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Boston e Chicago: buona la prima. Per Denver si chiude il sipario!

by • 29 Aprile 2011 • TimeOut NbaComments (0)972

 

A circa due settimane dall’inizio dei playoff, determinate serie sono rimaste estremamente aperte a qualsiasi esito finale sin quasi al termine delle  6 gare , basti pensare ai serrati duelli tra Orlando-Atlanta , Dallas-Portland e Lakers-New Orleans che si sono concluse nella notte; le altre, invece, sono giunte al termine già da qualche giorno, ovvero: Boston-New York, Miami-Philadelphia, Chicago-Indiana e Oklahoma City-Denver, ma l’equilibrio non è certo mancato, tanto è vero che negli ultimi anni non era mai stato così presente, per lo più in quasi tutti gli accoppiamenti.

 

Boston Celtics 4 – 0 New York Knicks : Sono bastate solo quattro gare ai Knicks per alzare bandiera bianca di fronte ai più quotati Celtics : così si è conclusa anzitempo la serie che secondo gli esperti sarebbe stata la più combattuta nel tabellone della Eastern Conference. D’altronde anche noi di Timeout Nba avevamo pronosticato una serie sudata e lottata fino all’ultimo secondo dai Celtics e dai Knickerbockers. Tale previsione si basava sia sul potenziale dei Knicks, sia sui problemi mostrati dai Celtics nell’ultima parte di stagione. In gara 1 e 2 l’equilibrio si è visto,grazie al grande impatto offensivo di Melo che ha tenuto a galla i Knicks, e i Celtics sono riusciti a spuntarla solo alla sirena, ma il ritorno al Madison Square Garden, dopo oltre un lustro, si è rivelato pressoché una “carneficina”. New York ha qualche alibi per questo “cappotto”, innanzitutto gli infortuni in gara-1 del play veterano Chauncey Billups e in gara-2 dell’ All-star Amare Stoudemire. Il primo non è mai rientrato dopo l’infortunio , il secondo è rientrato in gara-3 ma solamente a mezzo servizio. Inoltre i Knicks erano privi, essendo una squadra di formazione recente e ancora da rodare ad alti livelli, di gerarchie e di un’identità. Questo è ciò che è stato possibile constatatare nella visione di gara-4, partita da “Win or go home”, in cui i Knicks si affidavano unicamente agli isolamenti talvolta di “Melo” e talvolta di “Stat”. Come spesso succede, nel basket e non solo, chi paga per i risultati del team è il coach, infatti sotto il “fuoco” dei Media è finito il coach Mike D’Antoni, innanzitutto per la difesa non-pervenuta, piatta e priva di intensità (ne è l’emblema la non-difesa su Rondo) e la mancanza di capacità del coach di creare un sistema di gioco partendo dai giocatori a disposizione, ma bensì ostentare il “run and gun” (sistema di gioco perimetrale basato su transizioni veloci) pur avendo giocatori inadatti a questo sistema. A tutto questo si aggiunge l’incapacità del coach dei Knickerbockers di saper gestire i momenti finali della partita, sbagliando lo schema o la disposizione in campo del proprio quintetto (da vedere la gestione del possibile possesso vincente in mano a Jeffries in gara -1). Passiamo ai Celtics che hanno dominato questa serie tramite la loro esperienza, difatti nei momenti decisivi, in cui la mancanza del “Diesel” sotto canestro e alcuni “black-out” offensivi, la “macchina ben oliata” di Boston ha funzionato ed ha affondato la modesta “compagine” dei Knicks. Inutile stare a dilungarsi i Celtics hanno un sistema di gioco collaudato in cui tutti i “Big three+1” sono stati decisivi in grado di perforare la difesa modesta di New York e di alzare l’asticella dell’intensità difensiva nei momenti giusti (da notare i raddoppi sistematici su Anthony). L’ Mvp della serie è sicuramente la “Ragione” Rondo che è stato libero di fare ciò che voleva e ha sfruttato appieno questa libertà segnando e mettendo in ritmo il resto del team rispondendo alle critiche rivolte a lui da Mike D’Antoni che minimizzava il suo impatto nei Celtics dichiarando di “volerlo vedere a Minnesota senza tre Hall of Fame”. Ora per i Celtics il percorso verso l’anello continua e nelle semifinali ad East affronteranno i Miami Heat, che hanno superato i Philadelphia 76ers, e questo sarà il primo grande banco di prova per i Celtics che affronteranno una squadra affamata di vittoria in cui il “Re” senza “corona” cercherà di mettere in ginocchio l’intera Boston, ma come ha dichiarato l’ormai stella Rajon Rondo “it’s all about 18” , ovvero l’obiettivo da raggiungere è il 18esimo anello e tenteranno in ogni modo di portarlo a termine.

