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NBA Playoffs: Lillard è già out. Sull’orlo del baratro Miami e San Antonio

by • 22 Aprile 2018 • TimeOut NbaComments (0)486

Eastern Conference

 

Toronto-Washington 103 -122 (2-1) 

Finalmente la coppia Beal-Wall! La grande assente di questa serie, finora, era stata sicuramente la sinergia tra i due giocatori di Washington, che invece hanno risposto presente in gara 3, surclassando gli avversari DeRozan e Lowry con una difesa granitica. Partono forte i Raptors, inizialmente, che riescono ad andare fino al +9 grazie alla grande partenza di DeRozan, in doppia cifra già dopo i primi 12 minuti. Ma nel secondo quarto le due guardie titolari dei Wizards si mettono al lavoro e la loro squadra segna ben 39 punti: era quello che ci voleva per Washington, che aveva visto uno scarso rendimento di Beal nelle prime due gare (solo 14 punti di media, mentre in gara 3 ne segnerà esattamente il doppio). Wall aggiunge 28 punti conditi da 14 assist e il dominio nel secondo tempo è servito, con i padroni di casa che terranno i canadesi oltre i 10 punti di distacco dalla metà del terzo quarto in avanti. Male i lunghi dei Raptors (Ibaka in particolare chiude con soli 3 punti, mentre Valanciunas ne segna 14 ma sta in campo soltanto 23 minuti), ma non solo: gli uomini di Casey mancano anche di lucidità e perdono tanti palloni, facilitando il lavoro degli avversari in transizione. Se coach Brooks riuscirà ad ottenere lo stesso effort dalle sue due stelle, forse i Wizards possono ancora rimettere in piedi questa serie.

Boston-Milwaukee: 92-116 (2-1)

Tra le mura amiche i Bucks cambiano registro e portano a casa il primo punto della serie. Un match dominato dall’inizio alla fine, con Milwaukee che ha messo subito le cose in chiaro fin dalla palla a due. Il primo quarto finisce 27-12, con il minuto finale di pura onnipotenza di Thon Maker che ha stoppato qualsiasi cosa si avvicinasse al ferro dei suoi. Questo ha dato ulteriore spinta emotiva ai padroni di casa, che hanno continuato a spingere sull’acceleratore e accumulato vantaggio fino al 58-35 dell’intervallo. Da lì è stato semplice controllo del prevedibile tentativo di rientro dei Celtics, senza nemmeno andare troppo in apnea. Il faro di Antetokounmpo ha illuminato la via (19 punti e 6 assist), ma a differenza dei primi due incontri non ha oscurato i compagni. Hanno portato un sostanzioso contributo infatti anche Middleton (23 punti, 8 rimbalzi e 7 assist), ma soprattutto Bledsoe (17), Parker (17) e Maker (14). Boston invece si lecca le ferite e proietta già lo sguardo su gara-4, pensando forse di aver sottovalutato l’avversario dopo le prime due vittorie. Una partita difficile per tutti i biancoverdi, che trovano solo 4 giocatori di poco sopra la doppia cifra: Horford (16), Monroe (15), Tatum (14) e Brown (11). Ora entrambe le squadre dovranno resettare tutto e concentrarsi sulla sfida di domenica: chi vincerà indirizzerà con forza l’inerzia della serie.

 

Philadelphia 76ers – Miami Heat 128-108 (2-1) 106-102 (3-1) 

I Sixers si riprendono di forza il fattore campo andando ad espugnare al primo tentativo l’American Airlines Arena. Philadelphia controlla nel primo quarto e tenta la fuga nel 2°, giocando nell’unica maniera che gli è congeniale. Con passaggi veloci e tiro da 3 i Sixers arrivano fino alla doppia cifra di margine. Dopo la pausa lunga però Miami trova la reazione e rimette la testa avanti. Nel momento più difficile per gli ospiti sono Belinelli ed Embiid a suonare la carica. Quando poi Saric con un minuto da giocare nel 3° periodo trova il nuovo sorpasso, Philadelphia prende il largo e non si volta più indietro.

Per la squadra di coach Brett brown da segnalare i 23 punti del rientrante Embiid, e 21 a testa per la coppia Saric-Belinelli. L’italiano ha fornito un’altra grande prova: oltre ai 21 punti già citati, ha aggiunto infatti 4 rimbalzi, 5 assist, il 50% da tre e +20 di plus/minus. Solita partita totale per Ben Simmons, che ha farcito il proprio tabellino con 19 punti, 12 rimbalzi e 7 assist.

Dal lato Miami rimane il rammarico per aver sprecato il colpo esterno, ma questa squadra ha dimostrato di essere capace di tutto e il contrario di tutto. Desta preoccupazione a coach Spoelstra il crollo verticale negli ultimi 5 minuti e le difficoltà di Wade (8 punti con 8/10 al tiro) e l’inconsistenza di Whiteside (appena 5 punti). Si salvano Dragic (23 punti e 8 assist) e Winslow (19p), non abbastanza per impensierire la testa di serie numero 3 del tabellone Est. Appuntamento a sabato pomeriggio per l’ultima chiamata per gli Heat.

