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Gli Hawks tornano a volare, stagione finita per Anthony Davis

by • 21 Marzo 2016 • TimeOut NbaComments (0)858

La Top & Flop Nba 

Negli ultimi anni ci siamo abituati a dei veri e propri bagni di sangue nella Western Conference, mentre ad Est una o due squadre dominavano la regular season lasciando agli altri soltanto le briciole. Quest’anno si può quasi dire che la situazione si sia completamente ribaltata: ci ritroviamo così una conference occidentale i cui primi 4 seed sono già delineati con una certa sicurezza, e nella quale, con l’eccezione degli schizofrenici Clippers, il primo turno dei playoff sarà una formalità.

Sulla sponda dell’atlantico invece soffia un vento incerto: i primi due posti sono sì saldamente in mano, rispettivamente, a Cleveland e Toronto, ma i restanti 6 sono contesi da 8 squadre raccolte nel proverbiale fazzoletto. E così basta una settimana storta per passare dal tallonare i Raptors, a perdere il fattore campo al primo turno scivolando in quinta posizione: chiedere ai Boston Celtics.
Come sempre le trade di fine inverno portano qualche scossone di cui solo ora cominciamo a vedere gli effetti: personalmente continuo a non fidarmi del gioco di Toronto in ottica playoff (attendo comunque al varco il signor Carroll, uomo chiave per coach Casey), mentre eviterei di sottovalutare Joe Johnson, bestia da post-season se ce n’è una, e gli Heat, così come Boston e l’acume tattico di coach Stevens.
Ultimissima premessa: i San Antonio Spurs hanno pareggiato il record di vittorie consecutive casalinghe dei Bulls di Jordan. E questo pareggio è arrivato con la vittoria contro Golden State. Io vi consiglio caldamente di recuperare quella partita, non la più spettacolare, ma certamente una delle migliori di sempre in regular season dal punto di vista della preparazione tattica: una vera e propria sfida di playoff anticipata.
E tanto per darvi un’idea di che razza di bestia sia Golden State, facciamo notare che è andata a giocarsela punto a punto fino alla fine in casa di una squadra che è in media per raggiungere le 70 vittorie, pur con le pesantissime assenze di Iguodala, Bogut ed Ezeli, e pur venendo da un back-to-back a Dallas e in generale da 6 partite negli ultimi 9 giorni.

TOP

ATLANTA HAWKS

Sebbene sia impossibile ripetere la stagione dello scorso anno, gli Hawks sembrano avere trovato la quadratura del cerchio in tempo per i playoff: Kyle Korver, nelle ultime 10, viaggia abbondantemente oltre il 50% da tre, e questo apre spazi interminabili per i compagni. Teague e soci possono anche contare sull’ormai affermato Kent Bazemore, che rispetto all’anno scorso ha quasi raddoppiato le sue medie statistiche in punti, rimbalzi e assist. Settimana perfetta per i georgiani, che allungano le mani sul terzo posto, e vincono contro Pistons (118-114, 21+12 rimbalzi del sempreverde Al Horford), Nuggets (116-98, 8 giocatori in doppia cifra e ben 32 assist di squadra), e Rockets (109-97, con un Tim Hardaway mortifero in uscita dalla panchina, autore di 20 punti e 5/7 da oltre l’arco).  Le qualità di questa squadra non si discutono, bisognerà vedere in ottica playoff cosa potrà portare in termini di profondità e di versatilità Kris Humphries, che può dar manforte a un reparto lunghi fin qui privo di alternative ai soliti noti Millsap e Horford.

WASHINGTON WIZARDS

Quattro vittorie consecutive per i Wizards, che si stanno godendo un Markieff Morris che finalmente ha voglia di giocare: il lungo ex Phoenix si è guadagnato un posto in quintetto e sta contribuendo con il miglior Net Rating, tra i suoi compagni con almeno 10 minuti di utilizzo ad incontro.  Il solito John Wall inoltre continua a segnare e far segnare i compagni: per lui 4 doppie doppie consecutive (addirittura due triple doppie, ai danni di Chicago e Phila) e medie da urlo con 21 punti, 12 assist, il 40% al tiro da tre, e il 96% ai liberi. In settimana vittorie convincenti contro Pistons (124-81, Nene con 20 punti guida altri 6 Wizards in doppia cifra), Bulls (117-96, 29+12+10 di John Wall, che per non farsi mancare niente ruba anche 3 palloni), Sixers (99-94, con la point guard di Washington che qui sfiora una ingloriosa quadrupla doppia, perdendo 9 palloni, ma segnando 16 punti, conditi da 14 assist e 13 rimbalzi), e Knicks (99-89, con 17 punti di Morris). I Wizards non possono sprecare nessuna occasione e dovranno fare di tutto per arrivare ai playoff, se vogliono avere una chance di accaparrarsi Kevin Durant quando sarà ora di parlare di free agency.