Chicago Bulls 4 – 1 Indiana Pacers : al di là di quanto possa raccontare il risultato finale, tale serie è stata caratterizzata da un grande equilibrio, infatti 5 delle 6 partite si sono concluse con al più 6 punti di scarto tra le due squadre. Nelle prime due sfide allo United Center di Chicago, i Pacers si trovavano in vantaggio negli ultimi minuti del quarto periodo, ma uno stratosferico Derrick Rose, coadiuvato dal tiro da 3 punti dell’ormai fedele compagno Kyle Korver ha reso vane le speranze della squadra di Coach Vogel di poter ottenere un successo prima del ritorno ad Indianapolis. In gara 3, l’obiettivo principale dei Pacers (oltre portare la serie sull’ 1a2) era quello di evitare che D-Rose riuscisse a penetrare verso il canestro con troppa facilità (proprio in questo modo aveva deciso i primi due episodi), così, i lunghi di Indiana, in particolare Foster, si sono resi protagonisti di interventi al limite della regolarità, nel tentativo di intimidire il futuro mvp della lega. Tali tentativi, nonostante abbiano limitato il playmaker dei Bulls per quasi tutta la gara, non hanno portato all’esito finale sperato, infatti a 18 secondi dal termine della gara, sul punteggio di 84 pari, la stella dall’Illinois ha deciso che era il momento di accendere la luce e far sprofondare nel buio la squadra di casa, che non è riuscita a mettere a segno il canestro decisivo con Granger, soprattutto grazie alla magistrale difesa sotto la guida di coach Thibodeau, grazie alla quale non è stato possibile per i Pacers prendere buoni tiri(con spazio per intenderci) nei momenti decisivi della gara. In gara 4 è andata in scena una vera e propria prova d’orgoglio degli uomini di coach Vogel che hanno condotto la gara sino alla fine ed hanno reso vano l’assalto finale degli avversari. Al termine di questa partita, Vogel ha maliziosamente dichiarato ” Se vinciamo gara 5, passeremo il turno”, ma purtroppo per lui e per i fan dei Pacers, così non è andata; infatti i Bulls sono riusciti per la prima volta nella serie a dominare la partita, conclusasi per 116 a 86. Ora Chicago, attende la vincente della sfida tra Orlando ed Atlanta, con la sempre maggior consapevolezza di poter arrivare fino in fondo.

 

Miami Heat 4 – 1 Philadelphia 76ers : nonostante si potesse prevedere una serie a senso unico, nella quale difficilmente ci sarebbero potute essere gare punto a punto, i 76ers hanno contribuito a rendere avvincente tale accoppiamento, più di quanto fosse lecito attendersi. In gara 1, dopo una partenza non proprio esaltante, Miami è riuscita ad assumere il comando, raggiungendo le 11 lunghezze di vantaggio a 5 minuti dal termine, ma la squadra di Doug Collins, guidata dai canestri dei rookie Holiday e Young è riuscita ad accorciare il distacco ad un solo possesso, ma uno strepitoso gioco da 3 punti di Wade ed una stoppata di Lebron James (su Holiday) hanno assicurato alla squadra della Florida la prima gara della serie. In gara 2, gli Heat hanno preso da subito in mano le redini del gioco e si sono imposti per 94 a 73, guidati dai 29 punti di LBJ e dalla solida prestazione di Chris Bosh, autore di 21 punti. Nel terzo episodio, in quel di Philadelphia, la squadra di casa è ancora una volta partita molto aggressiva, a differenza di Miami che si è spesso trovata a dover rincorrere gli avversari nei primi quarti di gioco della serie, ed ha aperto le danze con un parziale di 9 a 0, ma alla lunga, la squadra guidata da Spoelstra è riuscita ad ottenere la terza vittoria consecutiva, grazie alla super prestazione di Dwayne Wade, vicinissimo alla tripla doppia(32 punti-10 rimbalzi-8 assist). Per la quarta sfida tra le due compagini, coach Collins aveva chiesto alla squadra una prestazione maiuscola, in modo da valorizzare quanto di buono era stato compiuto negli episodi precedenti, e, in effetti così è stato : i 76ers si sono ancora una volta resi protagonisti di un avvio mozzafiato, nel quale l’accoppiamento Brand-Bosh ha permesso loro di allungare il vantaggio sugli avversari, giunto sino ai 18 punti nel secondo quarto e per l’ennesima volta gli Heat si sono riportati in scia, sino a raggiungere le 6 lunghezze di vantaggio ad 1 min e 30s dal termine, ma quell’orgoglio di cui parlava Doug Collins ha portato Lou Williams ad un tiro da 3 punti che li ha riportati sul -1 e soprattutto Holiday a mettere a segno la tripla decisiva “in faccia ” a Wade a 9 secondi dal termine, mandando in visibilio gli oltre 20’000 del Wachovia Center. Al ritorno a Miami, la squadra di casa è riuscita a portare a termine la serie, nonostante un ispiratissimo Iguodala che ha fallito il canestro per riagguantare la gara, grazie ancora una volta ai Big Three ed all’apporto dalla panchina di Mario Chalmers, autore di 20 punti, di cui 6 triple a bersaglio. Ora per gli Heat il cammino assume una traiettoria ripida e vorticosa, in quanto affronteranno, in semifinale di Conference, i vice-campioni in carica dei Boston Celtics, in quella che sarà una sfida a dir poco affascinante che renderà chiara la vera identità di Miami.

