Privacy Policy
nba

NBA: i TOP e FLOP del caldissimo mercato estivo

by • 20 ottobre 2017 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)513

Manca ormai pochissimo all’inizio della nuova stagione NBA. 29 franchigie si sono arrovellate per cercare di arginare quella che sembra essere una corazzata senza rivali: stiamo ovviamente parlando dei Golden State Warriors, sui quali però non spenderemo troppe parole: nella Baia si sono limitati a confermare tutto il gruppo della storica stagione precedente limando l’unico vero punto debole della loro corazzata (la panchina) grazie all’aggiunta di Omar Casspi, Nick Young, e l’interessante rookie Jordan Bell. La sfida, per tutti, sarà stare dietro a Curry e soci, che potendo già vantare un anno di rodaggio saranno forse ancora più devastanti.

In questi mesi estivi sono successe tante cose, e sarebbe impossibile raccontarvele tutte.
Ecco perchè abbiamo deciso di selezionare 9 squadre, e proporvi i TOP e i FLOP di questa caldissima estate NBA, con un piccolo bonus finale.

TOP

Houston Rockets

Può una franchigia che ha lottato per anni internamente per trovare degli equilibri, cestinarli nel momento in cui li trova? Ebbene sì, se in cambio ottiene Chris Paul. Il miglior playmaker vero sulla faccia della Terra era libero da contratti quest’estate ed è andato nell’unica squadra che non aveva problemi in cabina di regia. Perché? Per Houston l’occasione era troppo ghiotta e la dirigenza ha preferito prendere le migliori pedine sulla piazza, per poi dare all’allenatore l’onere e l’onore di trovare la giusta collocazione in campo. Indubbiamente la svolta della scorsa stagione per i Rockets è stata l’aver affidato completamente la regia ad Harden, con il Barba destinato a caricarsi le responsabilità della squadra fin dal primo palleggio. Ed è proprio qui che si scontrerà con la presenza di Paul, abituato da sempre a tenere le redini delle proprie squadre in ogni azione. Un compito non facile per il coach dell’anno Mike D’Antoni, ma che sicuramente vedrà questa situazione più come un’opportunità che come una minaccia. L’eliminazione agli scorsi playoff ha dimostrato che qualcosa andava aggiunto a questo gruppo per fare un ulteriore salto in avanti e diventare una reale contender, e l’addizione di Paul quantomeno sulla carta avvicina Houston a Golden State. Ovviamente i due team non sono ancora allo stesso livello, e bisognerà vedere come i biancorossi assorbiranno le perdite di metà panchina, da Lou Williams a Sam Dekker, passando per Montrezl Harrel e Patrick Beverley. Ad allungare le rotazioni però sono arrivati comunque pezzi pregiati come PJ Tucker e Mbah a Moutè, ed è per questo che il mercato del GM Darel Morey può ritendersi più che soddisfacente. Se aggiungiamo il rinnovo di Nenè e l’intrigante scelta di Zhou Qi (un altro centro cinese aveva giocato discretamente a Houston, vi ricorda qualcosa?) ecco allora che potremmo essere di fronte ad una versione dei Rockets decisamente più forte della precedente.

Boston Celtics

nba

 

Tra 2012 e 2013 i Celtics videro perdere i propri big three, che decisero di intraprendere strade diverse. Prima Ray Allen che raggiunse James e Wade a Miami per vincere un altro anello. Poi il capitano Pierce e Garnett che sposarono il fallimentare progetto Brooklyn. Dopo queste cessioni tutti avevano ipotizzato che Boston avrebbe tankato per alcuni anni in modo da ricostruire il roster. Ma i Celtics, come l’intera città di Boston, sono una squadra vincente, nella quale non esiste la parola mollare. Danny Ainge è ripartito dal giovane allenatore Brad Stevens e dopo un solo anno, con grande sorpresa di tutti, Boston è tornata ai playoff. Nella free agency i Celtics hanno fatto molto parlare di sé, prima con la firma di Gordon Hayward, e poi la con trade dell’estate che ha portato Kyrie Irving alla corte di Brad Stevens, in cambio di Isaiah Thomas e Jae Crowder. In più, si è aggiunta la prima scelta al draft, ottenuta da Brooklyn, che poi si è poi trasformata in terza grazie ad una trade con Philadelphia. I Celtics hanno puntato sull’ala piccola di Duke Jayson Tatum.

