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NBA Playoffs: Boston sul 3-0, LeBron spegne i Raptors sulla sirena. Rockets e Warriors avanti 3-1

by • 7 Maggio 2018 • news, TimeOut NbaComments (0)387

Eastern Conference

Boston Celtics – Philadelphia 76ers 101-98 OT (3-0)

Partita incredibile a Philadephia, che ha bisogno di un supplementare per trovare un vincitore. Dopo 48 minuti di equilibrio, la partita sembra decidersi negli ultimi 18 secondi. Sul punteggio di 87 pari i Sixers hanno il pallone dell’ultimo tiro, ma una persa di JJ Redick spiana la strada e Brown per l’87-89 a 1.7 secondi dal termine. In uscita dal timeout è il nostro Marco Belinelli a trovare il canestro che rinvia il verdetto, con un tiro dei suoi fuori equilibrio sulla sirena per l’89 pari.

Nel prolungamento però Boston fa valere la propria esperienza e la propria lucidità, confermata dai giocatori nel post partita: Horford e Morris hanno confermato che quanto previsto in panchina da coach Stevens si verificava in campo, trovandosi in anticipo nelle situazioni disegnate. “Ci aveva detto che avrebbero cambiato su Horford e che ci sarebbe stata la possibilità di fare quel tipo di passaggio (in occasione del canestro decisivo a 5.5 secondi dalla fine dell’overtime), sapeva già che sarebbe successo”. In questo modo gli ospiti hanno gestito meglio i possessi più pesanti, mentre Phila sprofondava possesso dopo possesso, travolta dalle palle perse. Con questa vittoria i biancoverdi compiono un passo deciso verso le Finali di Conference, dato che mai nessuno ha rimontato da un 3-0. Ai Sixers non resta altro che resettare mentalmente questa pesante sconfitta e provare a risalire la china, una gara alla volta senza pensare più di tanto agli errori commessi. Altrimenti la stagione andrà in archivio già a gara-4.

Toronto – Raptors – Cleveland Cavaliers  103 – 105 (0-3)

Commentare le partite di James senza diventare ripetitivi sta diventando sempre più difficile. Toronto ha dato ancora una volta tutto, pur senza la prestazione che ci si aspettava da DeMar DeRozan, per provare a fermare il numero 23, ma non è bastato,.  Ancora una volta i Cavs prendono il largo nella parte centrale della gara, grazie a un LeBron che nel secondo quarto mette in piedi una clinic di 1vs1 ai danni dei poveri Siakam e Anunoby, costretti a marcare il Prescelto sul pick&roll con Kevin Love e Tristan Thompson. L’arsenale del giocatore più forte del mondo è sconfinato, e a nulla servono gli aiuti di Ibaka: James è sempre in grado di concludere al ferro in maniera diversa, portando a casa due punti, quando non tre. Come se non bastasse, Cleveland è chirurgica in attacco, e gioca dall’inizio della serie con un’efficienza impressionante, mentre i Raptors perdono una quantità esagerata di palloni (14 di media nelle 3 gare, esattamente il doppio degli avversari).

Coach Lue si gode così un vantaggio di ben 15 lunghezze alla pausa: 3 dei suoi giocatori sono già in doppia cifra (Korver e Love a quota 12, e 15 punti con 5 assist per LeBron), mentre dall’altra parte guida i suoi CJ Miles con 8 punti, seguito a ruota da Lowry (7) e Anunoby (7), mentre DeRozan continua a litigare con il ferro (3 punti e 1/9 dal campo). La serie di DeRozan fin qui è a dir poco disastrosa, e l’attacco dei Raptors batte in testa senza il suo contributo (chiuderà con 8 punti in 12 tentativi, e la panchina nei decisivi minuti finali). Nella ripresa James e Love (autore di un’altra buona gara in attacco, con 21 punti e 16 rimbalzi a referto) continuano a respingere gli assalti dei Raptors, che non si lasciano sfuggire qualche duro contatto su LeBron: è la bellezza selvaggia dei playoff. Nei minuti finali Cleveland alza le mani dal volante un po’ troppo presto, ma non può permetterselo: il ritmo dei Cavs crolla, i Raptors ritrovano fiducia, e arrivano a giocarsi la partita tentando la via del fallo sistematico: James e Green fanno 2/4 dalla lunetta e poi il rookie Anunoby (18 punti e una partita di grande personalità) segna la tripla del pareggio con 8 secondi al termine: timeout coach Lue. Tutto sembra pronto per andare all’overtime: i Cavs decidono di non effettuare nemmeno la rimessa da metà campo, ma partono dal fondo. James riceve il pallone, Anunoby è in marcatura su di lui, Kevin Love sistema un blocco a metà campo mentre il numero 23 si invola sulla sinistra e poi si eleva per un tiro in secondo tempo, da posizione defilata, appoggiando al tabellone e segnando un canestro con un coefficiente di difficoltà pazzesco. Tempo scaduto. La Quicken Loans Arena è in delirio, le telecamere si soffermano sulle facce attonite di Lowry e Anunoby, mentre i Cavs festeggiano una vittoria che sa tanto di finale di Conference. Eh si, perchè se è vero che manca ancora una vittoria per ufficializzare il passaggio del turno da parte dei Cleveland Cavaliers, è anche vero che nessuna squadra ha mai rimontato uno svantaggio di 0-3 nella post-season.