 

Oklahoma City Thunder 4 – 1 Denver Nuggets : quello che sembrava uno degli accoppiamenti più equilibrati del primo turno non ha pienamente rispettato le previsioni, specialmente di chi sperava nella definitiva consacrazione di Danilo Gallinari. La gara più importante dell’intera serie è stata probabilmente la prima, in quanto i Nuggets sono stati in grado di disputare una grande prestazione, durante la quale si sono trovati a condurre sul 101 a 100 ad un minuto dalla fine, ma il tap-in di Perkins ed il canestro di Westbrook(autore di 31 punti, dieci in meno del compagno Durant) si sono rivelati estremamente “pesanti”, proprio perchè hanno troncato le speranze di Denver di poter prendere fin dall’inizio il comando della serie. Il secondo episodio ha avuto una storia decisamente diversa, ma con il medesimo esito finale: infatti, i Thunder non hanno lasciato scampo alla squadra di coach Karl, disputando una gara ad alta intensità, nella quale hanno gestito il vantaggio costruito nel primo tempo, grazie soprattutto all’apporto dalla panchina di James Harden e Collison, oltre che del solito duo Durant-Westbrook. Anche gara 3, questa volta in quel di Denver, ha visto trionfare i Thunder, che sono riusciti a costruire un margine di 8 punti di vantaggio a 3 minuti dal termine ed a mantenere fino alla fine il comando, nonostante le triple di J.R Smith(decisamente in ombra nelle prime due gare) che avevano riacceso l’entusiasmo del Pepsi Center; da segnalare il decisivo apporto del congolese Serge Ibaka, autore di ben 22 punti e 16 rimbalzi, un vero e proprio fattore nella serie. In gara 4, è andato in scena lo stesso copione della gara precedente, ma questa volta a parti invertite, infatti dopo i primi 3 quarti all’insegna dell’equilibrio, nel quarto periodo Denver è riuscita, grazie alle triple di Ty Lawson, J.R Smith e Gallinari , a costruire un parziale che li ha visti raggiungere il + 9 a metà quarto e nonostante le triple, nel finale, di Durant ha portato la serie sull’1 a 3. L’ultima sfida della serie, che si è disputata la scorsa notte sembrava potesse portare i Nuggets sul 2 a 3, in quanto a 3 minuti dalla fine si trovavano in vantaggio di 9 lunghezze, ma da quel momento in poi è andato in scena lo SHOW di Kevin Durant (41 punti totali) che ha riportato Okc ad un possesso di distacco, per poi consegnare nelle mani di Harden la palla del pareggio ed in seguito trascinare la squadra al sorpasso con uno strepitoso gioco da 3 punti(canestro e fallo) ed un piazzato dai 5 metri; a nulla è valso il tentativo del pareggio sulla sirena di Aflalo (il suo tiro da 3 punti per poco non ha portato la gara all’over-time). Da segnalare ancora una volta la prestazione difensiva maiuscola di Ibaka, autore di ben 9 stoppate, di cui 2 decisive. In semifinale di Conference , la squadra di coach Brooks affronterà la vincente del duello tra Memphis e San Antonio, che vede sorprendentemente i Grizzlies in vantaggio per 3-2 . Il messaggio inviato alle altre compagini è piuttosto chiaro: ci sono anche i Thunder per la lotta al titolo, e questa volta fanno davvero paura.

 

Alberto Barbari – Marco Frigieri

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