Con questi grandi movimenti, l’obiettivo di Boston diventa inevitabilmente migliorare i risultati dell’anno precedente, che significa togliere lo scettro di re dell’Est a James e compagni. Kyrie

Irving è chiamato a fare un ulteriore salto di qualità nella sua carriera. A Cleveland la leadership della squadra era indiscutibilmente nelle mani del Re, ora la guardia di origine australiana deve dimostrare di essere capace di essere il punto di riferimento dei propri compagni e di non essere il compagno che ha fatto vincere un altro anello a James. Conosciamo tutti il grande potenziale offensivo di Irving, ma per vincere nella NBA di oggi la difesa è un elemento fondamentale e tutti si devono rendere disponibili. La guardia deve maturare su questo aspetto e le piccole distrazioni di Cleveland devono essere un solo ricordo. Nella squadra arriva anche Gordon Hayward, che dopo l’esperienza ai Jazz, ritrova Stevens, suo coach universitario. L’allenatore conosce già il giocatore e sa già come valorizzarlo. A Utah sentiva il peso di un’intera squadra sulle spalle, ma ora può condividere la leadership con giocatori del calibro di Irving e Horford. Coach Stevens ha in mano un grande potenziale e negli ultimi anni è riuscito a fare dei miracoli con giocatori poco esperti. Nel roster si sono aggiunti talento ed esperienza, elementi fondamentali per puntare al titolo.

Oklahoma City Thunder

La prima palla a due del 2017/18 deve ancora essere alzata, ma uno degli awards che verranno assegnati il prossimo giugno ha già un padrone certo: Sam Presti può già considerare suo il titolo di miglior GM. Non c’è timore di smentita, il deus ex machina dei Thunder ha compiuto una serie di imprese dirigenziali miracolose che hanno portato una delle franchigie con il futuro più dubbioso (contratto di Westbrook in scadenza, supporting cast difficilmente in grado di convincerlo a rinnovare, situazione salariale complicata) ad avere un presente radioso ed un avvenire quantomeno più sereno. Ma andiamo con ordine: in principio fu Paul George, arrivato in Oklahoma in cambio di Sabonis e di Victor Oladipo, non esattamente due giocatori insostituibili dal punto di vista tecnico e contrattuale (soprattutto l’ex Orlando Magic) che hanno fatto gridare al miracolo da parte dei tifosi Thunder e sollevare più di una perplessità riguardo la competenza della dirigenza dei Pacers che avrebbe probabilmente potuto ambire a contropartite ben più interessanti. Successivamente è stato messo al sicuro il futuro della franchigia con il rinnovo di Westbrook, che lo legherà ai Thunder fino al 2023 portandogli in cassa 233 milioni nelle prossime 6 stagioni. Questa è stata probabilmente la mossa più importante, poiché permette allo stesso Paul George di avere maggiori garanzie sulla competitività della squadra quando la prossima estate sarà il suo turno di firmare o meno un nuovo accordo. Infine la ciliegina sulla torta di questa clamorosa estate è la trade che ha aggiunto ai due campioni di cui sopra un meraviglioso terzo violino: Carmelo Anthony ha raggiunto l’Oklahoma in cambio di Kanter, McDermott ed una seconda scelta al prossimo draft. Anche in questo caso solo elogi per Presti, in quanto è difficile pensare ad un pacchetto migliore da poter spedire in cambio di un giocatore come Melo che pur non essendo più al suo massimo splendore rimane un talento offensivo straordinario ed un fit che sembra fatto dal sarto per i Thunder se saprà mettersi a disposizione di coach Donovan, George e Westbrook con l’atteggiamento migliore.