Western Conference

Houston Rockets – Utah Jazz  100-87 (3-1)

Houston in casa è chiamata a consolidare un vantaggio che in caso di vittoria inizierebbe ad essere importante. Ai Rockets di coach Mike D’Antoni bastano le ottime prestazioni dei suoi due leader Chris Paul (27 punti 12 rimbalzi 6 assist e 53% dal campo) e James Harden (24 punti 4 rimbalzi 3 assist) per mettere in ghiaccio una partita in cui si sono evidenziati particolarmente i limiti di una squadra, Utah, che sembra aver già dato tutto ciò che aveva… anche in termini nervosi.

87 punti soltanto vengono segnati dai Jazz che, Donovan Mitchell a parte (25 punti 9 rimbalzi per il fantasmagorico Rookie) non trovano punti dalla panchina e non riescono ad essere praticamente mai in partita. Partita che culmina con un terzo quarto da 17 punti che li affossa definitivamente e consegna gara 4 a dei Rockets più talentuosi, con più rotazione e decisamente più esperti che hanno saputo amministrare la partita senza troppi patemi d’animo.

Ora si torna a Houston per una gara 5 che ci dirà se i giochi sono fatti o se vedremo ancora dello spettacolo. Chiaramente a favore dei Rockets il pronostico nonostante la serie sia tutto tranne che finita.

 

 

Golden State Warriors – New Orleans Pelicans 118-92 (3-1)

Allo Smoothie King Center va in scena la rinascita dei campioni in carica, i quali dopo la brutta battuta d’arresto di gara 3 ritrovano le loro certezze e mettono una seria ipoteca sulla serie. I Pelicans non hanno comunque demeritato, dimostrando ancora una volta come abbiano davvero trovato una quadratura interessante attorno ad Anthony Davis nonostante la perdita di Cousins.

Il primo quarto è stato onestamente impressionante, una prestazione sensazionale da parte degli Warriors che va ben oltre il 37-22 con cui si è chiusa la frazione: la sensazione era quella di un’esibizione, tanto era fluido e perfetto il movimento offensivo dei ragazzi di Kerr, oltre ovviamente ad una difesa totale che poteva cambiare su chiunque anche grazie all’inserimento fin dal quintetto di IguodalaPer quanto riguarda i padroni di casa, dopo un primo quarto di estrema difficoltà dove sono i 14 punti nella prima frazione di Davis a mantenere un minimo vive le speranze, nel secondo sono i secondi violini Rondo e soprattutto Holiday a ricucire parte dello strappo fino alla singola cifra di svantaggio.

Tuttavia nel terzo quarto si scatena la macchina da canestri chiamata Kevin Durant, che chiuderà con 38 punti in 36 minuti, segnando in ogni modo possibile e soprattutto dimostrando grande cinismo nel leggere e punire ogni mismatch in post basso con avversari più bassi di lui. L’ultima frazione è praticamente tutta di garbage time, permettendo agli Warriors di far riposare in particolare Curry (sostituito da un preziosissimo Cook).

La serie adesso torna in California, con Golden State che ha ben 3 match point per assicurarsi il passaggio del turno.

 

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