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NBA Playoffs: avanzano Boston e Cleveland. Houston e Golden State dominano gara1

by • 30 Aprile 2018 • TimeOut NbaComments (0)403

Eastern Conference

Boston Celtics – Milwaukee Bucks: 112-96 (4-3)

Nella partita da dentro o fuori la spunta Boston, che grazie alla vittoria per 112-96 strappa il pass per le semifinali di conference. I Celtics tra le mura amiche del TD Garden riescono ad azzerare le titubanze da trasferta e non lasciano scampo a Milwaukee. Infatti i padroni di casa azzannano la partita nel primo quarto e non lasciano più spazio alle repliche: subito 30-17 nel primo quarto e speranze di colpaccio ospite affossate. I ragazzi di Brad Stevens non si fermano nemmeno di Fronte all’infortunio di Brown (ennesimo della stagione per i biancoverdi) e concludono in festa davanti ai propri tifosi.

Sugli scudi HorfordRozier, che chiudono entrambi a quota 26 punti per firmare il proprio massimo in carriera ai playoff. Bene anche il rookie Tatum, che ne scrive 20. Per Milwaukee rimane comunque l’orgoglio di aver portato la serie fino alla bella, con le straordinarie prestazioni di Antetokounmpo (anche nell’ultimo atto 22 punti e 9 rimbalzi a referto) e Middleton (32), per quello che potrà diventare un nuovo dynamic duo esplosivo all’interno della Lega. Ora per Boston la strada diventa ulteriormente più ripida perché già nella notte tra lunedì e martedì andrà in scena la prima gara del secondo turno, contro i lanciatissimi e riposati Sixers di Marco Belinelli.

Cleveland Cavaliers – Indiana Pacers 105-101 (4-3)

LeBron James aggiunge un’altra tacca alla cintura dominando per larghi tratti gara 7 e aggiorna il suo record personale al primo turno di playoff a 13-0. Il Re prova da subito a coinvolgere i propri compagni sui primissimi possessi, ma è chiaro che questa vittoria debba passare da lui: la mano di Kevin Love è ancora gelata, e dalle invenzioni degli altri Cavaliers non nasce niente di buono. Se Cleveland a fine primo quarto è avanti di 12 lunghezza lo deve ai 13 punti di James senza errori dal campo. Nel secondo quarto si ripete lo stesso copione: Indiana si rifà sotto tutte le volte che James non si mette in proprio, ma le sfuriate del numero 23 tengono sempre a distanza i Pacers, che si aggrappano a Darren Collison (23 punti alla fine) in un primo tempo in cui Oladipo fatica moltissimo.

Alla pausa lunga coach Lue e i suoi sono in controllo della gara, ma Indiana non molla mai: nel terzo quarto l’attacco si inceppa, mentre Oladipo e i suoi prendono fiducia rimontando lo svantaggio e regalandoci un secondo tempo degno di una gara 7. Nel quarto quarto finalmente si sveglia Kevin Love: i canestri da lui segnati consentono a LeBron di riposare qualche minuto in più all’inizio dell’ultima frazione. Il suo rientro crea il caos nella difesa dei Pacers: sono Sabonis e Bogdanovic a darsi il cambio nell’ingrato compito di marcarlo, ma non c’è nulla da fare. Come se non bastasse, Indiana perde Miles Turner, nettamente il migliore dei suoi nella metà campo difensiva, che commette il sesto fallo, e la partita scivola via dalle mani di Oladipo e compagni, con LeBron (che chiude con 45 punti, 9 rimbalzi, 7 assist e 4 recuperi) e Thompson a fare tutto il lavoro sporco con stoppate e rimbalzi che non lasciano spazio a seconde possibilità.

Stagione finita per Indiana, che però esce tra gli applausi: Oladipo si è dimostrato un giocatore decisivo anche nei playoff, e Miles Turner è uno degli “unicorni” di questa Lega. Il futuro non è così grigio per la squadra di Nate McMillan. Dall’altra parte avanzano i Cavaliers, ma le loro certezze sono davvero poche. Kevin Love, oltre a non fare canestro, è a dir poco disastroso in difesa. Su George Hill (entrato nel secondo tempo di gara 7) rimangono i dubbi relativi alla tenuta fisica. Tristan Thompson è stato nettamente il secondo migliore giocatore dei Cavs in questa partita (doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi), ma qual è il volto di questa Cleveland? TT è passato in un amen dal fondo delle rotazioni ad essere titolare, mentre Calderon ha fatto il percorso inverso (0 minuti stanotte). Forse, molto più semplicemente, l’identità di questa squadra è solo una, e ha il numero stampato 23 sulla schiena.

