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Modena, i giocatori: “Rifiutato di sottostare alle leggi di un calcio malato”

by • 10 novembre 2017 • ConcretaCalcio, CurvaMontagnani, modenafcComments (0)104

Questa mattina, presso lo studio dell’avvocato Giorgio Pagliani, i giocatori del Modena hanno voluto raccontare la propria versione dei fatti avvenuti in questi mesi, che hanno portato prima al passaggio di proprietà da Caliendo a Taddeo e poi all’esclusione della società canarina dal girone B della Serie C, a causa dei quattro 0-3 a tavolino subiti in stagione, e allo svincolo dei giocatori, che dovrebbe avvenire ufficialmente oggi, in seguito alla messa in mora della società canarina.

All’incontro con la stampa erano presenti undici giocatori canarini, il cui portavoce, in mancanza del capitano Stefan Popescu, è stato Cesare Ambrosini, che ha letto un comunicato a nome di tutta la squadra; hanno, inoltre, presenziato all’incontro lo stesso avvocato Pagliani, che ha assistito i giocatori nel corso delle trattative con la società, e Umberto Calcagno, vice-presidente dell’AIC.

Questi i passaggi più importanti del comunicato letto da Ambrosini:

“Siamo qui perchè tenevamo a raccontare la nostra versione dei fatti e perchè tutti possano sapere cosa è realmente successo in questi mesi prima di giudicare. Non abbiamo voglia di sentirci causa del fallimento di una società piena di storia come il Modena. Tutto è cominciato in estate, quando vecchi e nuovi giocatori hanno dovuto scegliere se fidarsi delle promesse del tecnico e del presidente o se ascoltare voci di situazioni debitorie; le promesse ci hanno convinto così a fondo da permettere alla società di creare una rosa competitiva per il campionato. Pensavamo che, se una società poteva permettersi di tenere fuori rosa alcuni giocatori, l’aspetto economico fosse secondario. Abbiamo iniziato a capire che quelle promesse non sarebbero state rispettate quando abbiamo iniziato la stagione lontano dal Braglia; in tre mesi nessuno è mai venuto a spiegarci che cosa sarebbe successo. Verso fine settembre, poi, i dipendenti della società ci hanno comunicato di non avere percepito lo stipendio e che avrebbero indetto uno sciopero; fortunatamente, lo sciopero rientra velocemente dato che le due mensilità mancanti vengono percepite. Nelle settimane successive si comincia a parlare di una cessione ad Aldo Taddeo; iniziamo a raccogliere informazioni sempre meno positive su di lui, che vengono confermate da mister e staff, così chiediamo un incontro con Caliendo nel corso del quale strappiamo un ennesimo tentativo di cessione a Salerno. Nessuno di noi lo conosce personalmente ma da tutti i dipendenti e dallo staff ci era stato presentato come l’unica possibilità di salvezza per il Modena. Taddeo si presenta a noi come titolare di aziende di caratura mondiale; a lui chiediamo semplici garanzie e il rispetto delle regole, e, quindi, che vengano pagati gli stipendi di luglio e agosto, e che si tratti con il Comune per riaprire lo stadio. Da lì inizia una farsa lunga un mese; si susseguono discorsi e riunioni deliranti, dove si è passati da minacce al pietismo per questioni familiari; noi ribadiamo le nostre richieste e ci garantiamo, con la messa in mora, la possibilità di non dover sottostare alla volontà di parolai per tutta la stagione; la messa in mora, ricordiamo, non concede lo svincolo automatico, ma la possibilità di svincolo in caso le promesse non vengano mantenute e sarebbe decaduta automaticamente al saldo delle mensilità arretrate. In quelle settimane, la squadra si rende conto di essere stata tradita anche dal suo staff tecnico, capitanato dall’allenatore. Taddeo inizia a tentare di minare l’integrità di questo gruppo; mister e presidente cercano di coinvolgerci in un progetto inesistente. Taddeo decide di mandare lettere di diffida ad alcuni giocatori e di creare una sorta di black list specifica perchè aveva colto nei portavoce della squadra dei leader da colpire; questa squadra, però, ha le palle e non ha lasciato che venisse condannato chi aveva parlato a nome di tutti; era evidente che chi ci conosceva meglio di tutti ci aveva tradito. Neanche davanti alla nostra richiesta esplicita di dimettersi lo ha fatto; evidentemente gli interessi erano altri e la favola che non avrebbe potuto allenare per due anni è ormai storia e, neanche a farlo apposta, il cosiddetto capitano che doveva abbandonare per ultimo la nave, ha già trovato squadra. In effetti, un contratto così, chi l’avrebbe abbandonato? Era uno dei tesserati con lo stipendio più alto. L’ultimo tentativo di Taddeo è a dir poco tragicomico: arriva accompagnato dal commissario Trenti, ma quest’ultimo, anzichè sostenere Taddeo, avvalora la nostra tesi: fosse stata presentata un’istanza per poter pagare le mensilità di luglio e agosto, sarebbe stata certamente esaminata. Taddeo, quindi, si congeda con un: “Ah, peccato, pensavo che il commissario mi desse una mano, invece mi ha affossato.” Poi spunta il signor Gigliotti, il quale chiede un incontro alla squadra; veniamo accolti in uno stanzino con al centro un pallet di carne in scatola. Gigliotti ci dice: “Scusateci per la carne, ma ogni tanto gli sponsor non ci pagano in contanti ma con i loro materiali.” Chiediamo chi faccia parte dell’azionariato, chi siano i soci, quando verremo pagati e ci viene risposto che non era possibile parlarne e svelare i piani; rimaniamo sbigottiti e ci viene detto che meno giocatori sarebbero rimasti e meglio sarebbe stato, per gravare meno sul monte stipendi. Ultimo capitolo è stato il bieco tentativo di mandare la Berretti a Santarcangelo; avrebbe avuto del clamoroso, essendo un comportamento antisindacale. Questo è quanto è accaduto in questi mesi: abbiamo rifiutato di sottostare alle leggi di un calcio malato, siamo orgogliosi di non aver permesso, andando contro ai nostri interessi, che delle persone poco affidabili potessero prendersi gioco di una piazza importante come Modena. Vogliamo ringraziare i tifosi per il sostegno illimitato che ci hanno dato anche quando i risultati sono stati quello che sono stati. Crediamo che possano essere orgogliosi di noi.”

In seguito alla lettura del comunicato da parte di Ambrosini, è intervenuto Umberto Calcagno, che, parlando a nome dell’AIC, ha voluto sottolineare il comportamento tenuto dai giocatori, a suo avviso trattati dalla stampa in modo diverso rispetto ad altri lavoratori dipendenti. Calcagno ha, inoltre, annunciato che lo svincolo dei giocatori arriverà probabilmente nella giornata odierna e che, in generale, la procedura del concordato preventivo, messa in atto da Caliendo con il sostegno di Taddeo, è poco adatta, a causa delle tempistiche, al mondo sportivo. Il vice-presidente dell’AIC ha, inoltre, voluto specificare che gli accostamenti con la situazione vissuta dal Parma qualche stagione fa non sono credibili, in quanto la situazione era differente per ragioni economiche e di categoria di appartenenza. Infine, a proposito di un possibile passaggio della società nelle mani di Carmelo Salerno prima dell’esclusione dal campionato, Calcagno ha dichiarato che l’intenzione del titolare di Safim era quella di presentare un fallimento pilotato, che avrebbe comunque portato al taglio di diversi giocatori per ridurre il monte ingaggi.

 

Simone Guandalini

Foto: www.concretamentesassuolo.it

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