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NBA Playoffs: Cavs, Celtics e Warriors in vantaggio, Utah pareggia il conto

by • 3 Maggio 2018 • TimeOut NbaComments (0)430

Eastern Conference

Boston Celtics – Philadelphia 76ers 117-101 (1-0)

Gara-1 va a Boston, con i biancoverdi che strappano il primo punto della serie grazie al 117-101 finale. I Celtics non sentono la fatica delle 7 partite contro Milwaukee e si sbarazzano con sorprendente facilità dei Sixers. Gli ospiti al contrario pagano l’assenza di ritmo dovuta al prolungato riposo, incappando in una serata storta al tiro nel fondamentale che più li caratterizza (5/26 da tre punti). E si sa, le fortune di Philadelphia dipendono dalla precisione nel tiro dalla lunga distanza. I padroni di casa sono riusciti a limitare le bombe dei Sixers e così facendo hanno controllato la partita. Nonostante una buona fiammata dei ragazzi di coach Brett Brown nel secondo quarto, i biancoverdi non hanno mai dato l’impressione di rischiare di perdere. Guidata da un mostruoso Rozier (29 punti) al quale si sono affiancati i soliti Tatum (28) e Horford (26) la squadra di Brad Stevens ha sempre tenuto un cuscinetto in doppia cifra e non si è più voltata indietro dopo l’intervallo. Dal lato Philadelphia non è bastato un Embiid fantastico (31 punti e 13 rimbalzi), aiutato dal solito straordinario Simmons (18 punti e 6 assist, alcuni dei quali da stropicciarsi gli occhi). Il nostro Marco Belinelli ha portato il proprio contributo in attacco (11 punti), anche se è stato tra i più sofferenti della marcatura di Boston (appena 2 tentativi con i piedi oltre l’arco). In difesa poi l’azzurro è stato sistematicamente puntato e ha patito la rapidità di piedi e la stazza avversaria. Prossimo appuntamento con gara-2, dove vedremo se sulle ali dell’entusiasmo Boston riuscirà a proseguire il suo ottimo momento, oppure se pagherà le fatiche di un roster falcidiato dagli infortuni (ultimo in ordine cronologico Brown) a favore della maggiore freschezza dei Sixers.

Toronto – Raptors – Cleveland Cavaliers 112-113 OT (0-1)

 

Per una volta la squadra più resiliente è quella guidata da coach Tyronn Lue: in una partita davvero strana, infatti, controllata per 47 minuti da Toronto, Cleveland conquista il fattore campo prima forzando l’overtime e poi approfittando dell’imprecisione degli avversari nel tempo supplementare. I Raptors iniziano subito con le marce alte: DeRozan e Lowry sono letteralmente immarcabili per la difesa dei Cavs, e segnano da soli quanto tutti gli avversari nel primo quarto: con un inizio così, e visti i precedenti (vedi Gara 6 del turno precedente), era lecito aspettarsi bandiera bianca da Cleveland. Nel secondo quarto però gli scudieri del Re alzano il volume della radio: JR Smith e Jeff Green firmano una rimonta che consente di andare all’intervallo con sole 3 lunghezze di svantaggio. La sensazione, però, rimane la stessa: i Cavs, e in particolare LeBron, sembrano provati dallo sforzo di gara 7; così nel terzo quarto Jonas Valanciunas fa il bello e cattivo tempo: il lituano segna 13 punti e cattura ben 8 rimbalzi (chiuderà la partita con 21 punti e 21 rimbalzi, segno di un dominio indiscusso sotto le plance, in particolare ai danni di Kevin Love), ma dall’altra parte è Kyle Korver a tenere a galla i suoi. Gli ultimi 12 minuti del tempo regolamentare sono una lotta selvaggia. Toronto spreca almeno una mezza dozzina di occasioni di chiuderla (2 su 14 negli ultimi 5 minuti), e i Cavs ne approfittano: dopo 3 quarti opachi e stranamente imprecisi al tiro, è LeBron a pareggiare i conti con 2 canestri in fila quando la palla pesa di più. Nell’overtime è ancora il supporting cast a metterci una pezza per Cleveland: Korver e Smith piazzano una tripla a testa che vuol dire vantaggio Cavs (e primo vantaggio di tutta la gara). I Raptors devono rincorrere e ancora una volta sprecano occasioni per pareggiare la partita (VanFleet sbaglia un’altra tripla con spazio, dopo quella sul finire del quarto quarto), e alla fine devono stare a guardare mentre i loro avversari festeggiano. Tra i canadesi si segnalano, oltrea al già citato Valanciunas, i 18 punti di Lowry e i 22 di DeRozan, che però sono andati calando con l’avanzare della gara. La partita imprecisa al tiro di LeBron (12/30 dal campo) si chiude comunque con una tripla doppia (26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist), e inoltre si segnalano le ottime prestazioni di Korver (19 punti), Smith (20 punti con 5/6 dall’arco), Thompson (14 e 12 rimbalzi), e Green (16 punti). Ancora una volta Kevin Love è il grande mistero di questa squadra: soli 7 punti con 3/13 al tiro, con tanti errori che dimostrano che qualcosa non va nella testa dell’ex UCLA. La serie è solo agli inizi e Toronto è una squadra davvero tosta: servirà che Love ritrovi fiducia o Cleveland potrebbe non avere abbastanza frecce al proprio arco per arrivare alla finale di Conference.