FLOP

CLEVELAND CAVALIERS

Settimana nera per i Cavs, che a quanto pare ci tengono che, nel bene o nel male, si parli sempre di loro: nessuna squadra è in grado, nel giro di una decina di giorni, di vincere letteralmente passeggiando in casa dei Clippers, per poi giocare una partita orribile a Miami, finendo sotto di 30 punti dopo due quarti e mezzo e smettendo di giocare.
Questa settimana è cominciata con una pesante sconfitta a Salt Lake City, un’inusuale vittoria a Dallas (inusuale perchè senza LeBron), seguita da un’altra vittoria contro i Magic e poi dalla già citata Caporetto in Florida.

Ora il distacco da Toronto è di una sola partita, e allora perchè nella premessa ho scritto che il primo posto sarà di LeBron? La mia è una previsione basata esclusivamente sul calendario che rimane da giocare alle due squadre: Toronto dovrà sudarsi la testa della classifica vincendo contro Atlanta (due volte), San Antonio, Oklahoma City, Boston e Memphis. I Cavaliers, da qui alla fine della stagione, giocheranno soltanto 4 volte contro squadre con record positivi: Atlanta, Charlotte, Houston (al momento i Rockets galleggiano, con un record esattamente pari) e Chicago. Non un calendario irresistibile. Insomma, ai Cavs basterà il minimo sindacale per guadagnarsi il fattore campo fino alla finale di Conference, ma è chiaro che le ombre di questa squadra andassero ben al di là di David Blatt.

NEW ORLEANS PELICANS

La situazione dei Pelicans quest’anno è disastrosa: Pondexter, Gordon, Evans, e adesso anche Anthony Davis sono fuori dai giochi. Per il monociglio questa doveva essere la stagione della definitiva consacrazione, invece i suoi numeri sono rimasti gli stessi dell’anno scorso, anzi addirittura sono leggermente peggiorati, ma quel che è peggio è che la sua squadra è passata dal conquistarsi un posto ai playoff soffiandolo ai Thunder di Russell Westbrook, all’essere relegata nel fondo della classifica. Tutto questo va a pesare sul futuro di Davis, in termini contrattuali: il contratto monstre strappato quest’estate, il più remunerativo di sempre, è stato salutato come certo sin da subito, anche se tale non era. Grazie alla cosiddetta “Derrick Rose rule”, infatti, Davis ha potuto siglare un contratto a cifre da veterano (il 30% del salary cap contro il 25%, che è il massimo per i giocatori in uscita dal contratto da rookie, in questo caso la differenza vale 24 milioni di dollari), ma questa eccezione viene garantita in soli 3 casi: il giocatore in questione, entro la scadenza del suo primo contratto deve essere nominato MVP della regular season (da qui il nome della stella di Chicago), oppure essere nominato 2 volte All-Star o 2 volte nei quintetti All-NBA. Se quest’estate ciò sembrava assolutamente certo (nessuno sano di mente avrebbe scommesso contro la nomina di All-Star, credo, e sarebbe stata la seconda), ora alla stella dei Pelicans rimane solo la possibilità di essere nominato in uno dei tre quintetti All-NBA. Questo significa venire votato come una delle migliori 3 ali forti della Lega, ed in quel ruolo quest’anno ci sono giocatori di un certo peso: Green, Millsap, George, Aldridge. Sebbene nessuno di questi abbia i “numeri” del monociglio, sappiamo quanto conti avere un record vincente per questo genere di votazioni: insomma, non è tutto così scontato.

 

Niccolò Battolla

 

Crediti Immagini: Facebook, pagine ufficiali delle squadre

 

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