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Michael Walzer – Sulla Guerra (Economica Laterza, 2006)

by • 31 Maggio 2017 • ConcretaBook, evidenza, newsComments (0)784

“La guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, la politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi.”

su la guerra - Walzer copertinaSulla Guerra è un insieme di saggi scritti tra il 1981 e il 2002 dal professor Walzer, docente di Scienze Sociali a Princeton e ad Harvard. Come suggerisce il titolo dell’opera, l’argomento è la guerra e tutto ciò che la riguarda: il problema della “guerra giusta” (ammesso che una guerra giusta esista), il problema della responsabilità militare, l’etica dell’emergenza, il terrorismo, la politica del salvataggio, per poi passare ad analizzare vari casi studio come la Guerra del Golfo, il Kosovo, l’Intifada, le guerre tra Israele e Palestina, l’11 settembre e l’Iraq.

A differenza di quello che si potrebbe pensare, la lettura è agevolissima. Chi scrive usa un linguaggio semplice e fruibile anche ai non esperti della materia, il che aiuta il lettore a entrare in contatto con concetti, realtà e prassi non sempre di facile decodificazione.

L’opera si configura così come una lettura densa di significati ma di facile comprensione, una lettura che spinge il lettore a riflettere sulla modernità e su ciò che è realmente la guerra.

I saggi di Walzer qui raccolti sono utili alla ricostruzione di un periodo storico recente contrassegnato dal trionfo della guerra “giusta” e alla decodificazione di quello che è lo scenario internazionale attuale, caratterizzato dalle nuove forme di terrorismo – che ricordo, è un terrorismo endemico alla società occidentale- e dalle varie reazioni ad esso.

Tra tutti i saggi ve ne è uno che credo sia di fondamentale importanza per cercare di capire meglio la situazione politica attuale.

Si tratta del capitolo 10, che contiene il saggio “Dopo l’11 Settembre: dieci domande sul terrorismo”:

 

 

  • Che cos’è il terrorismo?
  • In che modo dovremmo spiegarlo?
  • In che modo viene difeso o giustificato?
  • Come dovremmo rispondere?
  • Quali saranno i segni di una risposta efficace?

 

  1. Il terrorismo è l’uccisione deliberata di persone innocenti, prese a caso, al fine di seminare la paura tra tutta la popolazione e forzare la mano dei suoi leader politici.
  2. Il terrorismo è una scelta, è una strategia politica. Le sue radici politiche si trovano nella miseria umana, nella povertà atroce e nelle grandi diseguaglianze globali, ma questo non basta: dobbiamo combinare aspetti culturali, storici, religiosi e politici.
  3. Ci sono due tipo di scusanti al terrorismo: la prima riguarda la disperazione degli oppressi e la seconda punta ai rimorsi delle vittime del terrorismo (“dopo tutto ce lo meritiamo…abbiamo cominciato noi”)
  4. Il nostro impegno deve essere diversificato e concentrato. Non dobbiamo prendere di mira gli innocenti e idealmente dovremmo avvicinarci al nemico abbastanza per poterlo colpire riducendo al minimo i danni collaterali*. La migliore strategia è la prevenzione.
  5. Non ci saranno in risposta segnali convenzionali. La misura del successo sarà relativa: una diminuzione degli attacchi e della loro estensione, il collasso del morale tra i terroristi, la comparsa di spie e defezioni tra i loro ranghi, l’afflusso di opportunisti, il silenzio di coloro che fornivano scusanti.

 

*per danni collaterali si intendono le vittime civili coinvolte in un attacco contro obbiettivi mirati

 

Questa raccolta di saggi è utile a tutti coloro che sentono di dover capire meglio le dinamiche politiche, sociali, umanitarie e militari che si trovano dietro alla grande macchina della guerra.

Il mio invito è quello di leggere l’opera senza alcun pregiudizio, perché è solo attraverso un approccio quanto più libero da preconcetti che si può giungere a una comprensione dei fenomeni che avvengono al giorno d’oggi nel mondo e in Europa.

Penso che la lettura dei saggi di Walzer sia di particolare aiuto a tutti coloro che desiderano comprendere le “radici del male” che sembra attanagliare da ormai due anni a questa parte Francia, Germania, Inghilterra, Russia, Egitto e molti altri paesi non troppo distanti dal nostro.

Dal 2002 si combatte una guerra “contro il terrorismo”, che però ha assunto le connotazioni di una guerra dell’Occidente contro tutto il mondo islamico.

A ogni attacco terroristico si moltiplicano i fenomeni di indignazione, di protesta, di reazione e di rifiuto della popolazione migrante.

Ci siamo mai interrogati sulla portata di questa guerra, combattuta non solo con bombe e fucili, ma anche a colpi di xenofobia, razzismo e ghettizzazione verso il diverso, verso l’estraneo, il migrante?

In sostanza, abbiamo qualche responsabilità nel fenomeno del terrorismo che ci nasce in seno? E se sì, in che misura?

Buona lettura

 

Francesca Tricarico

 

 

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