Copione diverso, ma stesso epilogo in gara-4. Gli Heat hanno nuovamente cestinato il servizio casalingo, sprecando il tentativo di redenzione di Wade (25 punti) e altri cinque giocatori in doppia cifra. Philadelphia invece ancora una volta ha dimostrato una maturità schiacciante, lasciandosi alle spalle il balbettio di gara-2 e compiendo un passo importante in vista del passaggio del turno. Infatti Miami ha condotto per larghi tratti, fino all’inizio dell’ultima frazione. Ma i Sixers sono usciti alla distanza e hanno portato a casa il pesantissimo 3-1 grazie al 102-106 finale.

Cleveland Cavaliers – Indiana Pacers 90-92 (1-2)

Gara 3 ci regala la prima partita non a senso unico della serie: dopo una gara 1 dominata dai Pacers, e una gara 2 dominata da Cleveland, al Bankers Life Fieldhouse di Indianapolis va in scena una bella partita, con Cleveland in controllo nel primo tempo, ma nella quale i Pacers, con una grande rimonta, strappano la W alla fine. È George Hill il protagonista del primo quarto: evidentemente l’ex Pacers si sente ancora a casa nell’Indiana, e confeziona un primo quarto da 9 punti senza errori dal campo. I Cavs fanno la faccia cattiva e in difesa non concedono nulla: molto attenti a limitare Oladipo con raddoppi sistematici, forzano lui e i suoi compagni a tante palle perse per poi scatenarsi in contropiede (Oladipo nel primo tempo chiuderà con 5 punti e 4 perse, sulle 10 totali di squadra). Kevin Love sembra non soffrire più di tanto del problema al pollice della mano sinistra, e chiude il primo tempo con ben 16 punti, e gli ospiti vanno alla pausa lunga sul +17, che sarà il massimo vantaggio della gara. Nella ripresa, però, la musica cambia: la squadra di coach McMillan serra i ranghi in difesa, e con una grande intensità inizia a forzare palle perse degli avversari. I Cavs inizialmente sembrano resistere alle ondate, ma il divario piano piano si chiude: l’eroe della rimonta è Bogdan Bogdanovic, autore di una prestazione memorabile: 30 punti (19 dei quali nel grande secondo tempo dei Pacers) con 7/9 dall’arco, molti dei quali decisivi per rimettere sui binari giusti la propria squadra. Sotto di 6 lunghezze ci prova LeBron a sistemare i conti con due triple in fila, ma non basta: l’energia di giocatori come Turner, Young e Oladipo schiaccia ogni tentativo di reagire, e così la situazione dei Cavs è completamente ribaltata, e ancora una volta James si trova da solo a predicare nel deserto (15 punti nel suo secondo tempo, 18 per tutti i suoi compagni messi insieme). Una sconfitta pesante per il morale dei Cavs, che nel primo tempo avevano mostrato un buon basket: la squadra di Lue, però, è certamente colpevole di essersi arresa troppo facilmente. Ci vorrà ben altro spirito per superare questo turno dei playoff contro degli Indiana Pacers che invece non mollano mai.

Western Conference

Houston Rockets – Minnesota Timberwolves 105-121 (2-1)

La reazione da tutti attesa è finalmente arrivata da parte della squadra allenata da coach Thibodeau.
Nella notte infatti Minnesota ha annichilito i favoriti e fino a questo momento imbattuti Houston Rockets che, nonostante il vantaggio, stanno giocando una serie tutt’altro che cristallina da un punto di vista strettamente di gioco ed intensità.
Houston ha infatti concesso ben due quarti con più di 35 punti segnati e, complici anche le prestazioni non eccelse di alcuni membri del quintetto iniziale, è dovuta soccombere sotto i colpi di una Minnesota guidata (finalmente) da un Butler tornato ai livelli pre infortunio.
28 punti 7 rimbalzi 5 assist per il leader tecnico e carismatico della squadra.
Battono un colpo anche Jeff Teague (play della squadra che non ha reso quanto sperato durante la regular season) e soprattutto Karl Anthony Towns che, dopo un inizio serie davvero problematico sotto tutti i punti di vista, mette a referto una doppia doppia da 18 punti e 16 rimbalzi, oscurando finalmente Capela.
Una menzione particolare va inoltre fatta per Derrick Rose che con i suoi 17 punti in 21 minuti sta tornando a far registrare cifre interessanti e soprattutto, sta riuscendo ad esprimere il suo gioco nonostante tutti gli infortuni che ha passato.
La serie ora sul 2 a 1 è tutto fuorché chiusa: tocca a Houston mettere in campo quella tenacia e quelle qualità che hanno permesso alla squadra di coach D’Antoni di chiudere la regular season in testa alla classifica.