In conclusione si è trattata di un’estate da sogno per i tifosi dei Thunder, che dopo aver superato l’abbandono di Durant godendosi la stagione da MVP di Westbrook non vedono l’ora di ammirare il loro nuovissimo super team.

Philadelphia 76ers

 

Partendo dalla buona base dello scorso anno e avendo Simmons in rampa di lancio, Philadelphia aveva bisogno disperato di qualcuno nei ruoli 1 e 2. Quale occasione migliore se non quella di potersi accaparrare un talento come quello di Markelle Fultz, prospetto dell’università di Washington, il tassello giusto nel ruolo di playmaker (ruolo da dividere con Simmons stesso). Per non rischiare di perderlo, i Sixers hanno addirittura scambiato la terza scelta più una scelta futura con Boston, in cambio della numero uno assoluta. La scelta, al momento, sembra molto logica e concepita per ottimizzare le risorse nel roster. I Sixers ottengono, inoltre, i servigi di JJ Redick, con un contratto di 23 milioni per un anno.

Se proviamo ad abbozzare un quintetto, questo potrebbe essere: Fultz, Redick, Simmons, Saric, Embiid. Un mix di forza e talento che da tantissimi anni non si vedeva nella città dell’amore fraterno. Coach Brown dovrà avere la capacità e la pazienza di inserire tutti i giocatori nel sistema, senza escludere nessuno. Ci sono, oggettivamente, tutte le possibilità di poter fare molto bene, sin da subito. Non scordiamoci che in panchina ci saranno Covington, Okafor, Amir Johnson, McConnell etc. che potranno fornire il loro contributo.

FLOP

 

Chicago Bulls

I Chicago Bulls nel corso di quest’estate hanno perso la loro stella, Jimmy Butler, in una trade tutta dalla parte dei Minnesota Timberwolves. Ovviamente JB era l’unica vera speranza per i Bulls di tornare grandi costruendo nel breve tempo una squadra vincente intorno a lui e di attrarre altre superstar a Chicago, in quanto dopo aver perso Butler i Bulls hanno perso anche Dwyane Wade (non contento della scelta di rifondazione attuata dalla società). Di giocatori come Jimmy non ce ne sono molti, visto che è una superstar nelle due metà campo ed è anche un giocatore adatto per fare gruppo all’interno dello spogliatoio.

Il futuro della squadra passa dalle mani di Kris Dunn, Zach Lavine  e Lauri Markkanen.

Ora il Roster dei Chicago Bulls è molto povero anche se decisamente futuribile.
Diamond Stone è stato l’ultimo ad essere messo sotto contratto, Antonio Blakeney, giocatore che si è messo in luce durante la Summer League, ha trovato un contratto così come Arcidiacono. Con loro dalla free agency è arrivato anche l’ex Lakers David Nwaba, giocatore che potrebbe fare comodo alla squadra. Un gruppo giovane, pieno di incognite.

Oltre a loro ci sono le ultime scelte al draft: Bobby Portis, Danzel Valentine, Felicio, ma anche e soprattutto Zipster.
Squadra quindi senza pretese ma che potrà forse dire la sua da qui a qualche anno.

 

Detroit Pistons

 