Western Conference

Houston Rockets – Utah Jazz  108-116 (1-1)

Nonostante l’ottimo apporto in termini di punti, rimbalzi ed assist fornito dai “Big 3“, e la prestazione meno scintillante del solito di Donovan Mitchell (17 punti per lui con 11 assist ma un pessimo 28% dal campo), Utah riesce a portare a casa una partita dominata sin dal primo quarto e riportare la serie sull’1 a 1. A Houston infatti non bastano i 32 punti del solito James Harden (conditi da 11 assist e 6 rimbalzi, ma anche da un pessimo 2 su 10 da 3 punti). Chris Paul chiude la partita con 23 punti 5 rimbalzi e 3 assist e Clint Capela con 21 punti e 11 rimbalzi. Viste queste cifre si potrebbe pensare che Houston abbia vinto facilmente la partita, eppure a mettersi fra i Rockets e la vittoria stanotte ci ha pensato Joe Ingles che ha guidato una spumeggiante Utah con i suoi 27 punti (7 – 9 da 3 punti per l’Australiano) 3 rimbalzi e 2 assist, il tutto tirando con un irreale 77% dal campo. Ad aiutare Ingles ci hanno pensato Jae Crowder e Alec Burks che, uscendo dalla panchina, hanno contribuito in maniera importante alla vittoria con due ottime prestazioni. 15 punti 10 rimbalzi per l’ex Cleveland Cavaliers (e Boston) Crowder e 17 punti 4 rimbalzi 6 assist per Burks.

Ora, con la serie in perfetta parità, tocca ai Rockets conquistarsi prima il vantaggio e poi il passaggio di turno contro dei Jazz che si confermano la squadra rivelazione dell’anno per quello che stanno facendo vedere sul parquet. Per Houston ,oltre allo scarso contributo della panchina, si nota, come ormai spesso in questi playoff, una brutta tendenza a giocare e vivere solo degli isolamenti dei due giocatori più importanti Paul e Harden. Tutti si aspettano una reazione da parte dei Rockets che sono chiamati a rispondere e guadagnarsi l’accesso alle finali di conference dove li aspetteranno, presumibilmente, i Golden state Warriors: solo in quel momento potremo vedere di che pasta siano realmente fatti questi belli ma altalenanti Houston Rockets.

Golden State Warriors – New Orleans Pelicans 121 -116 (2-0)

Nonostante si siano dovuti guadagnare la vittoria nell’ultimo quarto contro degli ottimi Pelicans, nonostante il punteggio finale sia contenuto nello scarto, è adesso che i Golden State Warriors iniziano a fare di nuovo paura a tutta la NBA: il fugace ritorno di Curry ha dato una chiara idea di come i campioni fossero solo una versione sopita (per quanto comunque devastante) di loro stessi durante l’assenza del figlio di Dell. Appena rientrato in campo dopo un mese e mezzo di assenza, ha subito ricordato a tutti la portata illimitata del suo tiro e le condizioni irreali che gli sono sufficienti per scoccare una tripla, dando l’idea di essere una versione in miniatura di Thanos applicata alla pallacanestro: in 27 minuti segna 28 punti, con 5 triple ed un plus minus irreale di +26 (soprattutto se confrontato al -11 di Young che lo sostituiva o con il -21 di squadra senza di lui) che rende sinteticamente l’idea dell’impatto avuto dal due volte MVP.

La partita è comunque stata bella e combattuta, grazie anche a dei New Orleans Pelicans davvero tenaci nella loro resistenza, ovviamente guidati da Anthony Davis che sia in attacco (25 punti) che in difesa (15 rimbalzi e 3 stoppate) ha saputo tenere testa ai campioni in carica. Anche il supporting cast ha dimostrato di valere il livello della competizione, con l’ormai certezza trovata in Jrue Holiday (24 punti, 8 rimbalzi e 8 assist) e il Rajon Rondo positivo di questo 2018 (22 punti e 12 assist con un 3 su 4 da 3 punti che conferma i progressi fatti anche in questo aspetto).

Se comunque per i Pelicans tutto il quintetto si è comportato egregiamente, lo stesso non si può dire della panchina, la quale risulta essere il vero limite di questa squadra. In ogni caso anche senza grandi rinforzi i ragazzi di coach Gentry sono rimasti a stretto contatto per quasi tutta la gara, fino a metà dell’ultima frazione quando Durant prima ha portato i suoi in doppia cifra di vantaggio e poi Curry ha segnato la tripla del +13 ad un minuto e mezzo dalla fine.

La serie ora si sposta in Louisiana, dove i Pelicans possono sperare di regalare al proprio pubblico il massimo sforzo e magari una vittoria prestigiosa, ma a maggior ragione col ritorno del titano Curry l’esito della serie sembra orientato verso la California.

 

Redazione TimeOutNBA

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