Golden State Warriors – San Antonio Spurs 110-97 (3-0)

Dopo la tremenda notizia della morte della moglie, Gregg Popovich ha deciso di non sedere in panchina e lasciare il posto ad Ettore Messina che diventa il primo allenatore non americano a sedere su una panchina NBA. San Antonio approccia nel modo giusto match e rimane in partita fino alla fine del primo tempo. Golden State allunga il punteggio con un parziale di 18-6 e chiude la prima metà di gioco con un vantaggio di 6 punti. Si rientra in campo con i campioni in carica aumentano ulteriormente il distacco grazie al solito Kevin Durant che chiude la partita con 26 punti. Klay Thompson mette a referto 19 punti con tre triple a referto. Bene anche Shaun Livingston dalla panchina con 16 punti. Per San Antonio non basta la doppia doppia da 18 punti e 10 rimbalzi di Lamarcus Aldridge e i 16 punti in 17 minuti di Tony Parker. Questi Warriors sono troppo e San Antonio non riesce a trovare risposte alla macchina perfetta guidata da Kerr. Dopo le difficoltà finali della regular season Golden State ha cambiato mentalità e sta dimostrando di essere ancora lei la super favorita. Per gara 4 si resta a San Antonio con gli Spurs che cercheranno di evitare lo sweep. Con tutta probabilità Popovich sarà assente e sarà ancora Ettore Messina a guidare la squadra texana.

 

 

Portland Trail Blazers – New Orleans Pelicans  102-119 (0-3) –  123-131 (0-4)

Considerate le premesse delle due squadre doveva essere una serie combattuta ma alla fine si è rilevata la più scontata e la prima a concludersi. Ai Pelicans bastano solo 4 partite per chiudere i conti e mandare Portland in vacanza. Per i Blazers, che hanno sempre sorpreso in regular season, arriva la decima sconfitta consecutiva nei playoff e ora la panchina di Terry Stotts inizia a vacillare. In gara 3 è un grande Mirotic a regalare il successo a New Orleans con la guardia spagnola che mette a referto il massimo in carriera: 30 punti a cui aggiunge anche 8 rimbalzi. In gara 4 Jrue Holiday continua a scherzare con la difesa dei Blazers e mette a segno 41 punti. Nei due match arriva il consueto dominio di Anthony Davis, che in gara 3 segna 28 punti e 11 rimbalzi e in gara 4 addirittura 47. Rajon Rondo ha messo in campo tutta la sua esperienza con ben 27 assist nelle due partita che hanno chiuso la serie. Nell’ultima partita non bastano i 38 di McCollum, unico giocatore che tiene in piedi la sua squadra. I Pelicans iniziano i playoff nel migliore dei modi e dimostrano di non essere dipendenti dal loro giocatore franchigia. Jrue Holiday, Rajon Rondo, Nikola Mirotic hanno messo in campo tutte le loro qualità e New Orleans si presenta al secondo turno come una squadra pronta a mettere in difficoltà i suoi avversari. Portland chiude un’altra grande regular season ma nei playoff non riesce ad incidere. La squadra di Terry Stotts non approccia nel modo le giuste le partita e i vuoti di inizio match permettono agli avversari di costruire un vantaggio rassicurante che viene mantenuto per tutta la durata del match.

Oklahoma City Thunder – Utah Jazz 102-115 (1-2)

A volte, anche avere tre campioni in squadra può non bastare.
Oklahoma soccombe in casa contro una sempre più sorprendente Utah e viene sorpassata nella serie.
Il quintetto di Utah gioca una partita pressochè perfetta sotto tutti i punti di vista.
Tutti e cinque in doppia cifra guidati da un Ricky Rubio esaltante da 26 punti 11 rimbalzi 10 assist e dal solito Donovan Mitchell: 22 punti 11 rimbalzi per il Rookie.
Tuttavia, senza nulla togliere alla prestazione notevole di Utah, molti sono i demeriti di Oklahoma.
Sottotono Carmelo Anthony che chiude la partita con soli 14 punti e 4 rimbalzi in 31 minuti di utilizzo e soprattutto Russell Westbrook che chiude una delle sue peggiori partite stagionali con 14 punti 11 rimbalzi e 9 assist con un terrificante 25% dal campo.
L’unico a salvarsi in casa OKC è Paul George che con i suoi 23 punti ha provato a tenere a galla la squadra finché ne ha avuto la possibilità.
Gli spettri di inizio regular season stanno tornando a farsi minacciosi in casa Oklahoma che dovrà per forza provare a rialzarsi dopo questa brutta caduta. Noi intanto ci godiamo una serie per nulla scontata che ci farà sicuramente divertire fino in fondo.

 

Redazione TimeOut NBA

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