Riavvolgiamo il nastro ad aprile 2016: i Pistons escono dai playoff contro i futuri campioni NBA dei Cavs a testa altissima, combattendo e limitando Lebron James e compagni come nessuna altra squadra è riuscita a fare in quella post-season. Gli scarti delle 4 sconfitte sono risicatissimi (appena 8.5 punti di media, gli Warriors nelle Finals ne subiranno ben 13,5) e nella giovane banda di Stan Van Gundy si intravede del potenziale. Ma nell’estate che poteva segnare la svolta dei destini di Motown, la dirigenza rimane a guardare il mercato e non puntella la squadra, lasciando in balia di una nuova stagione gli stessi attori con le stesse lacune e senza possibilità di upgrade. I risultati sono stati sotto gli occhi di tutti, con una squadra terribilmente disunita che è scivolata lentamente nella parte bassa di una mediocre Eastern Conference. E la risposta a tutto ciò quale è stata? Avery Bradley per Cadwell-Pope. L’unico movimento degno di nota dell’estate in Michigan non ha portato nessun sensibile passo in avanti, in una squadra destinata a pagare il proprio immobilismo e sull’orlo dell’ennesimo re-building. Andre Drummond è l’unico vero All Star della squadra (anche se il suo processo di crescita ha subito un arresto pericoloso la scorsa stagione) e i vari Tobias Harris, Reggie Jackson e Jon Leuer si sono dimostrati inadatti a questi livelli tecnicamente e fisicamente. Inoltre la perdita di Marcus Morris e il rinnovo a cifre non consone di Marjanovic consegna a Stan Van Gundy la palma di peggiore GM dell’Off-Season. La speranza sulle rive del lago Michigan è che il mercato vero e proprio non sia ancora partito e le trade che sicuramente coinvolgeranno lo spogliatoio dei Pistons portino finalmente in dote qualche pezzo pregiato o quantomeno funzionale. Già nello scorso febbraio sul gong della trade deadline Detroit aveva messo sul mercato Jackson e Drummond, ma sacrificare il secondo equivarrebbe ad un suicidio tecnico e ad affossare definitivamente il futuro di Motown per i prossimi 5 anni.

New York Knicks

Dopo i disastri di Phil Jackson, i Knicks ripartono dal lettone Porzingis, protagonista con la sua nazionale nell’Europeo. La grande perdita della free agency è stata Carmelo Anthony, che dopo i dissidi con la dirigenza, ha deciso di lasciare a malincuore la Grande Mela, per accasarsi con gli Oklahoma City Thunder di Westbrook e George. Negli ultimi anni sembra che nell’ambiente di New York si sia creato un’ossessione per l’anello che non ha permesso di firmare i giusti giocatori. 

Si riparte, quindi, dal lettone che ha già dimostrato di essere decisivo anche nel campionato americano. Dopo le esperienze con gli Atlanta Hawks, ritorna il figlio d’arte Tim Hardaway Jr, che aveva già fatto bene nei primi anni della sua carriera. Al draft è stato scelto un altro europeo, ovvero la promettente guardia francese Ntilikina. Si punta anche sull’ala piccola Michael Beasley, potenziale talento che spesso si è fatto distrarre dalla vita mondana. Importante anche l’acquisto di Enes Kanter, arrivato dalla trade con Oklahoma, che insieme a Porzingis e Noah formano un trio di lunghi interessante e su cui lavorare. La poca competitività dell’Est può portare anche a risultati inaspettati, ma New York non deve fare l’errore di porsi degli obiettivi troppo alti e Hornacek deve lavorare sulla crescita della squadra per poi puntare forte sulla free agency, come ha fatto la grande rivale Boston.

 

Utah Jazz

 

Tra le franchigie che hanno dovuto ingoiare bocconi amari durante l’estate e rivedere al ribasso le proprie aspettative ci sono sicuramente gli Utah Jazz: la squadra di coach Snyder rimane una certezza dal punto di vista difensivo, ma ha perso davvero tanto nella già non eccelsa metà campo offensiva a causa della partenza di Gordon Hayward. Il mancato rinnovo del suo All Star e il successivo trasferimento a Boston sono stati veri e propri cataclismi per il progetto Jazz, che dopo aver costruito con pazienza una squadra competitiva ed un gruppo solido ha perso il miglior giocatore senza ricevere nulla in cambio. Come se non bastasse anche un leader sottovalutato come George Hill ha cambiato casacca, andando a fare da chioccia ai giovani Kings: Ricky Rubio è arrivato dal Minnesota per raccoglierne l’eredità in cabina di regia cercando di mantenere alto il livello difensivo degli esterni, mentre è chiaro il downgrade in termini di pericolosità dall’arco a causa delle famose difficoltà del playmaker spagnolo nel tiro da 3 punti. Tra le altre aggiunte estive vanno annoverati Thabo Sefolosha (ormai lontano dai tempi dei Thunder ma comunque una buona presenza come 3&D) e l’ex Fenerbache Ekpe Udoh, a conferma della forte identità difensiva della squadra. Ai nastri di partenza della nuova stagione sono da fare due ulteriori considerazioni dal carattere opposto ma fortemente correlate: la positiva impressione destata dal rookie Donovan Mitchell tra Summer League e Preseason, e la brutta notizia dell’ennesimo grave infortunio occorso a Dante Exum (la cui stagione sembra essere già conclusa). I tifosi Jazz si augurano almeno che la sfortuna della guardia australiana si possa tramutare in maggiore spazio e possibilità di emergere per la promettente matricola.