Western Conference

Houston Rockets – Utah Jazz  110 -96 (1-0)

I Rockets partono forte e annichiliscono i stanchi Jazz. A soli due giorni dalla vittoria su Oklahoma, Utah è costretta subito a tornare in campo per affrontare la prima potenza della NBA. Houston costruisce subito il suo vantaggio nel primo tempo guidati dal loro leader James Harden che nei primi 24 minuti di gioco è già a quota 20 punti e il vantaggio della squadra texana è già di 25 punti. Al rientro dagli spogliatoi arriva una reazione dei Jazz con Donovan Mitchell (21 punti) che cerca di penetrare la difesa Rockets. Ci sono anche attimi di paura per lo staff dei Jazz quando il rookie cade dolorante dopo aver messo il piede durante un attacco. Per fortuna non è niente di preoccupante perché Mitchell si rialza e torna a giocare pochi minuti dopo. Utah accorcia il distacco solo fino a 11 punti, ma gli avversari sono in totale controllo della partita. James Harden riprende in mano la palla e rimette le cose a posto concludendo la sua partita da MVP a 41 punti, 8 rimbalzi e 7 assist.

I Rockets sfruttano le stanchezze dei Jazz e si aggiudicano Gara1. Pesa anche l’assenza di Ricky Rubio, fondamentale nel primo turno, infortunatosi nel match precedente con i Thunder. Il playmaker spagnolo è costretto a stare a riposo 10 giorni e probabilmente perderà buona parte della serie con Houston. I Rockets dominano con numeri strabilianti e quando giocano così è difficile per ogni squadra avere la meglio. Emergono le prestazioni di Chris Paul e Clint Capela. La guardia Rockets mette a referto 17 punti, 6 assist e 4 recuperi (unica nota negativa le 7 palle perse) mentre il centro svizzero segna una doppia doppia da 16 punti e 12 rimbalzi. Dall’arco la squadra guidata da D’antoni chiude con un ottimo 53%: 17 triple su 32 tentate. Numeri che lasciano poco scampo alle difese avversarie. In Gara 2 si rimane a Houston con i Jazz che non possono avere attimi di distrazioni se vogliono impensierire la migliore squadra della NBA.

Golden State Warriors – New Orleans Pelicans 123 -101(1-0)

Inizio come da pronostico ad Oakland, con una serie che inizia benissimo per i campioni in carica: pur senza Steph Curry anche per gara 1 (ma quasi certamente ci sarà in gara 2) gli Warriors domano i Pelicans senza troppo sforzo, permettendosi di non spremere troppo Durant e gli altri titolari grazie al largo vantaggio accumulato soprattutto tra secondo e terzo quarto. Il parziale della seconda frazione segna un perentorio 41-21, concretizzato poi in un terzo quarto che si conclude con Golden State avanti di 29 punti. Spiccano sicuramente i 27 e 26 punti rispettivamente di Thompson e Durant, ma soprattutto la tripla doppia di Draymond Green da 16-15-11 raggiunta quando sul cronometro mancavano ancora 8 minuti e 24 secondi allo scadere del terzo periodo.

Dopo un primo quarto equilibrato dove sembravano poter reggere bene l’urto in difesa e costruire buone situazioni offensive, i Pelicans non sono stati in grado di sostenere il ritmo tenuto dagli avversari nelle successive frazioni, in cui sono emerse le lacune difensive e le difficoltà offensive soprattutto nel ristagnare di un attacco che fatica a trovare soluzioni contro i cambi sistematici degli avversari. Si salva nei semplici numeri il solito Anthony Davis, autore di una doppia doppia da 27 punti e 10 rimbalzi con buone percentuali dal campo, ma che non è riuscito a dare una dimensione esterna al suo attacco in questa partita (solo 0 su 1 da 3 punti).

Il fatto che la partita sia durata sostanzialmente 3 quarti nonostante la già citata assenza di Curry, non depone a favore della squadra della Louisiana, soprattutto in vista del prossimo rientro da parte del numero 30 gialloblu.

 

Redazione TimeOutNBA

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