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NBA Week 20: notte senza stelle a San Antonio. Bucks in ripresa, Pelicans ancora in rodaggio.

by • 13 Marzo 2017 • TimeOut NbaComments (1)885

Settimana pazza nella pallacanestro oltreoceano: se pensavate che i Warriors, forti dell’innesto di un top player come Kevin Durant, si sarebbero guadagnati il primo posto a Ovest senza troppe preoccupazioni, beh, dovrete ricredervi. I San Antonio Spurs, guidati dal loro cyborg Kawhi Leonard, la pensano diversamente. Sarebbero ancora i neroargento la squadra da inserire nei Top di settimana, ma poichè abbiamo già parlato di loro lunedì scorso, accennerò soltanto al fatto che al momento si trovano a mezza partita dalla testa della Western Conference, forti del vantaggio negli scontri diretti che in caso di parità in classifica li vedrebbe prevalere. Tutto questo grazie al match in settimana, in cui la squadra di Popovich ha battuto quella di Kerr in quella che sembrava una sfida di Summer League: sì, perchè tra gli assenti si contavano KD (l’infortunio alla gamba lo potrebbe tenere fuori per il resto della RS), Curry, Iguodala, Thompson (tutti e tre a riposo), Aldridge (una sospetta aritmia che potrebbero tenerlo fuori per un po’), Leonard (commozione cerebrale) e Tony Parker.

Un numero così alto di assenze ha nuovamente riaperto un dibattito che è motivo di discussione tra addetti ai lavori e non: si tratta ovviamente della lunghezza della regular season. Molto spesso negli ultimi anni (Popovich è stato il primo a farlo con Tim Duncan, ma ora molti coach seguono il suo esempio) si assiste al fenomeno degli allenatori che fanno saltare diverse partite alle loro stelle, in particolare nel periodo successivo all’All Star Game, per poterli preservare in vista degli imminenti playoff. Chi può biasimarli? D’altronde vincere l’anello sembra essere l’unica cosa che conti, in un ambiente che ha messo pressioni incredibili addosso a fenomenali giocatori che hanno avuto la “colpa” di non aver mai vinto niente, e proprio per questo sono tutti ormai disposti a sacrificare qualche partita della stagione regolare per potersi giocare le proprie carte al meglio nella post-season.
Il rovescio della medaglia è deludere tanti fan, che magari da mesi hanno comprato il biglietto (a cifre non proprio economiche, solitamente) per poi ritrovarsi a dover guardare i propri beniamini in giacca e cravatta la sera del match. Una possibile ipotesi che migliorerebbe sicuramente questa situazione sarebbe quella di accorciare la regular season: il problema è che tale soluzione non è ben vista dai vertici della Lega, che fanno grandi introiti anche grazie al grande numero di partite giocate. Al momento quindi la situazione è in stallo, ma non è da escludere che Adam Silver prenda provvedimenti in merito.

Tornando a parlare di assenze e infortuni, i Cavs sono di nuovo sul mercato alla ricerca di un lungo, poichè la carriera di Bogut a Cleveland è durata poche decine di secondi: in uno scontro di gioco, si è fratturato la tibia (infortunio che lo terrà fuori fino a fine stagione), ed è stato perciò tagliato dalla dirigenza. L’obiettivo nel mirino dei campioni in carica sembra essere Larry Sanders, lungo di belle speranze che per motivi di depressione 2 anni fa aveva abbandonato la pallacanestro giocata, scioccando tutto l’ambiente, e che ora pare pronto al rientro nella Lega.

Tra le altre cose da segnalare, alcune milestone importanti: Dirk Nowitzki ha raggiunto quota 30000 punti segnati nell’NBA, primo europeo di sempre a riuscirci e sesto giocatore in assoluto. Una ciliegina sulla torta per una carriera strabiliante: un giocatore che ha saputo rendersi più poliedrico di quanto si pensi, ed è riuscito a cambiare più volte inserendo sempre nuove armi nel suo incredibile arsenale offensivo.
Sempre a proposito di record, invece, il solito Russell Westbrook, con la tripla doppia di sabato notte (la 32esima), ha superato Wilt Chamberlain come numero di triple doppie realizzate in una stagione, e può mettere ora nel mirino Oscar Robertson, che siede al vertice di questa classifica a quota 41.

Passiamo ora alle squadre migliori e peggiori della settimana.

TOP
Milwaukee Bucks

 

 

Il rientro di Khris Middleton ha fatto bene ai Bucks: la squadra di coach Kidd è infatti in striscia positiva (6 vittorie consecutive) ed è al momento all’ottavo posto della griglia playoff, anche se dovrà resistere all’assalto dei Miami Heat, in costante crescita da due mesi a questa parte. In settimana, Antetokounmpo e soci hanno sconfitto Philadelphia, Indiana, New York e Minnesota. Non un calendario impossibile, è vero, ma risultati importanti ai fini della classifica della Eastern Conference, che vede almeno 5 squadre giocarsi le ultime 3 posizioni valide per accedere alla post-season. Oltre al solito Greek Freak (24 punti, 8 rimbalzi, 6 assist, 2 stoppate e quasi 3 rubate di media questa settimana), l’apporto di Middleton è risultato decisivo: i suoi 32 minuti a partita sono il secondo dato dopo il compagno greco, e l’efficienza con cui sta giocando è determinante (quasi 16 punti di media, tirando col 52% dal campo e il 47% da tre). I numeri dicono che quando lui è in campo il Defensive Rating migliora di 2 punti: non siamo ancora a livello di élite della Lega, ma certamente la dimensione di 3&D moderno di Middleton permette a questa squadra di funzionare meglio. Staremo a vedere.

FLOP
New Orleans Pelicans

 

È vero, è frettoloso tirare già le somme su una squadra del genere, ed è anche vero che i Kings sono in crisi nera da quando Boogie è stato scambiato, ma per ora l’esperimento “Twin Towers” non sta dando i frutti sperati. Dalla trade, tutte le principali voci statistiche di Cousins sono peggiorate, tranne i rimbalzi. Non essere più il centro di gravità dell’intero sistema offensivo sicuramente è per lui una novità alla quale dovrà adattarsi, ma non è finita qui. Le uniche vittorie da quando Cousins veste la casacca del monociglio sono arrivate contro Detroit (Boogie era sospeso per somma di falli tecnici), contro i Lakers (non la squadra migliore della Lega, diciamo) e contro Charlotte all’overtime (Gentry lo ha lasciato in panchina per buona parte del quarto quarto e tutto l’overtime). Personalmente credo che il bagaglio tecnico dei due permetta loro di stare in campo senza troppi problemi: Alvin Gentry comunque dovrà provare a inventarsi qualcosa per  tirare fuori il meglio dalla coppia di lunghi più dominante della Lega, sempre sperando che in un ambiente meno schizofrenico, Boogie riesca a limitare i suoi problemi caratteriali.

Niccolò Battolla

 

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