 

Indiana Pacers

Gli Indiana Pacers non se la passano di certo bene: le speranze di questa stagione sono principalmente riposte nel giovane Myles Turner, che è chiamato ad un grande salto in avanti in questo suo terzo anno tra i pro. Il GM Kevin Pritchard (che ha sostituito Larry Bird in questo ruolo) deve aver passato un’estate infernale, tra la pressione di dovere per forza trovare una nuova destinazione al suo miglior giocatore Paul George, e la consapevolezza di non potere avviare una trattativa da una posizione di forza. Per questo Indiana ha ricevuto una contropartita piuttosto magra al quattro volte All Star: Victor Oladipo (alla sua terza squadra in tre stagioni… no, non è un buon segno) e Domantas Sabonis. Aggiungete le partenze di Jeff Teague, CJ Miles e Monta Ellis, e il quadro è piuttosto chiaro: i giocatori di spicco mancano totalmente per questa squadra. L’unica nota positiva? Lo spazio salariale incredibile che si prospetta per la prossima estate, ma non sarà facile attirare i big nella “splendida” Indianapolis.

 

BONUS

Cleveland Cavaliers

Non si possono non spendere due parole sui vicecampioni in carica, che in un certo senso hanno stravolto un po’ la squadra, ma non per questo si siano necessariamente indeboliti.
I Cavs hanno perso Irving, e guadagnato in cambio Isaiah Thomas, Jae Crowder e una seconda scelta 2020. Ma le aggiunte non si fermano qui: LeBron ha fatto un paio di telefonate, e ha convinto l’amico di lunga data Dwyane Wade a ricongiungersi con lui nell’Ohio, così come hanno fatto anche Derrick Rose, Jeff Green e Jose Calderon (o meglio, quel che ne rimane, a questo punto).
Cleveland si presenta così ai blocchi di partenza come la squadra forse più profonda della Lega. Nell’era della small-ball e del tiro da tre punti, però, non è detto che sia tutto rose e fiori: i Cavs hanno perso sicuramente qualche cosa in termini di efficacia da oltre l’arco, mentre le lancette del tempo scorrono inesorabilmente al contrario rispetto alla direzione del Re. Rose e Wade a questo punto della carriera non possono più fare la differenza, e su Isaiah Thomas pende la spada di damocle di un infortunio all’anca che lo terrà fuori per l’inizio della stagione. Coach Lue avrà un bel da fare per trovare delle buone soluzioni tattiche: aspettatevi di vedere Wade diventare una sorta di playmaker nei momenti in cui LeBron riposerà in panchina, ed è notizia degli ultimi giorni che Kevin Love sarà il 5 titolare dei suoi, con Tristan Thompson a partire dalla panchina (e con lui JR Smith). In tutto questo, due sole certezze: LeBron, e l’innesto di Jae Crowder, il prototipo del 3&D, che è in assoluto l’uomo del quale Cleveland aveva più bisogno per contrastare Golden State.

 

Crediti immagini: Facebook, pagine ufficiali delle squadre

Iscriviti a TimeOut Basketball e seguici su Facebook

 

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this pageEmail this to someone
©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy