesi dalla “chiusura” (ufficializzata il 1 luglio 2011), la notte di Natale, Kobe, Lebron, Dirk e compagnia bella torneranno a combattere per conquistare il tanto ambito anello, il quale verrà assegnato al termine dei Playoff che si svolgeranno regolarmente dopo una stagione che vedrà “solo” 66 partite (al posto delle 82 classiche).

Ecco di seguito alcune riflessioni sulla stagione ventura in relazione anche e soprattutto alle trade già avvenute, a quelle (poche) possibili e alla nuova formula del campionato.

WESTERN CONFERENCE

Partiamo dai campioni uscenti: i Dallas Mavericks avranno l’arduo compito di riconfermarsi squadra quantomeno in corsa per il titolo finale, ciò nonostante i già “attempati” Jason Kidd e Jason Terry (giusto per fare due nomi) siano sempre più vicini al termine della loro carriera e saranno inevitabilmente meno determinati a “chiudere in bellezza”, soprattutto dopo le soddisfazioni della scorsa stagione. L’avvicendamento tra Tyson Chandler (ora a NY) e Lamar Odom si preannuncia molto interessante, dal momento che i Mavs perdono si un grande difensore (spesso decisivo negli scorsi Playoff) ma acquistano un giocatore dalle discrete capacità tecniche, in grado di dettare i ritmi e, soprattutto, desideroso più che mai di farsi rimpiangere in quel di Los Angeles. Infine Dallas ha perso un’altra pedina importante, almeno in base alle prestazioni delle Finals di Conference e totali: J.J. Barea, il quale ha preferito il ruolo di potenziale protagonista tra le fila dei Minnesota Timberwolves a quello di “riserva di lusso” dei “jasoni”.

Inevitabile considerare tra i potenziali vincitori i Los Angeles Lakers i quali, dopo aver confermato il trio Bryant-Gasol-Artest (da quest’anno “Metta World Peace”, ennesima trovata dell’eccentrico giocatore ex Houston), hanno ceduto Lamar Odom, vittima dello “svecchiamento” imposto dai piani alti anche contro la volontà di KB24, e hanno inserito buoni tiratori come Jason Kapono e Troy Murphy. Altro “addio” da sottolineare è quello di Shannon Brown il quale, dopo un crescendo di stagioni e prestazioni sempre più convincenti (seppur all’ombra delle 3 stelle di L.A.), si trasferisce in quel di Phoenix, nella speranza che i Suns gli diano la possibilità di far mostra delle sue capacità.

Altri pretendenti al titolo saranno certamente gli Oklahoma City Thunder del probabile, almeno secondo i sondaggi che impazzano su ESPN e simili, MVP Kevin Durant; infatti, dopo le ottime prestazioni degli scorsi Playoff, ai ragazzi di coach Brooks spetta il compito di riconfermarsi “col bonus”. Senza dubbio i presupposti ci sono tutti, KD migliora anno dopo anno, partita dopo partita, l’inserimento in pianta stabile di Kendrick Perkins sicuramente sarà fondamentale per il “lavoro sotto il ferro”, Serge Ibaka ha dimostrato anche in Europa le sue immense qualità di difensore “d’area e d’aria” (vista l’attitudine alla stoppata) e Russell Westbrook sembra aver compreso il ruolo che gli spetta (dopo alcune “incomprensioni e gelosie” della scorsa stagione), almeno in base a quanto visto nel brevissimo pre-season. Da non dimenticare poi James Harden, altro protagonista dei match contro Dallas e giocatore in netta ascesa sia dal punto di vista della personalità, barba a parte, sia dal punto di vista tecnico.

Ultimi, ma non per probabilità di vittoria, i Los Angeles Clippers, “seconda squadra” della città degli angeli sempre più vicina al sorpasso virtuale sui cugini Lakers; infatti, nonostante nella trade più discussa del mese siano partiti Kaman e Gordon (due giocatori alquanto importanti per gli equilibri della squadra), i Clippers hanno “firmato” Chris Paul, regalandosi un playmaker in grado di far girare la squadra come pochi e, probabilmente, il miglior giocatore in attività in questo ruolo. Inoltre il solito Blake Griffin e DeAndre Jordan si sono dimostrati, nei due match vinti contro i Lakers, perfettamente compatibili con il “nuovo entrato” Paul, regalando allo stesso tempo spettacolo e vittorie a coach Del Negro. De verificare invece l’intesa con i vari Mo Williams, Randy Foye e Caron Butler, i quali, a differenza di un Chauncey Billups già perfettamente integrato nei meccanismi losangelini, potrebbero dar un grande apporto da comprimari ma, per ora, sembrano faticare nell’esprimere il loro miglior gioco.

EASTERN CONFERENCE

A Est i primi della classe, costretti a vincere dopo la finale-delusione della scorsa stagione, sono i Miami Heat; infatti, dopo le dichiarazioni di “onnipotenza” della scorsa stagione, riscontrate solo in parte nei fatti, questo dovrà essere, a parer comune, l’anno del trio LBJ-Wade-Bosh. Il mercato degli Heat è stato pressoché nullo, anche e soprattutto per questioni di salary cap, e i movimenti “più importanti” sono stati quelli in uscita (vedi Mike Bibby, unico “playmaker” della squadra). Così il trio dovrà, anche in questa stagione, trascinare una squadra di comprimari (lista alla quale si aggiunge il nome “illustre” di Shane Battier), priva di un playmaker degno di questo nome e, almeno per quanto visto nei match contro Orlando, priva di un vero e proprio gioco che esalti le caratteristiche di tutti e 5 gli effettivi in campo. Basteranno gli allenamenti di LeBron sull’arresto-tiro dalla media distanza a regalargli il tanto ambito primo anello?

Altri candidati, al pari dei Lakers più per questioni storiche che per effettivi miglioramenti, i Boston Celtics, i quali, ponendo fiducia nei loro Big Three (R.Allen-P.Pierce-K.Garnett) e nel “playmaker” Rajon Rondo (spesso ad un passo dal trasferimento, secondo molti “rumors”), non sono intervenuti sul mercato, nonostante già dagli scorsi Playoff si fosse notata una palese mancanza di muscoli sotto canestro, carenza data soprattutto dalle partenze di K. Perkins, di G.Davis e dal ritiro di Shaq. Poco da dire dal punto di vista tecnico, aspetto in cui le superstar sopracitate non mancano in nulla, ma gli anni passano per tutti e, nonostante le 66 partite possano esser un’agevolazione per i più “datati”, il calendario NBA resta comunque un “tour-de-force” per qualsiasi atleta.

I New York Knickerbockers già dalla scorsa stagione hanno dato il via ad un’operazione di rilancio del team sia dal punto di vista sportivo sia dal punto di vista del marketing, sacrificando giovani talenti (come il nostro Danilo Gallinari) a favore di nomi più altisonanti quali quelli di Carmelo Anthony e Amare Stoudemire. L’esperimento lo scorso anno si è concluso rapidamente con l’uscita al primo turno contro i Celtics al termine di partite disastrose in cui i due top-player sopracitati non hanno fatto altro che pestarsi i piedi a vicenda, col “povero” Billups che tentava invano di dar un gioco alla squadra. Babbo Natale ha portato a coach D’Antoni un Tyson Chandler fresco di titolo e un Mike Bibby già pronto a sostituire il losangelino Billups in cabina di regia (seppur con qualità nettamente inferiori rispetto al suo predecessore); il quintetto è di tutto rispetto sulla carta, ma la domanda è: riuscirà D’Antoni a proporre un gioco in grado di valorizzare tutti questi campioni? Se la risposta sarà positiva, allora avremo una seria pretendente al titolo.

Anche gli Orlando Magic, in linea col “trend della EastSide”, hanno mosso molto poco sul mercato, soprattutto a “causa” della non-cessione di Dwight Howard, la quale avrebbe sì privato coach Van Gundy della sua superstar, ma avrebbe allo stesso tempo liberato spazio in termini economico-sportivi per altri giocatori di qualità. Così i Magic confermano l’ennesimo ritorno di Hedo Turkoglu e rimpolpano il roster con uomini “d’esperienza” come Larry Hughes (compagno di L. James a Cleveland) e Glen Davis (ex Boston), i quali, insieme a Jameer Nelson e ai due Richardson, probabilmente formeranno lo “scheletro” su cui si reggerà una squadra sempre competitiva, ma spesso “limitata” nei momenti critici dei Playoff (soprattutto a causa della “mano tremante” dei tiratori da fuori su cui si basa gran parte degli schemi con Howard in campo).

Per chiudere i Chicago Bulls dell’MVP della scorsa regular season Derrick Rose, il quale potrà contare da quest’anno sull’apporto del “veterano” Richard “Rip” Hamilton, vincitore del titolo 2004 coi Detroit Pistons (di cui fu il miglior realizzatore). Per il resto il roster è rimasto quello competitivo dell’anno scorso con i vari Boozer, Noah, Gibson e Deng. Con le premesse della scorsa stagione, ma con un anno in più di esperienza, i ragazzi di coach Thibodeau potrebbero davvero arrivare fino in fondo, superando Miami grazie ad una maggior capacità di far girare la palla e al maggior numero di soluzioni offensive. L’unica pecca resta la difesa, perfetta mediamente contro tutte le squadra ma lacunosa contro i quintetti che vedono in campo due o più uomini votati all’uno-contro-uno (vedi Miami): probabilmente sarà questo l’ago della bilancia che definirà se i Bulls saranno o no in grado di riportare il titolo il quel di Chicago.

Riccardo Arrighi

 

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